15/11, mi trovai davanti ad una persona, pronto a premere il grilletto. Ponendo fine alla sua vita, rendendo triste i suoi cari e amici e allo stesso tempo liberandomi del pensiero di averci a che fare un’altra volta. Ma anche diventando prigioniero del rimorso per aver ucciso una persona. Non avrei mai pensato di ritrovarmi in una situazione del genere. Eppure il destino mi mosse i muscoli.
È mattina presto, circa le 5:00, ho finito gli studi ma non ho ancora un lavoro.
Allora cosa faccio sveglio a quest’ora? Ah giusto dovevo andare in bagno.
Questa topaia di casa è l’unica casa che ho, regalata da mio padre adottivo.
Che diamine mi suona il cellulare mentre sono in bagno, questa si che è sfiga.
<Pronto chi è che rompe le palle a quest’ora?>
<Ospedale di Niigata, vogliamo farle sapere che suo nonno è in gravi condizioni>
Dannazione quel vecchio sta per morire, probabilmente se non vado io, non ci andrà nessuno, a sentire le ultime parole di quel vecchio. Non ho proprio voglia di uscire di casa dannazione, dannazione, dannazione. E va bene andrò a trovarlo.
Quel vecchio non ha nemmeno lui un soldo, cosa ci posso guadagnare nel visitarlo, pazienza, tanto non ho niente da fare.
Parto da casa con i migliori vestiti in mio possesso: scarpe da ginnastica verde fluo, consumate dal troppo uso di chi le aveva in precedenza, pantaloni grigi di uno smoking, bucati sul ginocchio sinistro e macchiati di qualcosa che non si riesce a pulire con solo acqua e sapone, una maglietta bianca, quasi nuova, trovata abbandonata su una panchina, una giacca nera di un’altro smoking, con le estremità delle maniche rovinata. Mi sento quasi elegante.
Ora però come faccio ad arrivare là? Dista 4 Km, dannazione. Che stanchezza, non ne posso più di camminare, non c’è nemmeno un fottuto marciapiede.
<Hey tu infermiera, sai dove si trova il mio vecchio?>
<Mi scusi, per caso è lei il signor Kurosawa Issei?>
<Sì sono io>
<Suo nonno si trova nella stanza numero 51 al secondo piano in fondo al corridoio svolti a destra e lo troverà>
<Va bene, arrivederci>
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Dannazione perché è così distante quella stanza. Eccomi, finalmente sono davanti alla porta, chissà se avrà qualcosa da dirmi quel vecchio.
<Oi vecchio, sono venuto a trovarti>
<…>
“Vecchio rispondi, sei ancora vivo o no?>
“Nipote caro… oggi ho fatto un bel sogno, lo sai?>
“Non mi importa dei tuoi sogni>
<…>
<Oi, hai per caso qualcosa da parte per me?>
Non penso abbia niente però non si sa mai, chiedere non costa nulla.
<Sai… Ho proprio una cosetta per te soltanto>
Il vecchio si mise seduto, scese dal letto e da un cassetto tirò fuori una pistola.
<Oi vecchio non puoi tenere questa cosa qua>
<Non preoccuparti…>
<Non vorrai mica farla finita così o uccidere me giusto?>
Non avrebbe senso uccidersi adesso o puntarla contro di me, non ha senso.
<Nipote caro, una volta questa era mia e la usavo spesso, sai? Hehehe>
<Oi vecchio cosa stai dicendo, cos’hai fatto con quella?!>
<Hehehe non preoccuparti niente di male, al contrario, la usai per fare del bene>
Cosa ha fatto mio nonno per usare in bene una pistola, non mi sembra che lui sia stato nell’esercito, quindi che bene poteva fare con una pistola?
<Tienila e usala con cura nipote caro>
<Non mi fido, ma la prendo comunque come ricordo di te>
Perché lui mi avrebbe consegnato una pistola? E per di più, usarla con cura.
Non penso che dovrei proprio usarla una pistola.
Che genere di cose ha fatto mio nonno quando era giovane?!
<Oi vecchio, come ti senti ora?>
<Sento che il mio tempo sta per finire presto>
<Oi…”
<Non preoccuparti, è normale, ho più di 70 anni>
<Va bene vecchio. Però ho una domanda>
<Dimmi pure caro>
<Ti è piaciuta la tua vita?>
<Direi che non c’è male>
<Se è così… va bene, addio vecchio>
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Che conversazione del cazzo. Dannazione. Una volta uscito dall’ospedale l’unica cosa che potevo fare era tornare a casa, e così feci.
Adesso con i $20, che ho rubato all’infermeria mentre lei era distratta, mi potrò comprare qualcosa da mangiare. Non avevo idea di cosa il destino avesse in servo per me mentre mi incamminavo verso il mercato di alimentari vicino casa.
Lì trovai due tizi appoggiati a delle moto, alti e grossi con barbe folte ma senza i tipici tatuaggi da motociclista. All’interno del supermercato trovai dell’ottimo pane scontato e del prosciutto anch’esso in sconto. Alla cassa pagai e con la coda dell’occhio vidi i tizi di prima che prendevano a calci qualcosa, o qualcuno.
Uscii in fretta e furia urlando:
<Cosa state facendo?!>
<Non lo vedi? Stiamo rapinando questo tizio>
Con questa risposta non avevo dubbi, dovevo fare qualcosa. Appoggiai il sacchetto di spesa per terra e mi tuffai su di loro. Sul primo tirai un calcio sul ginocchio per farlo abbassare e dargli un bel gancio dritto in faccia.Il secondo che rimase a guardare si smosse provando a tirarmi un pugno, ma lo fermai col mio braccio sinistro per poi girarmi e compensare la parata con un attacco, facendogli sanguinare il naso. Il primo però tirò fuori un coltello e mi fece un taglio sulla gamba destra. I due si ricomposero indietreggiando, pronti per un secondo round. Il secondo tizio però iniziò a ridere e tirò fuori dai pantaloni una pistola. Ero spaventato, quindi presi sia la pistola di mio nonno, sia il coraggio.
15/11, ero davanti ad una persona, pronto a premere il grilletto. Ponendo fine alla sua vita, rendendo triste i suoi cari e amici e allo stesso tempo liberandomi del pensiero di averci a che fare un’altra volta. Ma anche diventando prigioniero del rimorso per aver ucciso una persona. Non avrei mai pensato di ritrovarmi in una situazione del genere. Eppure il destino mi mosse i muscoli. E sparai.
Quel tizio cadde a terra di schiena come un pezzo del domino, il suo complice fece cadere il coltello e si gettò sul cadavere dell’amico in lacrime.
<Fratello!!! Nooo!!!>
Avevo ucciso una persona. Davanti al proprio fratello. Rimasi di ghiaccio, immobile a osservare una persona che piange sul corpo senza vita del proprio fratello, come se fosse una scena di un film.
Prima di morire definitivamente disse una cosa bizzarra:
<Fratello era meglio prostituirsi piuttosto che fare questa fine>
Un’affermazione quasi surreale anche se abbastanza veritiera.
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