<Hahaha! Chi pensi che siamo noi?>
Confuso dalla risata e non avendo certezza di chi fossero, rimasi in silenzio.
<Siamo qui con buone intenzioni tranquillo>
Queste parole mi fecero abbassare la guardia, infatti uno dei due uomini scattò verso di me e mi colpì al collo con un colpo di karate facendomi svenire.
Al mio risveglio ero incatenato ad una sedia, seduto ad un tavolo insieme ad altre persone, che a giudicare dal vestiario, alcuni erano persone importanti, mentre altri erano persone normali come me ma senza le catene.
La stanza in cui mi trovavo era buia, illuminata solo da alcune candele appese al muro, niente finestre e una porta doppia in legno verniciata di nero con le manopole d’ottone, una stanza elegante e misteriosa, ma anche inquietante.
<Benvenuto signor Kurosawa Issei>
<Cosa volete da me rozzi bastardi>
<Uh, che vocabolario>
<Hmpf>
<Lei ha abbattuto un mostro 3C3>
<Cos’è un mostro 3C3?! Che cosa sono questi mostri?! Cosa volete da me?!>
<Vede, il revolver che possiede non è una normale arma>
<Huh?>
<È un’arma magica in grado di uccidere questi mostri>
<Potete rispondere alle mie dannate domande?!>
<oh, certo, ci scusi>
<Grazie>
<Questi mostri, beh, non sappiamo da dove provengano o cosa vogliano>
<…>
<Noi l’abbiamo osservata da qualche tempo e una volta avuta la certezza siamo venuti a prenderti. Ci servi qui alla KO>
<Perché vi servo io, sono una normalissima persona>
<Questo è vero in parte. La tua forza d’animo, quella è la tua specialità che ti rende diverso dagli altri, il motivo per cui ti vogliamo>
<Ma che significa…>
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In quel momento si sentirono rumori di metallo che veniva piegato e colonne di cemento che andavano in briciole. In un batter d’occhio, un mostro enorme entrò in stanza sfondando le pareti come un dito che penetra nel pane caldo e morbido.
<Allarme! Mostro di classe 4S4 se non superiore!>
Uno dei frammenti della struttura mi colpì e svenni.
Ogni tanto tornavo cosciente e vedevo delle persone con armi da fuoco che sparavano dei proiettili luminosi proprio come feci io quella volta al ristorante.
<Portate l’ospite nelle camere blindate!>
Mi presero e portarono in un’altra stanza con dei muri molto spessi, non sono neanche in grado di determinare quanto spessi erano. Ero certo che se fossi stato sdraiato avrei potuto coprire l’intera distanza dello spessore del muro.
Non ho idea del tempo passato ma non ha importanza, al mio risveglio ero di nuovo seduto sulla sedia di quell’ufficio ma senza le catene.
<Di nuovo qua?!>
La stanza era ancora aperta rivelando l’immensità del complesso in cui mi trovavo, passava leggermente della luce dal punto in cui era entrato il mostro.
<La prego di scusarmi per il disagio>
Quello che parlò era a capotavola e sembrava essere il capo.
<Nessun problema!>
Dissi in maniera sarcastica alzandomi dalla sedia appoggiando le mani al tavolo.
<La prego si calmi, noi siamo dalla sua parte>
<Ma cosa stai dicendo, mi volete usare per qualche vostro oscuro intento, voi non siete assolutamente dalla mia parte>
<Vorremmo aiutarla noi>
<E in che maniera? Non ho bisogno di niente io!>
<Sappiamo delle sue condizioni di vita e del mestiere che fa>
<Tsk…>
<Noi le promettiamo di farle avere la fedina penale pulita. Le offriamo pure una casa dove vivere e uno stipendio per vivere senza problemi nel lusso>
<Mi avete quasi convinto, però io non voglio più niente a che fare con i mostri>
<Potrà sparare quanto vuole con le armi che desidera. E forse le diremo anche qualche cosa su suo nonno, per esempio sappiamo che ormai ci ha lasciati>
<Huh?! Bastardi cosa sapete voi?!>
<Sappiamo molte cose su chiunque, se ne ha bisogno possiamo offrirle tutte le informazioni che desidera>
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<Quindi avrò una casa mia, grandi entrate di denaro e avrò la possibilità di sparare a mio piacere con le armi che più desidero>
<Esatto signor Kurosawa>
<In più sapere qualcosa su mio nonno di cui non sono a conoscenza… Dannazione! E va bene, ci sto. Entrerò a fare parte di questa cosa>
<Si chiama KO, killmonster organization>
Per la seconda volta, la mia vita era cambiata completamente.
<Prima di lasciarla, abbiamo ancora due cosette da dirle>
<Ditemi pure>
<Voglio prima dirle che nei prossimi giorni verremo a casa sua alle 7:00 per portarla nella nostra scuola di Shotster per addestrarla a combattere i mostri. Adesso invece le voglio presentare i migliori Shotster che disponiamo>
Gli uomini che non erano col cappotto nero si alzarono, tutti con vestiti molto appariscenti dipinti di ogni colore.
<Pi pi pi piacere di conoscerla!♪>
Non balbettava, ma canticchiava con una voce rauca. I suoi movimenti bizzarri facevano risuonare i vari pezzi metallici che aveva addosso. Sulla schiena portava due grossi fucili d’assalto con le lame sulla canna.
Era un uomo di pelle scura con i capelli afro colorati di verde. Sulla cintura portava delle granate e due pistole dorate. Aveva dei pantaloni marroni con altre pistole attaccate ai lati, infine aveva degli stivali pieni di spuntoni.
<Ehilà nuovo compagno>
Un altro uomo mi salutò, questo però era più calmo dell’altro.
Era vestito da cowboy con due revolver nella cintura e un mitragliatore sulla schiena. Sul corpo aveva una fascia di munizioni per il mitra e i revolver, infine sulle gambe aveva una sciabola.
<Ho ho ho, vediamo cosa abbiamo qua>
Una ragazza mi si avvicinò a grandi passi, sembrava la più normale nel vestiario, però sono sicuro che di mente nessuno sia normale.
Non aveva armi con sé e aveva un abbigliamento banale, una tuta da ginnastica rossa con strisce gialle, anche le scarpe erano da ginnastica. Sembrava che fosse appena tornata da una maratona, però non era sudata.
<Questi tre, sono i nostri migliori soldati che abbiamo. Se dovessimo paragonarli a dei mostri, sarebbero di classe 7I7. Non preoccuparti di cosa sia una classe, domani quando arriverai al campo di addestramento spiegheremo tutto>
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Fui accompagnato a casa, senza il mio revolver ma con una chiave, la quale mi servirà per accedere al mio armadietto, contenente l’equipaggiamento.
Ormai era sera e mi sdraiai sul letto pensieroso, cosa diamine mi sono messo a fare adesso? Meglio che chiudo il sito. Fu in quel momento che vidi un nuovo cliente che voleva darmi un enorme somma di denaro in cambio di un omicidio.
Quindi, prima di chiudere una volta per tutte il sito, lessi l’incarico.
Lui chiedeva proprio di uccidere uno degli ufficiali della KO.
Non immaginavo che i due lavori si sarebbero contrapposti così.
Meglio chiudere questo sito per sempre e non parlarne mai più.
Il giorno dopo mi svegliai in orario pronto per andare a questo addestramento, mi misi i vestiti che mi diedero il giorno prima, una tuta da militare ma nera.
Sentii bussare alla porta quindi pensavo che fossero quelli della KO venuti a prendermi e invece mi trovai davanti una persona armata di fucile, iniziò a spararmi senza sosta, vedevo getti di sangue partire dalla mia pancia e andare in ogni direzione macchiando il muro. quella serie di colpi mi sembrò un’eternità, facevano un male indicibile. Speravo che smesse ma sentivo già il prossimo proiettile uscire dalla canna del fucile, si muoveva tutto a rallentatore ma non potevo fare niente. Stavo per morire quando vidi che l’uomo incappucciato di verde mi lasciò un biglietto per terra. A cosa serviva quel foglietto? Era per la KO per segnalare che mi avevano ucciso e che lo avrebbero rifatto? Ma a me cosa interessa sapere queste cose? Sono pancia a terra, ricoperto di proiettili e sangue. Ripensavo a tutte le cose che feci durante la mia vita, belle e brutte. Non avevo combinato molto e ripensandoci penso proprio che finirò all’inferno. Quindi questo era il colore del mio sangue? Un rosso scuro che incuteva paura e mi ricordava ancora di più quanto sarei finito all’inferno. Ormai era tutto buio, ero definitivamente morto. Come mai riuscivo a pensare? Dovevo passare il resto dell’eternità nel buio più totale a riflettere sui miei peccati? Che punizione quasi onorevole, poter pensare è importante e mi piace, mai lasciare le cose al caso, pensaci bene prima di agire, pensa prima di parlare. Queste erano frasi che sentivo, che dovevo rispettare. Da piccolo non facevo altro che lamentarmi della pessima qualità di vita che avevo e da studente delle superiori mi lamentavo di quanto fosse difficile la scuola, che passai senza mai essere bocciato per mia fortuna. In questo buio mi sento veramente depresso, fa paura ma mi sento più triste che spaventato. Per quanto dovrò riflettere sulle mie azioni? Non ne posso più di questo dannatissimo buio.
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