Capitolo 03 (Invecchiando)

Da quel giorno non la vidi per molto tempo, era sparita nel nulla e io ero caduto in una lunga depressione senza fine. Niente mi avrebbe sollevato, solo Luna poteva fare qualcosa a riguardo, ma lei non c’era più.

I giorni passarono, poi i mesi e infine gli anni. Ero maggiorenne quando un giorno sentii un rumore verso la porta, rimasi fermo domandandomi cosa fosse, poi i ricordi iniziarono a riaffiorare e mi gettai immediatamente alla finestra. Era lì che splendeva la luna, ma di Luna non c’era traccia, c’era solo un piccione che svolazzava nell’aria un po’ malmesso.

Niente da fare quel giorno non era quello giusto, iniziai a piangere disperato.

“LUNA, DOVE SEI, MI MANCHI DA MORIRE!!!”

Mia madre entrò in stanza e mi vide piangere come un bambino, provò ad avvicinarsi a me che ero nel letto sotto le coperte con la faccia immersa nel cuscino.

“Tesoro che cosa ti succede? Chi è Luna? guarda che la luna c’è, è lì fuori.”

Mia madre non capì che parlavo di Luna e non della luna, ma essendo italiana non capiva che mi riferivo ad una persona e non al satellite orbitante attorno alla terra.

Ero disperato e diedi pure uno spintone a mia madre per allontanarla, lei non si offese ne arrabbiò, uscì dalla stanza dicendomi piano piano:

“Figliolo caro non piangere, se hai qualsiasi problema chiedi pure a me.”

Qualche giorno passò e io smisi di andare a scuola, rimasi nel letto a piangere tutto il tempo, uscendo dalla stanza solo per mangiare e fare i bisogni.

Questa depressione non accennava a smettere, ogni giorno che passava ero sempre più triste, un giorno urlai fuori dalla finestra, come se fossi impanicato:

“LUNA DOVE SEI FINITA???!!!”

Le mie urla erano inutili ma ci provavo sempre ogni notte alle 22:00 che mi ricordavo fosse l’orario in cui ci vedevamo ogni giorno quando ancora stavamo assieme.

A casa arrivarono pure dei miei amici a provare a consolarmi, ma era tutto inutile.

Non volevo più vivere se lei non ci fosse più stata, ma non volevo neanche morire, ero una vergogna, voler morire ma avere troppa paura di farlo.

Cosa potevo fare io? Volevo vederla, anche se è la terza volta che lo dico, volevo vederla come mai prima d’ora. La mia stanza era ricoperta di fazzoletti usati e il mio pianto non smetteva un attimo. Si può dire che ero la persona più disperata al mondo.

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Come disse mia mamma, guardai la luna. Mi ero dimenticato di quanto fosse bella.

Provai a smettere di piangere per riuscire a vedere la luna più nitidamente, mi grattai gli occhi e poi la vidi chiaramente, non era la luna ma era proprio lei, la mia adorata Luna.

“Dove sei stata tutto questo tempo?!”

Lei era in qualche maniera più bella di sempre, il seno era leggermente più grande e i suoi fianchi erano uno spettacolo incredibile, portava ancora la vestaglia da notte bianco trasparente decorata con le rose e infatti gli si vedeva l’intimo che portava, anch’esso bianco, però i vestiti erano di una taglia diversa ovviamente.

“Scusami. Mi spiace non esserci stata per così tanto tempo.”

Le sue scuse erano sincere, ma anche se non lo fossero, ero felice di poterla rivedere.

Questa volta invece di rimanere in silenzio a fissarla, le chiesi per primo:

“Ti va di fare qualcosa insieme?”

Lei non mi rispose subito e si guardò le mani mentre si rigirava i pollici.

“Scusami, non mi ricordo più come ti chiami, mi potresti dire il tuo nome.”

Questa frase era come una fucilata, come se una madre sparasse alle spalle dei propri figli.

Rimasi a bocca aperta e le chiesi se veramente non si ricordava il mio nome.

“Insomma… In realtà non mi ricordo pure il mio di nome…”

Ero scioccato, non si ricordava né il mio né il suo nome. Con gli occhi spalancati dissi:

“I-il mio nome è Issei, ti ricordi di me?”

“Ho dei ricordi vaghi, forse eri un mio vecchio amico? Sono venuta qua perché qualcosa mi diceva di farlo, come se ci fosse una connessione tra di noi. E il mio nome qual è?”

Rimasi di stucco a queste parole, non capivo cosa stesse succedendo.

“Luna, veramente non ti ricordi tutti i bei tempi che abbiamo passato assieme?”

Luna non scosse la testa, ma rimase a pensarci.

“Ho qualche vago ricordo di noi che camminiamo nei cieli della città.”

“Luna, noi eravamo una coppia non ricordi?”

Luna arrossì, si voltò mettendosi le mani in testa.

“C-che cosa stai dicendo. N-non è possibile. Io e te… Davvero?!”

Si voltò nuovamente verso di me, era contenta in maniera strana, il suo carattere era nuovamente cambiato rispetto all’ultima volta. Era come se avesse in mente strane idee.

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“Noi lo abbiamo già fatto?”

Questa domanda mi stupì molto, forse lei non si ricordava quanto tempo fa ci fossimo incontrati e quindi non aveva idea che ci baciavamo e basta senza robe sconce.

“In realtà no. Avevamo 15 anni non ti ricordi?”

“Ah… Non lo sapevo scusa… Beh adesso siamo grandi…”

Questa frase non era qualcosa lei avrebbe detto, certo erano passati 3 anni, però non mi aspettavo che cambiasse così tanto, dal mio punto di vista.

“Luna cosa intendi? Vorresti farlo adesso? Ne sei sicura? Non ti sembra sbagliato? Hai appena incontrato un ragazzo di cui non ricordi neanche il nome e vorresti farlo?”

“Non mi dispiacerebbe, non hai detto tu stesso che eravamo una coppia?”

Certo ero cambiato pure io, mi guardavo cose sconce e mi toccavo, però non ero sicuro di volerlo fare così improvvisamente. Lei però scese dal bordo della finestra e si coricò sul letto, allungando le braccia e le gambe stiracchiandosi.

“Allora? Stai lì fermo o ti corichi insieme a me?”

Per qualche ragione, anche se il suo nuovo carattere era molto diverso, ero ancora attratto a lei. Ero pazzo di lei, non potevo fare a meno di pensare a lei che adesso era nel mio letto.

lei mi portò con forza sul letto e iniziò ad accarezzarmi la guancia smack, Mi diede un bacio sulle labbra e da lì capii che era ancora lei sotto sotto. Quel giorno i miei genitori erano fuori a cena e sarebbero rimasti fuori fino a tardi, quindi presi questa occasione al volo.

La abbracciai per poi baciarla ancora e ancora, lei iniziò a togliermi i pantaloni e io iniziai a palparle il sedere. Il corpo nudo di Luna era qualcosa di divino, uscito da un libro sconcio di modelle. Ascoltavo con attenzione i suoi versi dolci che emetteva. Il suo seno era molto morbido e sodo, le mie mani e il suo seno stavano diventando una cosa sola. Le sue cosce erano i migliori cuscini al mondo e la sua faccia rimaneva delicata e dolce anche dopo essersi ritorta e emettendo quei meravigliosi versi erotici.

Vorrei andare avanti a scrivere ciò che vidi ma non voglio farlo perchè mi sento doveroso di tenere segreto ciò che successe quella notte.

Fu una sensazione incredibile, persi la verginità e pure lei la perse. Le sconcerie andarono avanti per circa una mezz’oretta, essendo la prima volta nessuno dei due sapeva bene cosa fare. Una volta finito riposammo sul tetto guardando le stelle e chiacchierando.

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Il giorno dopo però, aspettai tutta la notte l’arrivo di Luna, ma lei non arrivò.

Passarono altri 2 giorni e finalmente lei arrivò, avevo il cuore a mille, avevo ancora in mente quello che avevamo fatto la volta scorsa. Lei entrò in stanza e mi disse:

“Scusami tanto ma non ricordavo più dove abitavi.”

Ero molto confuso, come è possibile che si dimentichi di questa casa, tempo prima ci veniva sempre e 3 giorni fa era arrivata qua perché qualcosa gli diceva di farlo, a detta sua.

Non capivo come potesse essere possibile, però evitai di domandarglielo.

Come ai vecchi tempi lei mi prese per mano e mi portò fuori dalla finestra, ma questa volta, il sentiero invisibile non si formava. Provavo ancora e ancora ad appoggiare il mio piede sull’aria ma non trovavo nessun terreno su cui stare, Luna mi guardò perplessa.

“Che cosa stai provando a fare?”

Questa domanda mi pietrificò, non era più in grado di camminare sull’aria?

“Vuoi buttarti dal tetto? Guarda qua c’è la scala che ho usato per venire da te.”

Ero incredulo, non era possibile questa assurdità.

“Scusami ma non sai più camminare sull’aria?”

“Camminare sull’aria? Mai sei fuori di testa? E come dovrei fare?”

Ero abbattuto e invece di persistere sulla domanda, la seguii. Girammo nei soliti posti, come il castello, che era ormai ingrigito e pieno di graffiti fatti dai vandali. Ad un certo punto, mentre giravamo per le bancarelle, Luna vide qualcosa che le piaceva molto. Corse tra la folla per raggiungere uno stand a tema cioccolato, provai a seguirla ma la folla era troppa.

Quando arrivai allo stand, lei non c’era più, girai a destra e a manca, ma non la trovai più.

E per fortuna o sfortuna vidi l’orario, era l’una passata, quindi era ovvio cosa fosse successo, Luna era semplicemente… Aspetta ma cosa succede a Luna ogni volta che arriva l’una di notte? Perché questa domanda mi viene fuori solo dopo tanti anni?

Urlai inutilmente il suo nome per poi tornarmene a casa.

Con ansia dormii, anche se poco, ero in pensiero per lei, ma soprattutto mi chiedevo.

“Come diamine faceva a camminare sull’aria? Perché all’una di notte sparisce?”

Tante domande senza una risposta. Passarono altri 5 giorni ma Luna non si fece ancora vedere, stavo iniziando a pensare che lei fosse solo frutto della mia immaginazione.

Era vera o meno? Quello che successe tra me e lei è successo realmente?

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Lei era diversa ma io rimanevo sempre innamorato di lei come se fosse la ragazza perfetta per me, come se un sogno a occhi aperti, una ragazza appena uscita dall’immaginazione di qualcuno. Penso proprio che quella ragazza era nella mia testa. Quella volta che mio padre vide me con Luna non disse niente su di lei e non la guardava nemmeno, guardavo fisso negli occhi solo me. Quella volta che ci fu una persona che ci vide e rincorse, era proprio mio padre, che mi rincorreva mentre stavo correndo per le strade con la mia amica immaginaria. In tutto questo tempo non ho fatto altro che immaginare.

All’arrivo della notte aspettai comunque con ansia l’arrivo di Luna, che per fortuna arrivò.

Ero con lo sguardo più serio della mia vita mentre la fissavo. Luna si sentiva fucilata dal mio sguardo fulminante è chiese balbettando:

“C-c’è qualcosa c-che non va?”

“Dimmi la verità… Tu non esisti vero?”

“Io sono ciò che più desideri, ma… ultimamente beh… ti stai spegnendo.”

“Intendi dire che la mia immaginazione si sta affievolendo, giusto?”

“Insomma… Sì.”

quel sì fu tristissimo, ero quasi sul punto di piangere ma tirai un sospiro e dissi:

“Sei proprio la ragazza di cui mi ero innamorato. Ha ha ha.”

Ero pronto a salutarla un’ultima volta, ma prima dovevo consolarla.

Da lei sgorgavano lacrime come cascate, la abbracciai forte e iniziai pure io a piangere.

Questo era un addio triste come quelli nei film. Gli diedi un bacetto sulla fronte e gli dissi:

“Questo potrebbe essere un addio, ma potrebbe anche rivelarsi un arrivederci. Non so se mi ricorderò di te o di quello che abbiamo fatto assieme, una cosa è certa, Ti amo Luna.”

“Ma io non ti voglio lasciare, ti voglio avere per sempre.”

“Anch’io lo vorrei ma non dipende né da me né da te. Spero un giorno di poterti rivedere.”

“No non dire così, è ovvio che è un addio!”

Pianse come non mai, le accarezzai la testa mentre ripensavo ad ogni avventura che passammo insieme. Trattenni le lacrime come farebbe un vero uomo, ma dentro stavo morendo di tristezza. i giorni seguenti, la sera guardavo la luna per non dimenticarmi di Luna, che però non vidi più. Non ero depresso, guardando la luna mi tornava in mente lei e quindi mi tornava anche il sorriso e quindi continuai la mia vita osservando la luna.

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