Al tempo avevo 10 anni e per un po’ di mesi vidi una ragazza fuori dalla mia finestra. Ora ho 15 anni, mi ero quasi dimenticato di lei per qualche motivo ma questa sera mentre mi preparavo lo zaino per andare a scuola, alla finestra bussò qualcuno.
Appena guardai fuori vidi un volto che mi era nuovo ma familiare allo stesso tempo.
Aprii e lei entrò senza chiedere permesso. Era proprio lei, il bagliore della mia vita da bambino, Luna. Lei si sedette al centro della stanza sul tappeto, proprio come fece la prima volta che la incontrai.
“Ciao Issei, è tanto che non ci si vede.”
“Luna ma dove eri finita?!”
“Ho avuto dei problemi ma niente di che, ora sono qua.”
Era ancora più bella di prima, più formosa e più carina. Indossava ancora lo stesso tipo di vestiti, intimo bianco che si vedeva attraverso la vestaglia da notte trasparente.
Con l’età che avevo era ancora più erotica di prima come vista. Io proprio come la prima volta rimasi immobile a fissarla con la bocca mezza aperta. Lei si alzò e prendendomi per mano mi tirò fuori dalla stanza, non ricordavo il sentiero invisibile che creava dove passava e quindi urlai spaventato a morte. Lei rise a crepapelle vedendomi dimenare a pancia all’aria.
Io poi ripresi il controllo e mi rialzai. Lei quindi con ancora la risata pronta chiese:
“Ti va di divertirci assieme?”
Io però non volevo fare le cose che facevamo da bambini e quindi rimase a pensare.
Lei era quasi cambiata di carattere ma non era peggiorata ma neanche migliorata era semplicemente diversa da come la ricordavo. Rimaneva comunque una ragazza ideale, ero attratto da lei in maniera esagerata, non mi ero mai innamorato tanto di un’altra ragazza, solo lei mi creava questa condizione d’amore che quando ero piccolo non capivo bene cosa fosse. Adesso ero pronto a confessarmi, ma dovevo aspettare il momento giusto.
Lei mi portò a destra e a manca a vedere posti che conoscevo già, quindi la mia reazione era un po’ deludente per Luna che mi tirava un pugnetto ogni volta che non reagivo ad un posto che lei mi mostrava, come offesa di un dispetto che facevo senza accorgermene.
Ero ammaliato da lei, l’unica cosa bella che vedevo nei posti che lei mi faceva visitare era lei stessa. Arrivata l’una di notte lei mi disse che doveva andarsene e io rimasi di stucco.
Mi ero dimenticato che c’era un orario in cui la potevo incontrare e una scadenza.
(6)
Come la prima volta, non riuscivo a dormire. Pensavo continuamente a lei, volevo dirle i miei sentimenti ma non sapevo come. Il giorno seguente passò abbastanza in fretta e arrivata la notte lei era lì, alla finestra ad aspettarmi. Io la aprii e la guardai dritta negli occhi standole a pochi centimetri dalla faccia, ma non riuscivo a dirle niente. La fissavo semplicemente, lei poi ad un certo punto iniziò a guardare da un’altra parte un po’ imbarazzata.
“La smetti di fissarmi.”
“Scusami è che sei così bella che non riesco a distogliere lo sguardo.”
Lei sobbalzò e arrossì, con gentilezza mi diede uno schiaffo, così debole da non poter ferire una mosca. Io però dissi sottovoce Ahia anche se in realtà non mi aveva fatto niente.
Ero un po’ come se fosse l’istinto a parlarmi, infatti subito dopo misi le mie mani sulle sue spalle e le dissi col cuore a mille:
“Tu mi piaci tantissimo.”
“E-eeeeehhhh!!!”
“Volevo dirtelo da tanto tempo, io sono innamorato di te, mi piaci, ti amo!”
“Eeeeehhhhh!!!”
Era sempre più rossa mentre gli dicevo i miei sentimenti. Si voltò a destra e a sinistra col broncio e poi sottovoce mi disse:
“Anche tu mi piaci un pochino.”
Sentendo quelle parole ero come immerso nell’amore, nel sangue mi scorrevano arcobaleni e il mio cervello era completamente fritto, l’amore è proprio fantastico.
Io mi avvicinai ancora di più a lei, in cerca di un bacio, ma lei mi spinse in là. Ero come se fossi stato sparato, come se fossi appena stato rifiutato anche se poco prima mi aveva detto che gli piacevo. Non capivo cosa stesse succedendo, forse stavo correndo troppo? Ma dove vivo io quando ci si dichiara ci si deve baciare. Magari in Giappone funziona diversamente?
In ogni caso ero felice e a me bastava avere sentito quelle parole per il momento.
“Non è che non voglia darti un bacio, è che secondo me non siamo ancora pronti.”
Ero demoralizzato ma non volevo arrendermi e quindi le chiesi:
“E quando lo saremo?”
“Non è una domanda a cui si possa rispondere.”
Quella sera non giocammo, era troppo imbarazzata e quindi mi salutò e se ne andò via.
(7)
Speravo che quando mi fossi dichiarato lei mi baciasse, volevo il mio e vissero felici e contenti e invece fui abbandonato. La notte seguente non dissi niente, come se nella scorsa notta non era successo niente di che. Lei entrò in stanza e mi chiese come sempre che cosa volevo fare. Io volevo avere un suo bacio, ecco cosa volevo veramente, però dovevo far passare via quell’idea per non essere abbandonato nuovamente.
“Ti va di uscire e camminare nei cieli della città?”
Questa domanda era come acqua per me, lei faceva sempre questa richiesta.
Senza neanche risponderle iniziai a scavalcare la finestra e lei mi seguì.
Rimanemmo in silenzio per un po’ finchè ad un certo punto Luna svenne, ero in panico, non sapevo cosa fare, la scala invisibile sparì e iniziammo a cadere, allora io mi avvicinai a lei nuotando nell’aria e la presi in braccio. Caddi con lei su un albero poi in un cespuglio e poi per terra, mi feci molto male e cercai di tenere lei verso l’alto per evitare che si facesse male lei, prendendomi solo io la caduta.
Lei era come se fosse morta poi però si risvegliò e mi guardò dritto negli occhi.
“Grazie.”
Una parola tanto breve ma ad effetto, sembrava che era l’ultima cosa che voleva dire prima di morire, ero terrorizzato, stavo per morire? Perché lei ha richiuso gli occhi?
Poco dopo però li riaprì e mi chiese l’orario. Era passata l’una. Lei tossendo disse:
“Non preoccuparti, non è niente di che. Torna a casa, io starò bene.”
non potevo lasciarla sul ciglio della strada e abbandonarla, eppure il mio corpo si mosse da solo, misi Luna sul lato della strada e tornai a casa continuando a guardarmi alle spalle.
Quella notte non dormii, lei starà davvero bene? cosa le era successo? Era collegato l’orario in qualche modo, non eravamo mai stati oltre quell’orario.
Il giorno seguente continuai a pensare a quel momento, volevo quasi piangere e tornare dove l’avevo lasciata la notte scorsa, volevo davvero sapere se stesse bene o no.
Continuando a pensare a lei la giornata non voleva passare, il tempo andava a rallentatore.
I miei compagni erano in pensiero per me, si chiedevano cosa mi fosse successo, sembrava che avevo visto un fantasma mi dissero.
Lentamente la giornata passò e io ero sempre più teso, cosa avrei fatto se la notte lei non ci fosse stata? volevo l’arrivo della notte come mai prima d’ora.
(8)
Dopo tante ore che non volevano passare, la notte arrivò. Aspettai con ansia Luna mentre ammiravo la luna, ogni minuto che passava era un’eternità e il cuore mi batteva a più non posso. Finalmente alle 22:00 lei arrivò con il suo fascino a presso, ero incantato da lei.
Aprii la finestra e appena lei si avvicinò, la abbracciai stringendola forte a me.
Lei arrossì e cercò di staccarmi, io però rimasi incollato a lei. Potevo sentire il suo seno morbido contro la mia cassa toracica, ma quello che volevo di più non era questa sensazione erotica, ma tenerla vicino a me per non perderla mai più.
Iniziai pure a piangere e lei quindi si arrese nel staccarmi e iniziò pure lei a stringermi forte. Era come se fosse una mamma che consola il proprio figlio in lacrime.
“Pensavo… che… che… che ti avrei persa…”
Dissi pieno di lacrime a colpi. Poi lei mi appoggiò le mani sulle spalle e… smack.
Mi baciò sulle labbra, il pianto svanì e il mio corpo si sciolse. Sembrò un bacio breve e lungo allo stesso tempo. era qualcosa che non si può descrivere con le parole e neanche con dei fatti, giusto per avere una spiegazione. è qualcosa che succede improvvisamente, qualcosa che chi ha già provato non riesce più a farne a meno. è proprio come una droga, è molto dolce, qualcosa a cui non puoi più farne a meno e che ti provoca danni mentali nel caso si perda la propria amata o il proprio amato.
Fu un momento magico, indescrivibile, bello, unico, risollevante, semplicemente magnifico.
Quella notte ci divertimmo come sempre a camminare per il cielo della città. Poi in un momento di calma, seduti sul bordo della finestra, lei si rivolse verso di me un po’ arrossata:
“Ti è piaciuto quel bacio?”
“S-sì!”
Luna si rigirò i pollici e poi mi diede un altro bacio, sulla guancia questa volta.
“E anche questo ti piace?”
Io rimasi a bocca aperta per la sorpresa, un po’ confuso dall’amore le dissi:
“C-certo che mi piace. Perché tu mi piaci Luna.”
Eravamo entrambi rossi come pomodori. Lei poi si alzò di scatto, si mise davanti a me e mi diede un altro bacio sulle labbra per poi correre via.
Non era ufficiale ma ero sicuro che lei lo pensasse proprio come me.
Eravamo diventati una coppia.
(9)
Una notte mentre eravamo sul mio letto a baciarci intensamente, entrò in stanza mio padre che mi fissò negli occhi disgustato. Mi urlò con disprezzo:
“Smettila di fare strani rumori e dormi!”
La sua reazione era stata strana, perché mi disse di non fare strani rumori e di dormire?
Perchè non ha detto niente di Luna? Non è possibile che non l’abbia vista.
In seguito ogni notte la passavamo sul tetto, guardando le stelle e baciandoci.
Questa magia infinita continuava a migliorare, all’inizio mi baciava con imbarazzo, poi in seguito mi riempiva con sempre più baci pieni d’amore.
Ogni tanto facevamo qualche passeggiata tenendoci per mano e altre volte rimanevamo fermi in un posto a baciarci senza sosta.
Anche se eravamo una coppia, se osavo guardare l’intimo che portava, ricevevo uno schiaffo che non era più gentile come all’inizio ma era abbastanza forte da lasciare il segno.
Ogni giorno passavo la giornata a pensare a lei e i miei voti a scuola iniziarono a migliorare, anche se pensavo sempre a lei, questo mi dava la carica per dare il meglio di me stesso.
Ogni tanto succedeva che rimanevo immerso nei miei pensieri e che quindi venivo rimproverato per la poca attenzione in classe, però riuscivo a prendere ottimi voti.
Le notti passate con lei erano sempre speciali, mi mettevo la sera a fissare fuori dalla finestra guardando la luna aspettando l’arrivo di Luna. Poi quando arrivava, il mio cuore iniziava a battere fortissimo e come prima cosa, appena aprivo la finestra, venivo premiato con una bacio, un premio azzeccato per il mio impegno dato durante la giornata.
Ogni tanto mi permetteva di appoggiare la testa sulle sue gambe, era difficile stare svegli, le sue gambe erano dei cuscini morbidi ripieni di amore intenso. E una volta appoggiato sulle sue gambe lei iniziava ad accarezzarmi la testa, una sensazione magnifica.
Qualche volta senza farmi vedere, scrutavo il suo seno, volevo proprio sentirlo.
Quanto sarà morbido? Luna me lo lascerebbe toccare? Senza rendermene conto, il mio corpo si mosse. Mentre lei era distratta, gli palpai il seno, era molto morbido ma non riuscii a sentirlo per bene, poiché Luna mi diede lo schiaffo più forte di sempre.
Sapevo di non doverlo fare eppure lo feci, ero dispiaciuto ma volevo ancora palpargli il seno.
Lei mi accompagnò a casa in fretta e furia tenendomi per mano, strattonandomi per non farmi cadere dal sentiero invisibile. Poi corse via, però non era l’una.
(10)
