Capitolo 01 (Uno strano incontro al chiaro di luna)

Tutto è iniziato durante una luna piena, piena d’amore che ci illumina quando la luce in fondo al tunnel si affioca.

Durante una normalissima notte come tutte le altre mi trovai davanti alla finestra, poco prima che potessi chiudere le serrande, un lampo di luce mi illuminò, era la luna.

Come se stesse su una scala di vetro, scese le scale nell’aria una bellissima ragazza, lei lentamente si avvicinò a me senza fiatare. Sorrideva leggermente e si appoggiò alla finestra, io rimasi immobile nel vedere la sua incredibile bellezza divina.

Era una ragazza poco più bassa di me con i capelli biondi, lunghi e sciolti, occhi azzurri che brillavano e un faccino irresistibile.

Era vestita solo con una vestaglia bianca con decori a forma di rose, sembrava come un abito da sposa.

Il suo bellissimo vestito lasciava travedere l’intimo che indossava, anch’esso bianco.

Non sapevo perché ma ero attratto da lei come se fosse la ragazza perfetta, fatta apposta per me. Quel fascino era qualcosa di surreale, ero ipnotizzato da come si era posata alla mia finestra, era una scena quasi erotica.

La ragazza si schiarì la voce forse voleva entrare nella mia stanza e forse era pure un po’ in imbarazzo per il fatto che la fissavo.

Ripresi coscienza come se stessi sognando e le aprii la finestra, lei immediatamente entrò con eleganza nella mia stanza, porgendo la mano verso di me in richiesta di aiuto per scendere. Appena la presi per mano ebbi un brivido, era una mano delicata e soffice.

In stanza c’era un’atmosfera magnifica, sembrava un sogno, uno di quelli che succedono una volta nella vita.

Lei si sedette sul tappeto che era al centro della stanza e io mi misi sul letto a osservarla senza azzardare una parola.

“Allora che cosa ti va di fare?”

La sua voce mi fece spalancare gli occhi lasciandomi a bocca aperta, la sua voce era qualcosa di unico che non era esprimibile a parole.

Presi un po’ di coraggio e balbettai:

“C-c-che cos…”

“Insomma! Vuoi giocare con me o stai lì impalato a fare niente?”

(1)

Queste parole mi colpirono con una forza spaventosa ma erano dolci, anzi forse erano tenere, delle parole un po’ aggressive detta da una ragazzina dolce con una voce tenera.

Allora io proposi di leggere qualcosa ma lei mise il broncio voltandosi. Poi si rigirò verso di me sorridendo, si alzò avvicinandosi pericolosamente a me.

Che cosa aveva intenzione di fare? Era molto vicina che potevo sentire il suo respiro e gli vedevo il reggiseno e non riuscivo a togliere lo sguardo, poi però lei incrociò le braccia e allora portai il mio sguardo sui suoi occhi.

“Non rimanere lì imbambolato, facciamo qualcosa.”

Lei mi prese per mano e mi portò fuori dalla finestra, pensavo di morire e invece iniziai a camminare sull’aria come fece lei all’inizio.

Salimmo le scale assieme ridacchiando, lei era come una ballerina che faceva a destra e a sinistra sulle scale.

Ero curioso ma non riuscivo a farle delle domande, quando mi passò davanti però gli vidi le mutandine e cercai di distogliere lo sguardo.

Lei si giró verso di me e chiese perché mi ero fermato guardando altrove.

“Scusa è che si vedono…”

La sua pelle bianca si macchiò di rosso in faccia, scese qualche scalino fino a trovarsi davanti a me e mi tirò uno schiaffo per poi correre via.

In quel momento le scale sparirono e iniziai a cadere, ero spaventato a morte e volevo urlare fino a rompermi le corde vocali ma non ci riuscii, iniziai a piangere e basta.

Poco prima di toccare il terreno, la ragazza mi prese in volo e mi fece scendere a terra con calma su uno scivolo di vetro.

Lei era ancora leggermente rossa in faccia, aveva messo il broncio e incrociato le braccia.

“Scusa non volevo.”

Lei fece un sospiro e mi disse:

“Io starò sempre con questi vestiti, quindi non guardare dove non devi, capito?”

La sua bellezza mi aveva nuovamente travolto e non riuscii a parlare quindi mossi semplicemente la testa per annuire.

Lei tornò composta in piedi come un statuina, pronta ad una confessione e dalle sue dolci labbre uscirono parole normali ma che mi facevano battere forte il cuore.

(2)

“Il mio nome è Luna.”

Ero immobilizzato ma ero obbligato a risponderle.

“Io mi chiamo Issei.”

Lei mi prese per mano e mi portò nella mia stanza grazie alle scale invisibili che creava dove camminava. Lì ci divertimmo chiacchierando insieme e giocando con i giocattoli di legno che mi furono regalati da mio padre al mio compleanno.

Era quasi l’una di notte e Luna si rattristò, si alzò in piedi e si avvicinò alla finestra.

“Io devo andare, ci vediamo domani quando ci sarà la luna.”

Io ero rimasto di stucco, mi ero dimenticato di chiederle come faceva a camminare su scalini inesistenti, provai a fermarla chiamandola ma lei sparì nel nulla.

Provai a dormire ma faticai, però ad un certo punto con la stanchezza che si faceva sentire riuscii ad addormentarmi e rivide Luna nei miei sogni.

Il giorno dopo mi svegliai un po’ contento un po’ depresso, volevo che la sera arrivasse il prima possibile, volevo far volare la giornata solo per rincontrare Luna.

A scuola passai tutto il tempo a pensare a lei, un professore mi rimproverò per la mia disattenzione in classe e i miei compagni di classe si domandavano a cosa stessi pensando.

Arrivata la sera aspettai con ansia l’arrivo di Luna mentre guardavo la luna.

Alle 22:00, mentre leggevo, vidi un bagliore dalla finestra, era proprio lei, Luna.

Era come se mentre leggevo mi fossi addormentato e che quindi ciò che vedevo fosse solo un sogno. Lei mi salutò e io di conseguenza aprii la finestra, lei era quasi più bella del giorno prima, la lunga giornata mi ripagò con questo incontro notturno. Luna chiese dolcemente:

“Issei com’è andata la giornata?”

“Non mi lamento, solita routine.”

“Va bene, però voglio più entusiasmo.”

Lei mi prese per mano e mi portò fuori dalla finestra, nuovamente a camminare sull’aria

“Issei oggi voglio mostrarti una cosa stupenda”

Mi domandavo cosa volesse farmi vedere e quindi la seguii mano nella mano.

Era bellissimo poter camminare nel cielo accanto a una ragazza altrettanto bella.

(3)

Mentre camminavamo mi chiedevo se le altre persone ci vedessero ma per strada non si vedeva anima viva.

Improvvisamente Luna si fermò, allora io le chiesi se fossimo arrivati dove voleva portarmi, lei guardandomi dritto negli occhi con faccia dubbiosa disse:

“temo proprio che sei ceco, guarda a destra.”

Mi girai verso destra e vidi un incantevole castello. Era stato ristrutturato da poco e quindi era di un bianco magnifico. Luna mettendosi davanti a me chiese:

“Allora, cosa ne pensi?”

“Penso che sia proprio un bel castello.”

Pensavo che il bianco del castello stava bene nella mia visione, avevo Luna davanti a me e il castello che faceva da sfondo. Era una bella vista, non potevo smuovere il mio sguardo dai suoi occhi per due motivi, ero come ipnotizzato nuovamente dal suo fascino e se guardavo altrove mi sarei ritrovato uno schiaffo. Ciò nonostante, al ritorno verso casa mentre lei camminava davanti a me, non riuscivo a fare altro che guardarle la biancheria intima. Sapevo che era sbagliato guardarla così ma non riuscivo a distogliere lo sguardo.

Consapevole di stare facendo la cosa sbagliata, accelerai il passo per raggiungerla.

Infine passammo il resto della notte a divertirci camminando sopra la città. Però arrivata l’una di notte, Luna di dovette salutare nuovamente.

Il giorno seguente a scuola mi trovai davanti a dei bulli che mi presero lo zaino rubandomi la merenda che mi aveva preparato la mamma. Ero veramente triste, piansi molto e nessuno era lì a difendermi o consolarmi, non vedevo l’ora che fosse notte.

La giornata passò, a casa mangiai più del solito per non aver fatto merenda a scuola.

E una volta arrivata la notte, mi posizionai davanti alla finestra in attesa di Luna. La stavo pregando di farsi viva il prima possibile e quando arrivò aprii in fretta e furia la finestra.

“Mi sei mancata tanto Luna.”

Dissi queste parole quasi in lacrime, in cerca di aiuto e Luna mi guardò rattristata. lei entrò in stanza e mi consolò accarezzandomi la testa.

“Che cosa ti succede Issei?”

Mi fece questa domanda con la solita voce gentile, mi strofinai il naso e dissi:

“O-oggi dei b-bulli mi hanno rubato l-la merenda.”

(4)

Luna mi abbracciò dispiaciuta del brutto avvenimento che mi successe.

Avendola tra le braccia smisi di piangere subito e sentii il suo buon profumo, era qualcosa che non avevo mai sentito prima d’ora e che non sapevo come descrivere, era semplicemente unico, buono e dolce proprio come lo era lei. Insieme ci divertimmo come sempre e al solito orario, lei dovette salutarmi ma prima le chiesi un altro abbraccio. Lei senza neanche domandare mi abbracciò ed ero nuovamente felice, questa volta invece iniziai a piangere, ero talmente felice da piangere.

Qualche tempo dopo durante una delle solite uscite venimmo scoperti da una persona che ci rincorse, fortunatamente noi ci trovavamo in aria e riuscimmo a scappare.

Quindi le persone potevano vederci, ma in settimane quella persona fu l’unica che ci vide.

Quella notte oltre a questo inconveniente dovetti pure salutare Luna tristemente.

Arrivato il solito orario dell’una di notte, Luna mi salutò e prima che lei potesse uscire dalla finestra la fermai prendendole il braccio. Lei mi guardò sorpresa e vide la mia faccia triste.

“Che succede Issei?”

“Volevo dirti che per una settimana non ci potremo più vedere perché sono in vacanza.”

Luna sospirò tristemente, e guardandomi negli occhi si avvicinò con le labbra alla mia guancia lasciandomi un bacio leggero che mi fece quasi svenire dalla felicità.

“Portati questo in vacanza e non dimenticarti mai di me.”

E così feci, ogni sera pensai a lei, soprattutto a quel bacio che mi diede quella sera.

Quando finalmente la vacanza finì, aspettai la notte come mai prima d’ora.

E quando arrivò, io e Luna ci abbracciammo fortissimo, sembravamo proprio come una coppietta felice. Lei chiede dolcemente:

“Ti sei divertito in vacanza?”

“Insomma, pensavo solo a te, non vedevo l’ora che oggi arrivasse.”

Adesso che la rivedevo dopo tanto tempo, mi sembrava come se lei fosse diventata ancora più bella di come non fosse già prima. Passammo tutta la notte a divertirci come facevamo sempre. Arrivato il solito orario mi si spezzava il cuore a vederla andare via, quindi poco prima che lei potesse uscire le chiesi un bacio sulla guancia. Lei mi guardò con il suo solito sorriso persuadente e mi diede il bacio che desideravo tanto.

I giorni passarono e il nostro legame divenne sempre più forte.

(5)

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