Isabella col tempo iniziò a starmi sempre più vicino, addirittura aggrappandosi a me mentre camminiamo assieme.
Un giorno, durante l’ora di pranzo, vidi Isabella in difficoltà con i compiti. Mi guardava con occhioni tristi in cerca di aiuto, allora la aiutai.
Poco alla volta Isabella si stava innamorando di me, il giorno della confessione poteva arrivare da un giorno all’altro.
Finite le lezioni andai nella stanza del club, sempre buia e piena di strani oggetti.
Himari annunciò una nuova missione, ma Isabella insisté per rimanere a scuola. Alla fine, Himari e i miei amici se ne andarono in “missione”, mentre io e Isabella siamo rimasti a scuola a sistemare la stanza in maniera da poterci camminare almeno un poco.
Isabella rimase nascosta sotto il suo mantello nero, non più per rimanere nel personaggio, ma imbarazzata di essere rimasta da sola in stanza con me.
Mentre sistemavo il pavimento, improvvisamente Isabella mi tirò la gamba facendomi cadere per terra, poi mi trascinò verso di lei.
Eravamo insieme sotto la coperta nera. L’aria si era fatta umida. I nostri sguardi si incontravano per poi scappare.
In fine lei aprì bocca:
“Issei, ti piaccio?” disse Isabella giocando con le dita.
“Io…” ero stato preso alla sprovvista, non sapevo se era il momento giusto.
“Io ti amo Isabella.”
Isabella iniziò a fissarmi negli occhi, il suo imbarazzo sparì.
“Issei…” disse lentamente.
Poi mi piombò addosso, la sua mano destra mi sfiorò la faccia mentre l’altra mi accarezzò.
Poi Isabella mi baciò in bocca.
In quel momento tornò in stanza Himari che rimase zitta mentre ci fissava.
I miei amici fuori dalla porta rimasero a bocca aperta, mentre Himari stava sorridendo.
Il suo sguardo era inquietante come sempre.
“Vi ho interrotti… Scusatemi. hihihi.” disse Himari ridacchiando.
Isabella poi si tolse da me, portandosi con se il mantello nero.
-61-
Isabella si avvolse nella coperta nera rendendola un tutt’uno con essa.
Era chiaramente in imbarazzo, mentre io lo ero di più. Non avevo nessun scudo come lei.
Non sapevo cosa fare, ero paralizzato. Sei occhi mi fissavano perplessi.
-oOo-
Col tempo io e Isabella ci fidanzammo. Finalmente era tutto a posto, o così credevo…
Ogni tanto la vedevo ancora a manipolare poveri ragazzi sventurati.
Un giorno vidi Isabella davanti ad un ragazzo, erano dietro la scuola vicino al boschetto, dove nessuno li avrebbe visti. Ma io ero lì per caso, stavo solo passeggiando.
Isabella si tolse le scarpe e disse:
“Leccami i piedi. Hahaha!”
Il ragazzo tirò fuori la lingua e si avvicinò lentamente. Isabella però gli tirò un calcio in faccia.
“Scusa ma sei scemo? Non hai il permesso di farlo. Haha!” disse Isabella.
Al ragazzo scese una goccia di sangue dal naso, il suo sguardo era triste. Aveva ancora la lingua fuori e abbaiava.
La scena non mi era nuova, ma ora che ero il suo fidanzato, non volevo che facesse più questo genere di cose con altri ragazzi.
“Sei stato bravo, hai fatto tutto ciò che ti ho chiesto. Quindi ti meriti un bacetto.”
In quel momento ero furioso, scattai verso di loro.
“Isabella! Cosa stai facendo?!” urlai.
“Issei! Non… Non lo avrei mai baciato, era solo uno scherzo.” rispose Isabella.
“Non mi piacciono questi scherzi! Tu sei la mia fidanzata!”
“Scusa Issei. Non arrabbiarti per favore.”
“Ormai sono già arrabbiato.”
Troppo furioso, decisi di andarmene. Isabella mi stava tradendo…
Il giorno dopo vidi qualcuno piangere su una panchina fuori scuola durante la pausa pranzo.
Andai verso di lui chiedendogli cosa gli era successo.
“Una ragazza mi si è confessata davanti a me. Però io sono già fidanzato!”
“Quella ragazza poi mi baciato in bocca davanti alla mia ragazza.”
-62-
Cercai di consolarlo.
“La mia fidanzata si diverte a torturare altri ragazzi, quindi ti posso capire.”
Adesso che ci penso potrebbe essere stata proprio Isabella a fare questo.
Spero che non sia andata fino a baciare un altro ragazzo.
A scuola poi si parlava solo del suicidio successo la scorsa sera. A quanto pare un ragazzo si è tolto la vita, che cosa deprimente.
Arrivata la pausa pranzo, mangiai con Isabella, che mi accolse con un tenero abbraccio, come se non mi vedesse da una vita.
“Issei, promettimi che non ti suiciderai mai.” disse.
“Non preoccuparti, ci tengo alla mia vita.” risposi sinceramente con calma.
Io tenevo alla mia vita più di qualunque altra cosa, anche quella di Isabella o i miei genitori.
Isabella fu contenta e mi baciò senza lasciarmi respirare, mi ribaltò sulla sedia.
“Ci stanno guardando tutti. Isabella, calmati.” dissi.
Isabella si levò di dosso in imbarazzo.
Decine di occhi ci stavano fissando. Dopo poco però ognuno tornò a fare ciò che stava facendo prima di essere distratti da noi.
Finite le lezioni mi diressi verso l’aula del club.
Appena entrai una nuvola di fumo rosa mi assalì. Quando la nebbia si dileguò vidi Himari in un vestito da maghetta succinto. La gonna rosa era cortissima e nella parte superiore aveva solo qualche striscia di vestito bianca a coprire il seno. Però non essendo molto formoso quelle strisce bastavano a coprire tutto. Infine aveva orecchie da gatto in testa e delle scarpe da principessa ai piedi, accompagnate da lunghe calze bianche.
“Che stia facendo vestita così!?” dissi coprendomi gli occhi.
“Faccio un cosplay, ti piace?” disse senza darci troppo peso.
“Mi sembra eccessivamente rilevante come vestito.” diedi una sbirciatina per un secondo.
“Che hai? Non ti fare problemi, mi sono vestita così perché volevo essere notata. Puoi guardarmi quanto vuoi. Ammirami!” disse con tanta eccitazione.
In quel momento uno stimolo nella mia parte bassa.
“Scusami ma non posso guardarti.”
in quel momento entrò Isabella.
-63-
“Che… Che state facendo!?” disse schifata.
“Non è come sembra.” cercai di spiegare.
“Come osi tradirmi con quella sgualdrina.”
dopo di chè uscì dalla stanza in lacrime. Volevo spiegarmi ma non ho avuto il tempo.
Mentre la fissavo che scappava, Himari si avvicinò a me.
“Siete fidanzati?”
“E non starmi così vicino! Adesso cosa le dico?”
“Scusami. Gli spiegherò tutto io, non preoccuparti.”
Himari provò a scusarsi, non voleva fare niente di male. Era solo in cerca di attenzioni.
Qualche giorno dopo, l’aria pesante si alleggerì ed ero tornato ad essere amato da Isabella.
I giorni continuarono a passare e finalmente avevo un appuntamento con Isabella.
La domenica arrivò in un baleno, mi ero preparato i vestiti più belli che possedevo.
Mi sistemai i capelli e misi le scarpe che avevo chiesto a mia mamma di lavare.
Isabella e io ci ritrovammo al mercato in città. Lei arrivò in un bel lungo vestito rosso, sembrava quasi una sposa. Col cuore in gola, non riuscivo a dire nulla. La fissai, finché lei non incrociò le braccia.
“Rimani a guardarmi o facciamo un giretto per il mercato?” mi chiese.
“Oh, scusa. Sì hai ragione.” risposi ancora fissandola.
Al mercato c’erano molte bancarelle di cibo; Isabella prese un assaggio da ognuna di esse.
Arrivati alle bancarelle di dolci vidi Himari, che si stava gustando un dolcetto e sembrava sciogliersi.
Le doveva piacere molto i dolci, pensai.
Provai ad andare da lei a salutarla, ma Isabella mi bloccò.
“Oggi è la nostra giornata!” disse Isabella col broncio.
“Va bene, scusami. Hai ragione.” risposi sorridendo leggermente.
Ci spostammo per non farci vedere, per fortuna era troppo intenta a mangiare per notarci.
Arrivati ad una bancarella di borsette, Isabella mi chiese se ne potevo prendere una.
“Costano troppo queste.” dissi.
Ovviamente Isabella mise il broncio. Quelle borsette però erano molto costose.
Alla fine ne comprai una piccolina. Isabella fu contenta e continuammo il giretto.
-64-
Arrivata l’ora di pranzo ci piazzammo su una panchina a mangiare.
“Fai il bravo cagnolino e abbaia per me.” disse Isabella.
La mia faccia felice tramutò in disprezzo.
“Non faccio questo tipo di cose, lo sai.” risposi seriamente.
“Se fai il bravo ti darò un bel bacio.”
Questa scena non mi era nuova. Aveva fatto la stessa cosa con un altro ragazzo.
“Dovresti ringraziarmi che sono la tua fidanzata!” Isabella alzò il tono della voce.
“Io non mi sono fidanzato con una ragazza egocentrica, che tratta tutti come esseri inferiori.” risposi arrabbiato.
Isabella si girò e si allontanò. Il nostro appuntamento era finito.
-oOo-
“Hai visto? Isabella non è come pensi.” una voce familiare mi parlò all’orecchio.
Appena capii di chi fosse quella voce, mi voltai di scatto, come se stessi per essere assassinato da qualcuno. Davanti a me potevo chiaramente vedere Kami…
Ciò voleva dire una cosa soltanto: I giochi non erano ancora finiti.
“Kami perchè tutto questo?!” chiesi.
Kami si grattò la testa.
“Non è ovvio? Isabella si deve pentire di ciò che ha fatto. Adesso che è passato del tempo e sei cambiato, anche la vostra relazione è cambiata, e la vera Isabella è uscita allo scoperto.” spiegò Kami con calma.
“Kami…”
Presi fiato, le labbra tremavano.
“Isabella è veramente così? Ciò vuol dire che deve pentirsi… Quindi la ucciderai?”
“…” come al solito Kami si rifiutò di rispondere.
Quel silenzio disse più di mille parole. La mia seconda opportunità era tutta una falsa.
Kami non accenna a smettere di farmi soffrire.
Con uno schiocco di dita, il terreno sotto di me cambiò.
Mi trovavo davanti alla scuola, Isabella era lì. Alcuni ragazzi la stava circondando.
-65-
Li conoscevo, sono tutti ragazzi che ha trattato male.
Uno in particolare mi colpì: aveva ferite sul collo e sembrava uno zombie. Era il ragazzo di cui si parlava a scuola: si era suicidato per colpa di Isabella.
“Lei aveva portato i ragazzi a soffrire fino a questo punto” la mia voce era appena udibile.
Kami era sulla mia spalla come un gatto e osservava la scena.
“Mettiti a cagnolina!” disse a gran voce uno dei ragazzi.
I ragazzi gli fecero lo sgambetto facendola cadere.
“Mangia queste noci col guscio, come mi hai fatto fare me.” disse un altro.
Il ragazzo prese una manciata di noci e le mise in bocca a Isabella per poi dargli un calcio in faccia, Isabella urlò e un dente insanguinato gli uscì dalla bocca.
Il mio corpo era bloccato, Kami mi stava facendo qualcosa al mio corpo.
“Kami… Lei non è una brava persona…”
“Però io la amo… Per favore lasciami andare da lei.” chiesi in lacrime.
“Aspetta ancora un attimo. Abbiamo appena cominciato.” mi rispose con il suo solito ghigno inquietante che non vedevo da settimane.
Appena mi fregai gli occhi vidi che il ragazzo zombie aveva in mano una corda.
“No, non fatelo!” urlai.
I ragazzi legarono al collo la corda e fecero finire l’altra estremità al di là di un ramo di un albero lì vicino.
A turno i ragazzi tirarono la corda facendo soffrire Isabella.
“Abbaia per me puttana!” disse uno.
Isabella tossì e poi si mise ad abbaiare. Ormai si era arresa alle richieste.
Poi i ragazzi iniziarono a strappare i vestiti. Quando rimase in mutande e reggiseno, uno dei ragazzi tirò fuori una frusta.
“Basta!” urlai ancora.
Sentendo le urla di Isabella, potevo sentire il suo dolore. Si contorceva tutta alle frustate, e ogni tanto veniva strozzata dalla corda tirata dagli altri ragazzi.
“Basta! Chiedo scusa. Non pensavo di essere stata così terribile.” disse Isabella in lacrime.
In quel momento Isabella mosse gli occhi verso di me, spalancò gli occhi.
“Non mi guardare Issei!” mi supplicò.
-66-
Io però ero bloccato da Kami, non potevo fare altro che guardarla.
Finalmente i ragazzi lasciarono andare la corda. Isabella cadde di faccia per terra.
Il naso gli iniziò a sanguinare; aveva preso una brutta botta.
Distrutta, Isabella non aveva la forza di rialzarsi.
“Non pensavi che facesse male?” disse un ragazzo.
“Non credevi che fosse vergognoso?” disse un altro.
Avevano ragione. Ormai non posso più difenderla. Abbassai lo sguardo.
“Issei, per favore aiutami, fai qualcosa!” mi supplicò Isabella.
Ma io rimasi zitto, aspettavo il momento in cui tutto finiva.
“Come osi farmi questo. Tratti così la tua ragazza?!”
“Mi dispiace Isabella…” dissi sottovoce.
Mi girai verso Kami come per chiedergli di far finire lo spettacolo. Lui con uno schiocco di dita diede il via ai ragazzi abusati da Isabella. Tirarono nuovamente la corda e questa volta la fecero alzare da terra di un metro. Legarono la corda all’albero e se ne andarono.
Isabella tentò di allentare la corda al collo, ma era tutto inutile.
“I-Issei…” provò a parlare.
“…Ti amavo.”
“Anch’io ti amavo, ora non più.” dissi fissandola negli occhi.
A quel punto Isabella smise di guardarmi; fissava il cielo piangendo.
Poco dopo i lamenti finirono, calò il silenzio.
“Issei cos’è successo?!” disse una voce in lontananza.
Era Kaito che aveva assistito alla morte di Isabella.
“Adesso…”
“…finalmente ti ho trovato.” disse cambiando l’espressione angosciata in compiacimento.
Che cosa intende?
“Non devi temere. Ora ci sono io.”
Le sue parole mi davano una sensazione di serenità, ma qualcosa non era apposto.
“Kami che succede?” chiesi, la mia voce era appena udibile
“…” per l’ennesima volta Kami si rifiutò di rispondere.
-67-
Non sapevo se non mi aveva sentito o se non voleva rispondere. Continuava a svolazzare allegro sopra la mia testa.
Kaito mi prese il polso.
“Dobbiamo andarcene di qua.”
Vidi il corpo di Isabella penzolare senza vita, qualcosa di così orrendo che avevo visto solo in una visual novel tempo fa.
Venni trascinato da Kaito; mi portò fino a casa sua.
“Per il momento vivrai a casa mia.” disse, il suo sguardo era preoccupato.
“Cosa stai dicendo? Perché dovrei?” chiesi staccando la sua mano dal mio braccio.
“Non te lo ha detto nessuno quindi…”
“I tuoi genitori Issei…” fece una pausa.
Al solo pensiero di cosa gli possa essere successo mi tappai la bocca come per vomitare.
“Sono stati ucci-” non gli lasciai finire la frase e caddi per terra sulle ginocchia vomitando.
Qualche minuto dopo mi ritrovavo nel suo salotto ad aspettarlo.
Kaito tornò dopo aver ripulito il mio vomito.
“Scusami Kaito…” mi scusai inchinandomi.
“Non preoccuparti, forse sono stato troppo diretto io.” cercò di tranquillizzarmi.
Il loro assassinio era stato premeditato da mio fratello, mi spiegò Kaito. Questa volta però è successo molto prima rispetto alla timeline originale, potrebbe essere lo zampino di Kami…
I giochi erano ancora in corso, Isabella è morta e anche i miei genitori sono morti di nuovo.
Kaito e Ryu però erano ancora vivi. Quanto a Sora, non so niente.
Rimango sempre all’oscuro di tutto.
Kaito è sempre così gentile con me, quasi mi potrei innamorare di lui.
Però adesso non devo pensare a questo, dovrei pensare a come uscire da questa situazione. Eppure non posso farci niente, sono sempre impotente.
La casa di Kaito era enorme e piena di antichi mobili di valore. Grazie alle domestiche rimaneva tutto pulito e ordinato. La famiglia di Kaito era famosa per essere piena di membri molto intelligenti, molti erano investigatori privati ed erano molto ricchi.
Mentre mi addentravo nella casa per cercare il bagno incappai in una stanza con la luce ancora accesa, ma con nessuno all’interno.
-68-
Era un piccolo studio con un letto e una scrivania, su essa era appena una lavagnetta piena di fotografie e accanto c’era scritto qualcosa. Poi misi a fuoco le immagini, erano tutte persone che conoscevo: Isabella, Sora, i mei genitori…
…e al centro c’era una mia foto.
Perchè ci sono le loro immagini lì?
In quel momento arrivò Kaito che mi sbarrò la porta.
“Che fai nella mia stanza? Stai cercando il bagno?” mi chiese, un po’ imbarazzato.
Forse era la sua stanza. Non era molto gentile da parte mia farmi gli affari degli altri, però quelle immagini erano più che sospette; c’erano persino i miei genitori.
“Perchè tieni quelle fotografie?” chiesi.
“Ah ecco… tengo sempre le foto dei miei amici.” rispose cercando di tenere la calma.
“Perchè non c’è quella di Ryu?” chiesi nuovamente, mettendolo all’angolo.
“Non sono ancora riuscito ad avere una sua foto.” rispose.
Aveva sempre la risposta pronta, però stava mentendo.
“Sto cercando il bagno, mi puoi aiutare.”
“Certamente.” rispose all’istante Kaito.
Una volta nella mia stanza preparata da Kaito, nella mia testa ronzavano pensieri.
Non chiusi occhio quella notte.
Forse stava facendo un’indagine, potrebbe aver scoperto quello che facevano i miei genitori.
In quel caso sarei stato davvero salvato da lui.
Però perchè non me lo ha detto? Senza farsi problemi mi ha detto della morte dei miei genitori, allora perchè mentire su quello?
Poi mi svegliai improvvisamente. Mi ero addormentato senza che me ne accorgessi.
Kaito mi chiamò.
“La colazione è pronta Issei.” disse come farebbe una madre col proprio figlio.
Mangiai senza fargli domande, anche se avrei voluto fargliene a migliaia.
Insieme siamo andati a scuola, nel tragitto la mia mente stava ancora vagando nei pensieri.
Ad un certo punto Kaito mi prese per mano e mi portò vicino a lui.
“Issei tutto bene? Quella macchina ti è passata molto vicina.” era preoccupato per me.
Non mi ero accorto che stavo per essere investito, per fortuna lui era con me.
-69-
Arrivati a scuola il corpo di Isabella era sparito.
Arrivai in aula accompagnato da Kaito, le ragazze in fondo alla classe ridacchiavano.
“Ragazzi silenzio! Sono immensamente triste di darvi la notizia che una vostra compagna di classe si è suicidata. Spero di non beccare nessuno di voi bullizzare qualcuno, portandolo a fare queste atrocità.” disse il vecchio professore di storia.
Dietro di me potevo sentire alcune ragazza ridere, dicendo che se lo meritava.
Durante la pausa pranzo, non avendo più Isabella mi sedetti al tavolo con Kaito e Ryu.
“Kaito, quindi tu hai visto tutto?” chiesi sottovoce.
“Intendi l’incidente di Isabella? In quel caso no.” mi rispose.
Le sue parole erano sincere eppure non era vero, lui era lì con me. Potrebbe essere stato un altro trucco di Kami, chi lo sa. Non sopporto più queste cose.
“KAMI DIMMI LA VERITÀ!” urlai, senza fare caso agli altri.
“Sei sicuro di volerlo sapere? Ti potrebbe sconvolgere…”
Kami mi aveva finalmente risposto, finalmente potrò sapere la verità.
-70-
