Non riuscivo a credere ai miei occhi, Isabella era ancora viva.
Senza pensarci troppo mi lanciai in un abbraccio.
Lei però si spostò di colpo.
“Che fai?!” disse quasi schifata.
Rimasi senza parole, però mi ricordai che Kami aveva tolto i ricordi a tutti.
Ogni volta che qualcuno riotteneva i ricordi finiva per morire.
Quindi ciò vuol dire che Isabella è ancora al sicuro.
Potrò ricominciare da zero con lei.
Diventerò il miglior fidanzato possibile!
Insieme uscimmo dal labirinto.
Davanti a noi ci aspettava qualcosa che non mi sarei mai aspettato.
Una strada, con indicazioni orizzontali sbiadite. Qualcuno stava camminando e un’auto stava passando davanti a noi.
Il nostro mondo ci stava aspettando.
Con un grande sorriso di speranza Isabella si diresse verso quel mondo.
Io però ero dubbioso.
Dopo un po’ di esitazione decisi di procedere e oltrepassare il traguardo del labirinto.
Una volta fuori, dietro di me il labirinto scomparve e al suo posto spuntò la scuola.
Ero tornato nel mondo che conoscevo.
Era sera, la stessa sera in cui…
I miei genitori, Sora, Kaito, Ryu.
Tutti loro sono…
Non potevo vivere in un mondo così.
“Kaito, mi dispiace non sono abbastanza forte. Non posso farcela.” pensai ad alta voce.
“Issei? Cosa stai dicendo?”
Una voce familiare!
Mi voltai lentamente, impaurito.
Era… Kaito!
Kaito era vivo?!
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Che cosa significa?!
“Chi… Chi sei tu?” dissi tremando.
“Huh? Sono Kaito, ti sei dimenticato di me?” rispose.
Non riuscivo a crederci, prima Isabella poi Kaito.
Kami si stava prendendo gioco di me ancora una volta?!
“Muoviti, c’è Ryu che è molto impaziente.”
Ryu! Era vivo anche lui?!
Che questi giochi in cui pentirsi fossero solo dei giochi veri e propri?
Nessuno è morto veramente. Sono felice!
Qualcosa nell’aria però non torna.
Io mi sono pentito?
Il pensiero di essere ancora in un gioco di Kami mi entrò in testa e se ne uscì in fretta.
Ero di nuovo spensierato, finalmente era tutto finito.
Con una lacrima salutai Kaito e corsi verso di lui.
“Mi sei mancato!” dissi.
Kaito fece un’espressione confusa ma poi mi sorrise indietro.
Non sapevo se abbracciarlo o meno, ero felice, però poteva sembrare un gesto strano.
Kaito vedendomi confuso mi sorrise e aprì le braccia.
Ero diventato un tutt’uno con lui. Ero così felice, ma piangevo.
Qualcosa che non mi era mai successo; piangere di felicità.
“è tutto finito Issei. Ora puoi rilassarti.” disse Kaito, ma piangevo troppo per sentirlo.
Mi voltai di scatto e vidi che Isabella era sparita.
Forse sarà tornata a casa pensai.
Tutta questa storia l’ho vissuta solo io o anche gli altri sono consapevoli di quello che è successo nelle scorse ore?
Volevo chiederlo a Kaito però non sapevo come dirglielo senza essere strano e sospetto.
Mi voltai verso Kaito e con un sorriso ci incamminammo verso Ryu che ci stava aspettando col broncio.
“Scusa se ti ho fatto aspettare Ryu.” dissi sempre sorridendo.
insieme chiacchierammo spensieratamente mentre tornavamo a casa.
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Ryu parlava della palestra mentre si stiracchiava le braccia, come se fosse ancora lì.
Mentre Kaito ci spiegava alcune cose scientifiche che il mio cervello non riusciva a capire.
Figuriamoci cosa ha capito Ryu haha.
Una volta che tutti tornarono a casa, arrivò il mio momento.
Abitavo molto lontano, feci molti passi nel silenzio.
Il sole era quasi completamente sparito.
Appena vidi il cancello di casa, il cuore iniziò a battere sempre più forte.
Le luci erano spente e non c’era alcun suono.
Con calma e spaventato aprii il cancello e entrai nel giardino.
Le piante erano appassite. Un brivido mi scese lungo la schiena.
Le mie mani tremavano e non riuscivo a trovare le chiavi di casa.
Feci cadere le chiavi tre volte prima di imbucarle nella serratura.
Lentamente girai la maniglia.
Quando aprii la porta, mi spaventai da morire.
Coriandoli vennero sparati, e in unisono i miei genitori mi dissero: Buon compleanno.
Con tutto quello che è successo oggi, mi ero completamente dimenticato che oggi fosse il mio compleanno. Sora corse verso di me abbracciandomi.
Quanto sono felice. Questo incubo è finalmente finito.
“Sora, ti voglio un mondo di bene!” dissi con le lacrime agli occhi.
In più i miei genitori erano vivi e vegeti davanti a me, sorridendo.
Mi accompagnarono verso la cucina, dove una torta al cioccolato mi aspettava.
“La torta è per dopo, prima mangiamo il primo. Ho fatto il tuo preferito.” disse mia madre.
Aveva preparati i tortelli di zucca, la cosa che adoro di più in assoluto!
Dopo aver mangiato una polpetta gigante arrivò il momento della torta e dei regali.
“Sora, ti sta uscendo del sangue dal braccio!” dissi.
“Eh? Ah sì, mi sono tagliato per sbaglio. Che sbadato.” rispose sorridendo con tenerezza.
Che cosa strana, come ha fatto a tagliarsi? Perchè non se ne è accorto subito?
Ignorai la cosa. Poi tornò dalla cucina mia mamma con un coltello in mano.
Era affilato e pulito, scintillante!
Dopo aver tagliato la torta, la mangiammo con gran gusto.
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Poi arrivò il momento dei regali.
Mio fratello mi aveva fatto una macchinina fatta di cartone, con stuzzicadenti che facevano da parte a parte tenendo insieme le ruote fatte da tappi di bottiglia.
Un regalo fatto con tanto amore.
I miei genitori invece mi accompagnarono fuori in giardino.
Mi chiedevo come mai, che regalo mi hanno fatto per non poterlo mettere in casa?
“Ecco qua il tuo regalo, so che ne volevi una nuova.” disse mia madre.
Davanti a me c’era una nuovissima bicicletta da montagna.
Sospensioni raffinate, sella comoda, freni a disco. Un sogno per chi ama le bici come me.
La bicicletta aveva una livrea blu con fiamme bianche e teschi ovunque.
Un po’ inquietante ma caarina.
“Grazie mamma, grazie papà. La adoro!”
Ero su di giri, non vedevo l’ora di poterla usare.
La notte la passai a pensare a tutto quello che è successo oggi.
Tutte quelle cose che mi erano successe, a me e ai miei amici…
Chiusi occhio solo per la stanchezza.
Penso che se avessi più energie sarei rimasto sveglio tutta la notte a pensare.
Arrivata la mattina faticai a scendere dal letto.
Rimasi immobile, quando dei passi e una voce nostalgica mi chiamavano.
“Svegliati fratellone! Farai tardi!”
Era mio fratello. Sempre in pensiero per me.
Una volta sveglio mi preparai in fretta e furia, emozionato di provare la nuova bicicletta.
Con la nuova bici, provai una scorciatoia che con la mia vecchia non sarei mai riuscito.
le gomme grosse e le sospensioni resero possibile scalare la collina, tagliando quasi a metà il tempo per arrivare a scuola.
Arrivato a scuola in anticipo vidi solo i bidelli e alcuni professori.
Dopo qualche minuto la scuola era piena di studenti.
Arrivati i miei amici li salutai e li avvisai che sarei arrivato subito dopo di loro.
Adesso volevo parlare con Isabella ad ogni costo.
Forse adesso che siamo nel nostro mondo, ha di nuovo i suoi ricordi.
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“Ciao!” salutai Isabella che era arrivata poco dopo.
“ciao.” con una risposta secca e deprimente Isabella mi salutò senza neanche guardarmi negli occhi. Si sistemò i capelli dietro l’orecchio e passò oltre.
Il cuore mi si spezzò. Ero stato praticamente ignorato.
Volevo parlare con lei, eppure qualcosa mi fermava dal farlo. Non era il momento giusto.
Potrebbe aver litigato e magari adesso non vuole parlare con nessuno.
In questo caso lasciamo che il tempo faccia il suo dovere.
Quando starà meglio gli parlerò. Spero solo che non sia arrabbiata con me.
Essendo in classi diverse, per poterla vedere dovevo aspettare la pausa pranzo.
Ad un certo punto durante le lezioni dovetti andare in bagno.
Mentre camminavo verso i bagni incontrai per puro caso Isabella.
“Che coincidenza, haha.” dissi con una risatina imbarazzata.
“…”
non mi rispose, forse non si sentiva ancora pronta per parlare.
Mi guardò dritto negli occhi, quasi impaurita.
In ogni caso però avevo delle domande importanti da farle.
“Ehi Isabella, posso farti una domanda.” chiesi.
“Cosa vuoi? sono di fretta.” rispose.
“Per caso… I tuoi ricordi…” non sapevo come porgere la mia domanda.
“Che stai dicendo? I miei ricordi cosa?”
“Niente lascia stare.”
“Come vuoi, ciao.”
Non ho idea di come chiederglielo senza sembrare strano.
Però se ha ripreso i ricordi magari posso comunque sia chiederglielo; anche se sembrerò strano è la mia ragazza dopo tutto.
“Aspetta Isabella, hai recuperato i tuoi ricordi?” chiesi.
Lei, che se ne stava andando, si girò verso di me.
“Che stai dicendo? Hai battuto la testa? Quali ricordi?” mi rispose.
Forse non ha ripreso i suoi ricordi o forse questo mondo è completamente diverso da quello in cui ero io a fare i giochi. O peggio… Sono ancora dentro i giochi.
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No, non può essere! Questo è il mondo normale. Gli altri sono tornati in vita…
Non posso essere ancora all’inferno. Non è possibile!
“Non ricordi i giochi?” chiesi spostando il mio sguardo al pavimento.
“Di che giochi stai parlando?” chiese ridendo.
Non sa niente dei giochi, allora mi resta solo un’ultima domanda.
“Chi sono io per te?”
“Uhm… Non ti conosco quindi non sei nessuno per me.” mi rispose.
La sua risposta mi fece saltare il cuore. Non ricorda niente!
Non può essere, è tutto finito, i giochi sono finiti.
Ero con la testa tra le mani cercando di ragionare.
“Tutto bene?” mi chiese Isabella.
“Sì, va tutto bene…” stavo mentendo, non andava bene per niente.
“Ok… allora io vado ciao.” mi salutò Isabella andando nel bagno.
Subito dopo mi venne da vomitare. Non può essere! Non ci voglio credere!
“Kami… Sei qua non è vero?” chiesi a bassa voce.
“…”
Nessuna risposta, ancora una volta ero rimasto senza risposta.
“Smettila di ignorarmi, lo so che sei qua!” urlai sbattendo un pugno contro il muro.
“Issei, cosa stai facendo?! Dopo le lezioni pulirai l’aula da solo!” disse un professore.
Caddi a terra in lacrime. Ero ancora nei giochi? Non volevo sapere la risposta.
Finite le lezioni rimasi dentro a pulire l’aula tutto solo.
Ryu e Kaito mi salutarono, impotenti, non potevano neanche darmi una mano di loro spontanea volontà. Il professore mi inchiodò con lo sguardo.
tornato a casa guardai i miei genitori con uno sguardo diverso da prima.
Erano veri?
Appena finii di cenare mi buttai sul letto pensare.
I momenti passati con Isabella mi passarono nella mente come un treno che mi colpiva.
Quella botta di ricordi mi fece venire in mente come io e Isabella ci siamo messi insieme.
Era stata lei a fare la prima mossa. Ciò vuol dire che devo aspettare?
Come ho fatto ad essere così stupido! Non ho controllato che giorno fosse oggi.
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Non stavo ponendo attenzione in classe, sono andato dritto a scuola senza domandarmi che giorno fosse.
Appena controllai mi diventò tutto più chiaro. Ero di sette mesi nel passato.
un mese prima che mi mettessi insieme con Isabella.
Ma perchè mi trovavo nel passato?
Ciò vuol dire che sono ancora in uno dei giochi o solo nel passato?
Non ci sto capendo proprio niente.
Come avevo conosciuto Isabella sette mesi fa? Non ricordo.
Cercai una risposta ovunque, controllando il mio cellulare.
Lì trovai la risposta. Io e i miei amici stavamo pensando di unirci ad un club scolastico.
Come ho fatto a dimenticarlo? Forse perchè era fallito poco dopo? Possibile.
Adesso avevo una pista da seguire.
Devo solo convincere i miei amici a unirsi al club e poi… Dovrò ricominciare la relazione tra me e Isabella.
Adesso che ci penso, era il mio desiderio mentre attraversavo il portale tra le dimensioni.
Mi ero detto che sarei diventato il miglior fidanzato di sempre.
Forse Kami mi ha dato una seconda opportunità!
Il giorno dopo a scuola convinsi i miei amici ad iscriversi al club dell’occulto.
Durante la giornata non trovai un momento per parlare con Isabella, però sono sicuro che entrando nel club avrò molte occasioni per parlargli.
Alla fine delle lezioni io e i miei amici andammo verso le aule dei club.
La stanza dedicata al club dell’occulto era buia e con la porta sbarrata.
Provai a bussare, dopo qualche attimo di silenzio si sentì un gran casino.
Erano caduti diversi oggetti per terra.
Una ragazzina molto minuta e con i capelli arruffati aprì la porta.
“Siete qua per entrare nel club dell’occulto?” chiese molto entusiasta.
I miei amici mi guardarono in faccia, avevano completamente cambiato idea.
Io però ero venuto qua per un altro motivo, quindi non mollerò adesso.
Presi di forza i miei amici prima che potessero a scappare.
“Sì, siamo qui per il club.” risposi sorridendo.
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La ragazza era molto contenta, forse era raro trovare membri per il club.
“Dove diamine sono le carte, non le trovo da nessuna parte. Isabella mi potresti aiutare? Ti ricordi dove le avevo messe?” disse la ragazza.
Questo vuol dire che nella stanza c’era anche Isabella. Guardai a destra e a sinistra, ma non la vedevo.
Poi un mantello nero si mosse.
“Li avevi messi nello scaffale in alto.” disse una voce molto familiare. Era Isabella!
“Ah, grazie. Come farei senza di te.” ringraziò la ragazzina minuta.
“Ah già, non mi sono presentata. Scusate, io sono Himari e lei è la mia assistente Isabella. Piacere di conoscervi.”
Ricordo bene quei giorni in cui seguivo le avventure del club. Himari era la ragazza più folle che avevo mai conosciuto.
Rendeva ogni sua pazza idea una missione da compiere ad ogni costo.
Che fosse infrangere la legge o altro, per lei le sue idee avevano la precedenza su tutto.
Morale, legge… Niente le era importante. Voleva seguire i suoi sogni.
“Sei il tipo strano di prima…” disse Isabella tornando nascosta sotto la coperta scura..
Mi ricordo che Isabella era entrata a far parte del club solo perché Himari era sua amica.
Aprii la porta completamente, entrando nella stanza illuminata da candele colorate.
Io e i miei amici compilammo i moduli e li diedi in sala professori.
Il giorno seguente eravamo diventati a tutti gli effetti membri del club dell’occulto.
Come prima “missione” del club dovevamo prendere ratti morti per la scuola; c’era stata una disinfestazione non molto tempo fa, e si potevano vedere ratti morti sul retro della scuola.
I professori ci trovarono subito e ci sgridarono per essere usciti dalla scuola.
Non ero riuscito ancora a parlare con Isabella. Non ricordo quando ho fatto la prima mossa.
Mi ricordo che è stata lei a confessarsi, quindi per il momento aspetterò.
I giorni passarono e notai alcune differenze: Ryu non bullizzava più nessuno. Si era veramente pentito di ciò che aveva fatto.
E la sua gang era diventata più debole ma aiutava gli indifesi.
Ero rimasto a pensare con lo sguardo nel vuoto durante la pausa pranzo a scuola.
“Ehi, ti sei sporcato Issei.” disse Kaito, passandomi un tovagliolo sulla guancia.
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Oltre a Isabella, anche Kaito non ha dovuto pentirsi.
Ancora non riesco a capire che cosa era successo nel labirinto.
Cosa intendeva con “scusami”? Perchè è finita così? Si era pentito di qualcosa ma non me ne sono accorto? perchè tutti quei Kaito con personalità diverse?
Come al mio solito mi riesco solo a farmi tante domande.
Un’altra cosa che notai in questi giorni era il comportamento di Isabella.
C’era un ragazzo che gli cadeva ai piedi e lei lo trattava come uno schiavo.
Lui faceva qualsiasi cosa lei chiedeva e lei rideva mentre lo comandava.
Non ricordavo che lei si comportasse così, aveva qualche problema sul sentirsi superiore, ma non era così grave.
Il fatto che era con un altro ragazzo mi rese geloso, allora un giorno mi avvicinai e le chiesi chi era quel ragazzo.
“Cosa te ne frega?” rispose spietata.
Non essendo ancora il suo ragazzo o amico, i suoi trattamenti verso di me erano terribili.
Una lacrima voleva uscire dai miei occhi, ma mi trattenni.
Ero molto arrabbiato, la mia ragazza stava con qualcun altro e mi trattava male.
Adesso che ci penso, forse aveva messo anche me al guinzaglio quando stavamo insieme.
Potrei essere solo una sua vittima. Magari lei non mi amava veramente.
Tornai dai miei amici abbattuto, Kaito mi chiese cosa succedeva, ma risposi che andava tutto bene, anche se in realtà non era vero. Kaito provava sempre a rendermi felice.
Lui si che mi voleva bene!
Forse provavo addirittura qualcosa per lui. Scossi la testa cercando di mettere a posto le mie idee e sentimenti.
Nel pomeriggio con il club andammo ad esplorare il bosco. Un’altra uscita non prevista che in seguito ci metterà nei guai…
Il bosco era grande e spaventoso, appena entrati l’aria si spezzava. La luce veniva filtrata dagli alberi lasciando passare solo qualche raggio e il bosco confinava con un precipizio.
Mentre camminavamo, Isabella si lamentava di qua e di là. Nella distrazione di una ragnatela scivolò su delle foglie. Eravamo andati molto in là, e il precipizio era proprio accanto a noi. D’istinto mi buttai verso Isabella per salvarla.
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Fortunatamente il precipizio era ancora qualche metro più lontano, quindi il mio salvataggio era stato inutile. Ma in realtà fu molto utile: Isabella si aggrappò a me ringraziandomi.
“Stavo per morire, grazie Issei!” urlò in lacrime.
Immagino che questo sia il momento in cui io e Isabella ci avviciniamo l’un l’altra.
I giorni seguenti, Isabella mi stava sempre più vicino.
L’altro ragazzo con cui stava lo ritrovai abbaiare legato ad un palo. La scena era imbarazzante, Isabella rideva e io ero molto confuso.
Appena Isabella se ne andò, chiesi al ragazzo cosa succedeva.
“Stai lontano da quella ragazza, bau!” disse abbaiando alla fine della frase.
Qualche problema lo aveva anche in passato, quindi penso di potermela cavare.
Se io tolgo un pericolo per le persone, diventerò un eroe.
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