Capitolo 06 (Non arrenderti)

Con calma i vari Kaito si avvicinarono a me.

I loro passi erano sincronizzati, lo stesso volto e lo stesso sorriso.

“Guarda in che stato sei messo.” disse uno di loro.

Un altro inclinò la testa incuriosito.

“Non avvicinatevi!” urlai chiudendo gli occhi con forza, sperando che tutto sparisse.

Quando li riaprii erano ancora lì a fissarmi, ognuno con uno sguardo diverso.

C’era chi sorrideva leggermente chi stava ridendo e chi mi guardava confuso.

Ma la persona più confusa in questo momento ero io.

Abbassai lentamente il corpo di Isabella a terra, posandola piano sul pavimento, come se potesse ancora sentire dolore.

Gli sguardi dei vari Kaito rimasero su di me, stavano completamente ignorando Isabella, come se non fosse lì.

Mentre ero ancora in ginocchio vicino al corpo di Isabella, il Kaito con cui stavo camminando mi si avvicinò mettendosi in ginocchio pronto a sussurrare qualcosa all’orecchio.

“Sei molto interessante Issei. Mi piaci.”

Mi voltai di scatto, ma lui svanì davanti ai miei occhi.

“Non è incredibile?” disse un Kaito.

“Chiunque si sarebbe già spezzato.”

Il Kaito al centro abbassò lo sguardo, quasi imbarazzato.

Era diverso dagli altri, forse era quello vero.

“Scusa.” la sua voce era così bassa che quasi pensai di averla immaginata.

Gli altri Kaito risero piano.

“Tra tutte le persone intrappolate qui dentro…” disse uno di loro lentamente.

“…tu sei l’unico che vale davvero la pena osservare.”

Poi anche il Kaito al centro sparì.

Adesso chi era quello vero?!

Le mie mani iniziarono a tremare, il cuore batteva sempre più forte.

Improvvisamente le copie di Kaito si lanciarono su di me.

Mi afferrarono da ogni lato, trascinandomi lontano dal corpo di Isabella.

“Lasciatemi” urlai, ma era tutto inutile.

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Uno mi afferrò il collo.

Non stringeva abbastanza da uccidermi, solo abbastanza da farmi sentire impotente.

Un altro mi prese la gamba, poi gli altri mi presero i miei arti.

E infine uno di loro mi colpì con un pugno nello stomaco.

Mi lasciarono cadere per terra. Cercai il respiro ma non lo trovavo.

“Guarda” uno di loro disse indicando Isabella.

“Hai detto che volevi salvare tutti.”

Le parole di quel Kaito erano più cattive, anche il suo sguardo invece di sorridere, era arrabbiato.

Mi tirò un calcio mentre io tentavo di rialzarmi.

Un altro rise.

“Sei stato tu ad ucciderla.”

“Non è vero…” dissi tossendo.

“L’hai abbandonata.” disse un altro.

“Hai deciso di salvare me e non lei.”

“Non ho scelto.” dissi a fatica.

“Non mentire! Mi hai cercato sapendo che io sono abbastanza intelligente da poter uscire da questo labirinto.” disse tirandomi un altro calcio allo stomaco.

“Volevo salvare tutti io…”

Le mie mani camminavano da sole sul pavimento, in cerca di un appiglio per rialzarmi.

Poi sentii il bastone che avevo fatto per Isabella.

Lo afferrai senza pensarci

“Non voglio farti del male.” dissi.

I Kaito si guardarono tra di loro. Poi sorrisero.

“Finalmente.” disse uno.

Il bastone che avevo in mano cambiò forma, come per magia diventò più pesante e sulla punta spuntarono dei chiodi.

Poi la voce di Kami risuonò nell’aria.

“Vai pure.”

“Sfogati.”

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Il primo Kaito si lanciò verso di me.

Alzai la mazza, il colpo con un suono secco stese il Kaito.

sangue schizzò sulla mia faccia.

Chiusi gli occhi e continuai ad agitare la mazza.

Quando ne rimase solo uno volevo buttare via la mazza, ma l’unica cosa che buttai fu il mio spirito, la mia volontà e tutto ciò in cui credo.

“Issei…” disse piano.

“Non arrenderti…”

“Io credo in te. So che ce la puoi fare.”

Kaito mi sorrise, e per un momento mi sembrava quello vero.

La mazza cadde un’ultima volta. Lo avevo ucciso.

Rimasi solo io e tanti cadaveri.

Scoppiai in lacrime, la mazza mi cadde dalle mani.

Avevo appena ucciso il mio migliore amico.

E la cosa peggiore…

Era che aveva ragione.

– o O o –

Sentivo che la mia umanità stava lasciando il mio corpo.

In lontananza sentii le urla di Ryu.

Anche lui non se la starà passando bene dentro questo labirinto di illusioni.

Poco alla volta mi rialzai. Presi la mazza in mano e tornai a camminare.

Prima di svoltare l’angolo, diedi un ultimo sguardo ai cadaveri.

Avevo abbandonato di nuovo Isabella.

Non mi arrenderò!

Con calma mi diressi verso Ryu, la mappa era imbrattata di sangue ma utilizzabile.

Arrivai molto vicino, a lui. Potevo vederlo attraverso il muro di spine.

“Ryu!” lo chiamai urlando.

Ryu si voltò verso di me ma sembrava che non mi vedesse, si girava in cerca di qualcuno.

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Probabilmente era un altra illusione.

però cos’era l’illusione?

Il Ryu che vedevo? Oppure il muro impediva di farmi vedere? Oppure…

Ero io l’illusione?!

Scossi la testa, non era possibile.

Poi una voce sconosciuta mi colpì.

“Ryu dove scappi?”

Chi era? Mi voltai verso dove stava guardando Ryu e vidi un ragazzo della mia età con un coltello in mano.

“Ti ricordi questo coltello Ryu?”

“Lo hai usato per uccidermi ti ricordi?” continuò il ragazzo.

Per quanto Ryu sia aggressivo, non avrebbe mai ucciso qualcuno.

Ryu con tutte le forze cercò di scappare facendosi un varco tra i muri di spine.

Uscì dall’altra parte del muro pieno di tagli da cui sgorgava sangue.

La sua faccia era completamente nuova per me. Era terrorizzato.

“Non voglio morire!” urlò.

Ryu inciampò ma si rialzò di scatto per correre senza una direzione.

Lui si controllò dietro per vedere se veniva inseguito ma sparì.

Davanti a lui un altro ragazzo lo aspettava.

Lo conoscevo, era quel ragazzo che veniva sempre bullizzato.

Ryu da spaventato tornò ad essere arrabbiato.

“Adesso tu cosa vuoi?!” disse Ryu al ragazzo, facendolo piangere.

“Sei sempre così cattivo…” rispose il ragazzo.

Ryu tirò con tutte le sue forze un pugno, ma esso attraversò il corpo del ragazzo.

Ryu si controllò la mano e poi riprovò, ma ancora il pugno attraversò il corpo senza ferire.

Poi il ragazzo accarezzò il braccio muscoloso. Ryu non poteva interagire col ragazzo, ma quest’ultimo poteva toccare Ryu.

“Questi muscoli potresti usarli per qualcos’altro.” disse il ragazzo dolcemente.

“Non toccarmi!” gridò disperato Ryu.

Per quanto ci provava non riusciva a staccare la presa del ragazzo.

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Vedere uno muscoloso come lui avere difficoltà a fare qualcosa di così semplice come staccare la presa di un ragazzino tre volte più piccolo era assurdo.

Il corpo di Ryu era ricoperto di tagli causati dalle spine.

Il sangue gli cadeva ai piedi. Non era molto, forse per lui non era proprio niente.

Il ragazzo poi prese per il collo Ryu e lo sollevò da terra. Con tutti i suoi muscoli cercò di liberarsi, ma era tutto inutile.

“Che c’è? non ti piace? Ti dà fastidio?” disse il ragazzo sorridendo.

Ryu non riuscì a parlare, le sue gambe si agitavano in cerca di un appoggio.

Controllai la mappa per cercare come arrivare da lui, ma ogni strada era bloccata.

Uno scherzo di Kami pensai ad alta voce.

Potevo come al solito solo osservare la situazione.

Kami mi puoi sentire, non è vero? Dissi nella mente con calma.

Nessuna risposta.

“Arrivo!” disse l’altro ragazzo col coltello tenuto con entrambe le mani.

Ryu urlò disperato in cerca di aiuto ma non potevo fare niente. Anche le mie parole si bloccarono, inconsciamente sapevo che parlargli sarebbe stato inutile e quindi rimasi zitto.

Come se non bastasse spuntò un’altra persona. Mi sembrava di averla già vista, forse era uno della gang di Ryu.

“Ryu, che bello vederti.” disse con un leggero sorriso.

“Ren…”

La voce di Ryu si faceva sempre più roca.

“Non potevo fare niente.”

“Era contro le regole!” La gola di Ryu sembrava voler esplodere.

“Regole che hai ideato tu.” disse Ren.

Usando tutta la sua forza, urlando con la gola che gli grattava riuscì lentamente a staccare la presa del ragazzo che lo teneva per il collo.

Le illusioni rimasero a bocca aperta, come se avessero appena visto un miracolo.

Ryu cadde a terra tenendosi la gola, cercando il respiro.

Se mi trovavo io in quella situazione sarei già morto, o almeno svenuto.

Subito dopo Ryu si lanciò in una pazza corsa, e nello stesso momento una strada mi si aprì.

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Era tutto pianificato da Kami pensai.

Quindi iniziai a correre pure io.

Corsi fianco a fianco con Ryu, anche se a separarci c’era un muro di spine.

Poco più avanti c’era un incrocio che univa le due strade.

Corsi ancora più forte per arrivare per primo e poter fermare Ryu, che sembrava completamente impazzito.

Appena svoltai l’angolo, Ryu si fermò ad osservarmi, per poi girarsi indietro spaventato.

Ryu tornò a correre nella direzione opposta, allora lo rincorsi.

Lui però sembrava spaventato da me.

Ryu circondato si buttò nuovamente contro il muro di spine, oltrepassandolo.

I ragazzi che stavano assaltando Ryu scomparvero, essendo illusioni probabilmente si erano spostati verso Ryu.

Cercai immediatamente una strada che portasse da lui e corsi.

Dopo aver corso a destra e manca, trovai Ryu.

Era per terra a subire i calci dei tre ragazzi.

“Ehi! Smettetela!” dissi.

Ma le mie richieste erano state ignorate, come se io non avessi detto niente.

Poi vidi qualcosa di così raro, che era la prima volta che lo vedevo in tutta la mia vita.

Ryu stava piangendo.

I ragazzi attorno a lui ridevano di gusto. Volevo fermarli, ma il mio corpo non si muoveva.

“Come vi rendi diversi da lui picchiandolo?”

Loro si fermarono per osservarmi attentamente con sguardi seri.

Pensavo di essere osservato da dei lupi affamati.

Poi tornarono a guardare Ryu, che si stava ancora coprendo la faccia.

“Scusatemi, per favore accettate le mie scuse. Prometto che non lo farò più.” la voce di Ryu si faceva sempre più distorta.

La sua gola sembrava tremare di paura, le sue parole non volevano uscire dalla bocca.

“Che scuse eccezionali, penso proprio che non le accetterò!” disse uno.

Perchè? Lui si è scusato. Perchè non finisce tutto come con mio fratello Sora?

Vuol dire che le sue scuse non erano veritiere?

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I tre iniziarono a dare calci sempre più forti, finchè il tutto non divenne un combattimento di fantasia. I calci lasciavano scie di fuoco e ogni colpo subito sembrava una cannonata.

Di questo passo Ryu sarebbe morto.

“Kami cosa posso fare?” dissi ad alta voce sperando in una risposta.

Non rispose, mi lasciò nel silenzio interrotto da calci tirati al mio amico.

Il ragazzo col coltello smise di tirare calci e tirò dalla pancia il coltello.

“Te lo ricordi bene questo? Non è vero Ryu il capo delle regole?”

Capo delle regole? Cosa sta dicendo? Non ci capisco nulla.

“Dillo! Di il perché mi hai accoltellato!”

“Vuoi che rinfreschi la memoria a coltellate?” continuò il ragazzo col coltello in mano.

Ryu rimase immobilizzato dagli altri due ragazzi, mentre quello col coltello si lanciò su Ryu.

Iniziò ad accoltellarlo senza pietà.

Sprazzi di sangue si lanciavano come lava che usciva da un vulcano attivo.

Ryu agonizzante poteva solo urlare disperato.

Le risate dei tre ragazzi mi congelavano il sangue e non riuscivo a muovermi.

Non riuscivo a smettere di guardare. Il mio respiro si faceva affannoso.

“Adesso ti è venuto in mente il perché mi hai accoltellato?!” continuò a chiedere il ragazzo col coltello ricoperto di sangue tra le mani.

“Lo fatto perché era mio dovere far rispettare le regole.” rispose Ryu appena prese fiato.

Sapevo che le gang avessero delle regole, ma non pensavo si spingessero a tanto.

Era solo una piccola gang di al massimo venti persone.

Ryu aveva veramente compiuto un omicidio?

E se fosse che ne abbia commesso più di uno?!

Non riuscivo a credere a ciò che stavo pensando e vedendo.

Ryu vomitò sangue, stava per morire da un momento all’altro.

I suoi muscoli sembravano flaccidi. Era impotente, poteva solo pentirsi e soffrire.

Ormai sembrava si fosse arreso, non urlava dal dolore dalle coltellate, sembrava già morto eppure dopo aver tossito un po’ di sangue si preparò per parlare.

“Le regole non le ho decise io. Era una decisione di gruppo.” la sua voce roca coperta di sangue sembrava stare migliorando.

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“Dovevo fare ciò che mi era stato detto per rimanere il capo.” per la prima volta la sua voce era limpida, non era più roca. Era dolce e onesta.

“Non riuscivo a dire di no.”

“Non ti odiavo, erano solo le regole che tutti dovevano seguire.” continuò Ryu piangendo.

“Mi dispiace che sia finita così. Sono un assassino.”

Ryu era allo stremo delle forze, la sua vita era appesa ad una corda.

I suoi occhi pieni di lacrime non sembravano suoi.

Non lo avevo mai visto così tenero.

Si dice che anche la roccia si può ammorbidire, e questa ne è la prova.

“Ren, scusami se ti ho abbandonato. Ero troppo debole per salvarti.”

“Non sono l’eroe che molti pensano.” continuò mostrando un sorriso sincero che nessuno ha mai visto prima d’ora.

“Ehi. Tu ragazzino. Sei sempre così debole che tutti ti prendono di mira. Anche io essendo debole me la sono presa con te. Scusami.”

Senza rendermi conto anche io stavo piangendo come un bambino.

Le parole di Ryu questa volta erano veritiere.

Infine Ryu guardò il cielo e i suoi arti divennero molli.

“Scusatemi se sono così debole.” quelle furono le sue ultime parole.

I tre ragazzi sparirono nel nulla lasciando del fumo dietro.

“Nooo!” urlai, ma ormai Ryu era in un altro mondo.

Non sapevo di questa situazione Ryu…

Mi spiace che tu abbia dovuto soffrire…

Ryu… Tu hai fatto solo ciò che ti è stato detto.

Per me tu non hai colpe.

– o O o –

Piansi per qualche minuto accanto al cadavere del mio amico.

Gli chiusi gli occhi e lo salutai per sempre.

Addio amico mio. Riposa in pace.

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Guardai la mappa per cercare l’uscita. Qualche lacrima scese nuovamente a vedere che i simboli che rappresentavano i miei amici erano tutti spariti, la mappa era vuota.

C’ero solo io a vagare nel labirinto più spietato che abbia mai visto.

Non c’erano trappole, era un normale labirinto, eppure ha fatto soffrire più di mille coltellate.

Abbattuto ricordai ancora una volta le parole di Kaito: Non arrenderti.

Allora camminai con calma verso l’uscita.

Senza accorgermene ero tornato sullo stesso percorso fatto con Kaito.

Svoltai l’angolo e i corpi dei Kaito erano ancora lì ad osservarmi.

Tornai a piangere.

Quando mi ripresi mi venne un dubbio; non c’era odore.

I corpi morti non emettevano puzza.

C’era qualcosa che non quadrava.

Diedi lo sguardo finale a Isabella e Kaito e poi continuai a camminare.

I minuti passavano inesorabili, anche se ormai ero rimasto solo io, il labirinto non accennò a smettere di fermarsi.

Finalmente l’uscita era davanti a me, e qualcosa mi stava aspettando.

Non potevo credere ai miei occhi.

“Se questa è un’illusione non ci casco Kami!” dissi con sicurezza.

Non poteva essere vero.

Kami sbucò dietro di me cercando di spaventarmi, ma non ci riuscì.

Ero abbastanza abituato a lui che ormai non aveva modo di spaventarmi.

“Boo.”

“Non mi fai paura Kami. Dimmi la verità, quella è un’illusione?” chiesi.

“E chi lo sa.” mi rispose.

La sua simpatia mi dava sui nervi, ogni volta che gli chiedo qualcosa o non si fa vedere o non risponde in maniera esatta. L’unica cosa che sono sicuro è che non menti.

Qualcosa mi dice che per quanto sia cattivo, è sincero.

Dopo qualche passo arrivai alla fine del labirinto, e per terra era seduta una graziosa ragazza.

Con capelli biondi e un bastone vicino a lei.

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Stava dormendo stanca della camminata e di aspettarmi.

Isabella era davanti a me.

“Isabella quindi sei viva?!”

Isabella mosse la testa.

“Chi è che mi sveglia? Stavo riposando.”

Dopo uno sbadiglio che farebbe ingelosire gli ippopotami, Isabella aprì gli occhi.

“Issei finalmente sei arrivato! Ci hai messo troppo! E dove sono gli altri?!”

Le sue parole mi fecero ricordare che ormai ero solo nel labirinto.

Per sicurezza controllai la mappa, il segnalino per Isabella era di nuovo presente ed era davanti al mio.

“Kami per favore mi puoi dire la verità, è la vera lei?” chiesi ancora una volta.

“Scusami? Vuoi dire che io non sono abbastanza vera per te?” disse Isabella.

“Oh scusami, non intendevo questo.” risposi.

Kami rise di gusto e poi annuì con la testa.

“Kami ma quindi tu non puoi mentire?” chiesi.

“Quante domande che fai… Però ti risponderei di sì, anche se in realtà ciò potrebbe essere una bugia. Non credi che chiedermelo sia una domanda stupida?”

Questo conferma che non sono abbastanza intelligente a differenza di Kaito.

L’Isabella che mi trovo davanti sarà quella vera?

Riesco solo a farmi venire in mente domande.

Finalmente l’incubo del labirinto era finito.

Cosa mi aspetta ancora?

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