Capitolo 05 (Il labirinto delle illusioni)

Fuori dalla porta c’era un lungo corridoio di cespugli altissimi e pieni di spine. Non serviva pensarci troppo; il prossimo livello era chiaramente un labirinto.

Con violenza la porta dietro di noi si chiuse, e apparve un muro davanti ad essa.

Quindi non possiamo tornare indietro, dobbiamo proseguire.

“Benvenuti nel labirinto!” disse esaltato Kami.

Quel suo sorriso ormai mi era familiare, anche se lo odiavo.

Era come il sorriso di una sorella antipatica. Ci si è abituati ma da fastidio ogni volta.

Poi il muro di rovi dietro di noi iniziò a muoversi.

Presi in spalla Isabella e corsi il più veloce possibile, anche se rallentato.

Ryu corse più veloce di tutti. Kaito sembrava bloccato dalla paura, ma poi anche lui si mise in moto per scappare.

Improvvisamente muri da ogni parte iniziarono a muoversi.

In pochi istanti eravamo tutti separati. Io ero con Isabella, mentre Kaito e Ryu erano soli.

“G-grazie Issei.” disse Isabella sempre arrossendo.

Non riusciva a parlarmi senza arrossire. A questo punto era quasi imbarazzante.

Però così è troppo evidente, a questo punto dimmi che ti piaccio!

I muri si calmarono allora rimanemmo fermi a prendere fiato.

Kami lo vedevo svolazzare molto in alto, era a malapena visibile. La siepe era altissima.

Arrampicarsi era impossibile; i rovi erano pieni di spine e più in alto i rami erano sottili.

Camminare e trovare l’uscita era l’unica opzione possibile.

Essendo un gioco di Kami però mi chiedo se ci sia veramente un uscita.

In questo momento di calma, non c’era però tranquillità, Isabella si teneva in mano la caviglia dove il piede era stato tranciato. E per quanto poco udibile, stava piangendo.

Il sangue scorreva lasciando macchie di rosso scuro ovunque. La gamba tremava e l’atmosfera si faceva sempre più pesante.

*Kami mi senti?* urlai nella mente cercando di cogliere la sua attenzione.

“Sì forte e chiaro.” mi sussurrò all’orecchio.

La sua capacità di leggermi nel pensiero era tremenda ma mi era tornata utile.

Volevo aiutare Isabella ad ogni costo, e Kami era l’unico in grado di aiutare.

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“P-potresti curare il piede di Isabella? P-per favore.” chiesi come un cane bastonato.

“Hahaha. Non credo che lo farò. Non pensare che io sia al tuo servizio Issei.” rispose.

Ero furioso. Poteva curarla in un attimo e lo sapevo. Ma non potevo farci niente se il suo gioco dettava la sua morte.

Isabella poi portò lo sguardo verso il mio, era disperata.

Avendo subito le torture di Kami potevo ben immaginare il dolore che stava sopportando in questo momento Isabella.

Mi guardava in cerca di aiuto, ma io non potevo fare niente.

Le sue lacrime passarono a me. Mi dispiaceva non poterla aiutare.

“P-possiamo proseguire” mi disse singhiozzando.

“Se non te la senti possiamo aspettare ancora un po’” dissi.

Ma lei con uno sguardo arrabbiato e ferito mi sgridò.

“Se non finiamo subito questi giochi morirò dissanguata, capito?!”

Come sempre non penso prima di parlare. Mi preoccupo per lei ma alla fine sono solo uno stupido.

Mi alzai da terra e mi avvicinai a lei. Imbarazzata mi mise il braccio dietro la schiena, e l’aiutai a camminare.

Arrivati ad un bivio mi tornò in mente il dubbio di prima.

Ci sarà davvero un uscita?

A questa domanda mi rivolsi nuovamente a Kami che per quanto malvagio era, anche se con qualche trabocchetto la verità l’ha sempre detta.

“Non essere così sospettoso, l’uscita esiste e potete arrivarci quando volete.” mi rispose.

“Anzi, ecco la mappa per arrivare all’uscita.” disse Kami dandomi una mappa in mano.

Sembrava una di quelle mappe del tesoro, vecchia e malandata.

Il vero problema però non erano le condizioni della mappa, o se essa mostrasse la verità.

Il problema principale era il fatto che la mappa stava continuamente mutando.

Ogni secondo che passava un muro si spostava.

Potevo vedere ogni cosa, anche dove si trovavano gli altri. Quindi decisi da solo dove proseguire. Nel mentre Isabella mi spiava.

“Ehi. Dove pensi di andare?!” mi chiese preoccupata.

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“L’uscita è dall’altra parte.” continuò.

Vedevo anch’io che l’uscita era più vicina andando a destra.

“Voglio prima andare a cercare Kaito.”

Volevo prima trovare gli altri e uscire insieme. Dopo tutto erano i miei migliori amici.

“NO! Io voglio uscire subito da qua!” mi sgridò Isabella molto innervosita.

Allora la mollai, calandola lentamente per terra.

“Ehi, che fai? Mi abbandoni?!” mi chiese preoccupata.

“Se vuoi trovare l’uscita vai pure, io cerco gli altri, poi con la mappa torno a prenderti.” dissi.

Lei era molto spaventata e arrabbiata, ma volevo uscire da qua con tutti, non da solo, non solo con lei. Voglio che tutti i miei amici escano da qua sani e salvi.

Prima di andarmene però mi avvicinai al cespuglio di spine.

Feci attenzione rimuovendo pian piano ogni spina da un ramo, poi lo spezzai e lo diedi a Isabella come stampella.

“Ora puoi proseguire anche senza di me.” dissi sorridendo.

“Ti sembra il caso di sorridere in una situazione del genere?!”

“Volevo solo tirarti su il morale.” dissi rattristato.

“Come ti ho detto, cerca l’uscita, io nel mentre cerco gli altri e poi torno a prenderti. Te lo prometto.” conclusi.

Isabella mi guardava incredula, e io la guardai col sorriso. Stavo diventando inquietante quanto Kami, però volevo solo essere ottimista.

Isabella prese il bastone e si alzò in piedi a fatica.

“Riesci a stare in piedi, ottimo. Il percorso dell’uscita se non cambia è tutto dritto. Adesso ti saluto. A dopo Isabella!” salutai abbandonandola.

Per un attimo pensai che mi avrebbe odiato per sempre.

Mentre camminavo verso Kaito, provai a trovare un senso ai movimenti del labirinto.

Provai a capire il movimento dei muri.

Forse era casuale. O forse il labirinto era fatto apposta per impedirci di uscire.

Ma la verità più probabile era un’altra: Kami li sta muovendo a piacimento.

La capacità di fare ciò che si vuole è davvero fastidiosa per chi la subisce.

Non potevo farci niente continuai a camminare.

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Controllai continuamente la mappa, Kaito era completamente fermo, Ryu si muoveva con la mia stessa velocità e Isabella anche se più lentamente aveva iniziato a muoversi pure lei.

In poco tempo Kami è riuscito a dividerci parecchio, pensai.

Forse il bivio era proprio stato messo lì da lui per vedere cosa sceglievo.

Non mi farò comandare da lui. Io decido per me stesso.

I minuti passarono e pian piano mi avvicinavo sempre di più a Kaito. Lui era rimasto fermo, forse sperava che qualcuno lo avrebbe trovato, oppure stava pensando su cosa fare.

Era molto intelligente e cinico. Proprio per questo è la prima persona che voglio salvare.

Con lui posso salvare anche gli altri.

Il cielo grigio, pieno di tristezza, sembrava stare per piangere.

Ogni tanto il segnalino di Isabella si fermava, probabilmente per prendere fiato.

Ryu camminava sempre dritto, ad ogni bivio procedeva senza esitare in una direzione.

Kaito invece rimaneva immobile. Un pensiero poi mi scosse la testa.

Non è che in realtà… è morto?!

Scossi la testa, cercando di far cadere quel brutto pensiero.

Anche se potevo vedere i muri muoversi nella mappa, ogni volta che un muro vicino a me si muoveva mi spaventavo da morire.

Nessuno mi sta inseguendo, non devo avere paura. O forse il mio sesto senso mi stava dicendo che c’è veramente qualcuno che mi sta inseguendo?

Stare da solo è stata una pessima idea, però non volevo obbligare Isabella a venire con me, e non volevo neanche abbandonare gli altri per uscire dal labirinto.

Ogni tanto un muro si spostava bloccandomi la via, e dovevo trovare altre strade per arrivare a Kaito. Ogni volta che mi avvicinavo a lui la strada si allungava sempre di più.

Ma io non mi arrendo così facilmente, mi dissi.

Speravo che Kami mi abbia sentito dire quella frase, ma non potevo esserne certo.

La via percorsa da Isabella rimase la stessa. Dritta e verso l’uscita.

Finalmente il labirinto mi diede l’opportunità perfetta, vidi un sentiero verso Kaito, ed era libero. Allora con tutte le mie forze corsi.

In quel momento il muro proprio davanti a me iniziò a spostarsi.

“Non permetterò che questo muro mi separi!” Urlai a colpi prendendo il respiro.

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I momenti successivi erano usciti da un film di avventura dove il protagonista riesce a scappare dal pericolo all’ultimo istante

Kaito era vicino al muro di spine, quasi appoggiato, con la mano appoggiata sulla testa come se stesse pensando.

“Finalmente.” disse.

“Ti ho trovato.” risposi cercando di riprendere fiato.

Kaito sollevò lo sguardo verso di me.

“Mi hai trovato… oppure ti ha portato qui la mappa?”

Abbassai lo sguardo verso il foglio che tenevo in mano.

“Non cambia niente.”

“Cambia tutto.”

Il silenzio veniva spezzato da ondate di vento improvvise e decise. Il labirinto si muoveva lentamente intorno a noi. Le spine scricchiolavano come ossa.

“Isabella sta morendo.” disse Kaito.

Sentii lo stomaco stringersi.

“Lo so.”

“Eppure sei qui.” protestò con calma.

“Sono venuto a prenderti.”

Kaito fece un piccolo sorriso.

“Quindi hai lasciato Isabella da sola… per salvare me?”

Non risposi.

“È curioso.” continuò.

“Tu vuoi salvare tutti… ma per farlo devi sempre lasciare qualcuno indietro.”

“Non è vero.”

“Lo è.”

Strinsi i pugni.

“Se ci muoviamo insieme possiamo uscire tutti.”

Kaito scosse lentamente la testa.

“È questo il problema con te, Issei.”

“E quale sarebbe?”

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“Credi che il mondo funzioni come le promesse.”

Lo fissai intensamente, arrabbiato ma cercando di non perdere la calma.

“E tu invece credi che sia inutile provarci?”

“No.” disse lui.

Fece un passo verso di me.

“Credo che a un certo punto devi scegliere.”

Il vento mosse le siepi. Le spine sfregarono tra loro con un rumore secco.

“Se davanti a te ci sono due persone…” continuò Kaito

“e puoi salvarne solo una…”

Poi fece una piccola pausa.

“Chi scegli?”

Non risposi neanche questa volta.

“Vedi?” disse.

“Non devi scegliere.”

“Sì che devo.” ribattei.

“Non lo accetto.”

Kaito sospirò.

“È facile dire così quando non sei ancora arrivato al momento della scelta.”

Abbassai lo sguardo. Il sangue di Isabella mi tornò in mente.

“Se rinunci prima ancora di provarci…” dissi lentamente

“…allora non stai scegliendo.”

“Stai solo scappando.”

Kaito rimase in silenzio per qualche secondo.

Poi sorrise. Non era il suo solito sorriso, era diverso; più freddo.

Il labirinto scricchiolò di nuovo.

Poi Kaito fece un passo indietro.

“Ecco perché tu e io siamo diversi.”

“Perché?” chiesi.

Il suo sorriso si allargò appena.

“Perché io ho già accettato la risposta.”

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Camminammo in silenzio, il suo sorriso mi tenne a distanza.

I muri si muovevano, le spine che sfregavano l’una con l’altra.

Ciò mi faceva venire la pelle d’oca.

Kaito lo guardavo con uno sguardo pieno di rabbia.

Si sentiva superiore, la sua intelligenza lo portava sempre a stare da solo.

E anche con me che ero più paziente, stavo perdendo la voglia di rimanere suo amico.

I muri continuarono a muoversi, ad un certo punto le strade tra me e Isabella si incrociarono.

Vidi a terra una striscia di sangue e poco più avanti un corpo disteso per terra.

Controllai disperatamente la mappa. Essa indicò che poco avanti c’era Isabella.

Quindi il corpo poteva solo appartenere a lei.

Mi gettai in una pazza corsa.

“Isabella!” Gridai.

Mi lanciai per terra vicino a lei. I suoi occhi bellissimi pieni di forza, ora erano spalancati e rilassati. L’avevo abbandonata e ora è morta. Tutto per mano mia.

Non sono potuto rimanere durante i suoi ultimi attimi di vita.

Che schifoso essere che sono. Mi faccio schifo. Kaito aveva ragione.

Come potevo pretendere di farcela. Kami voleva vedermi soffrire, era ovvio che qualcosa sarebbe successo senza il mio permesso.

Il corpo freddo e senza vita era così leggero in quel momento. Sembrava poter sparire da un momento all’altro.

Piansi ma poi Kaito mi interruppe ridendo.

“Era inevitabile.”

Quelle parole mi colpirono come uno schiaffo. Mi voltai di scatto.

“Come fai a dirlo così?!”

Kaito mi guardava con calma. Troppa calma.

“Perché è la verità.”

Strinsi i pugni. Aveva ragione ma non potevo accettarlo.

“È una questione di scelta.” disse Kaito Indicando Isabella.

“Tu hai scelto.”

Il mondo sembrava improvvisamente più pesante.

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L’aria stessa faceva fatica a entrare nei polmoni.

“Tu hai scelto me.” continuò.

Non riuscivo a parlare. Non riuscivo neanche a pensare.

Kaito incrociò le braccia.

“Questa è la realtà, Issei.”

Il suo sguardo era freddo.

“Quando cerchi di salvare tutti…”

“Finisci solo per decidere chi muore.”

Le mie mani iniziarono a tremare sempre più forte.

Le lacrime cadevano sul dolce viso di Isabella. Ciò faceva sembrare che lei stesse piangendo per me.

Vederla piangere mi spezzava il cuore, ma il fatto che fosse morta era ancora peggio.

“Non… volevo…” la mia voce si spezzò.

“Non volevo che succedesse…”

Kaito mi guardò dall’alto.

“Eppure è successo.”

Il silenzio del labirinto diventò soffocante. Poi mi disse lentamente:

“Benvenuto nel mondo reale, Issei.”

“BASTA!” urlai ammutolendo Kaito.

Rimasi a fissare il volto di Isabella. Non riuscivo a muovermi. Potevo solo piangere.

Sbattei i pugni per terra fino a farmi male.

“Nooooo!”

Appena mi calmai presi in spalle Isabella e controllando la mappa proseguii.

Kaito dietro di me sembrava infastidito.

“Ti porterai quel cadavere per tutto il labirinto?” mi chiese.

Ma io mi rifiutai di rispondere.

Con un profondo respiro Kaito sciolse le sue braccia incrociate e mi seguì.

Ogni tanto potevo sentire una risatina fastidiosa, e un’ombra si calava su di noi.

Era Kami che dall’alto mi stava prendendo in giro.

Veniva e andava, come al suo solito, per controllare che tutti facciano quello che lui vuole.

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Come prossimo obiettivo avevo quello di trovare Ryu.

Lui era andato il più dritto possibile, e con una camminata spedita.

Kaito mi fermò.

“Vuoi andare da Ryu non è vero?” mi chiese.

“Non ti ascolterò. Io voglio salvare tutti, hai capito?!” risposi deciso.

“Non volevo dire nulla di simile. Ti dico solo che per come si muovono è meglio provare ad andare all’uscita, ma gari Kami proverà a bloccarla e ci aprirà un passaggio.”

Ovviamente il suo cervello funzionava meglio del mio. Però mi dava fastidio dargli ragione.

Dopo quella discussione, lo odiavo più che mai.

Però è strano che mi volesse aiutare.

Feci finta di non averlo sentito e andai per lastrada verso l’uscita.

Come previsto da Kaito, Kami bloccò ogni uscita.

Proseguimmo verso la prima strada libera verso l’uscita.

Poco alla volta ci trovavamo sempre più vicino a Ryu.

I sentieri erano belli ampi e la stanchezza si faceva sentire.

Quanto vorrei un bel tè freddo in questo momento, pensai.

Poi davanti a me mi apparve un bicchiere di vetro cristallino pieno di liquido giallastro.

Lo presi senza pensarci e bevvi. Mi sentii molto meglio. Poi mi accorsi.

“Ma da dove è apparso?”

“Sono stato io.” una risata familiare mi fece drizzare i peli.

Era Kami, che come sempre ascoltava ciò che pensavo.

A quella ipotesi mi venne in mente di smettere di pensare a Ryu e di pensare intensamente a trovare l’uscita.

“Guarda che non mi inganno così facilmente.” disse lo spirito.

Era palese il mio obiettivo, non potevo farci niente.

Con un altra risata il fantasma sparì.

Poi ci trovammo in un vicolo cieco. Non volendo tornare indietro, ci fermammo.

Appoggiai il corpo senza vita di Isabella per terra e ripresi fiato.

“Se solo non ti portassi quel cadavere, faresti meno fatica.”

Guardai Kaito penetrandolo con gli occhi, non gli degnai neanche una risposta.

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Lui rise, aveva capito la mia risposta, oppure la sua era solo una battuta di poco gusto.

In ogni caso il muro davanti finalmente si mosse.

Ripresi in spalla Isabella e ripartimmo.

Girato l’angolo però trovai qualcosa di assurdo.

“K-kaito?!” balbettai, il cuore che mi batteva in gola.

Non era possibile.

Uno… due… tre…

Dieci Kaito, tutti identici, si muovevano in cerchio attorno a un undicesimo.

Undici Kaito.

Così tanti Kaito…

Il mio cervello non riusciva a elaborare la situazione.

“Issei, attento! Sono copie!” disse il Kaito al centro.

Copie… Tutte uguali…
E quello con cui avevo camminato? Era reale o era solo un inganno?

Il panico mi attanagliava lo stomaco, la mente vacillava, e tutto ciò che avevo imparato finora sembrava inutile.

Non avevo più punti di riferimento. Dovevo scegliere. Dovevo capire. Ma come si distingue il vero dall’inganno?

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