Passarono svariati minuti, c’era silenzio interrotto casualmente dalla mia tosse, respiri profondi e anche qualche urla di dolore.
Non riuscivo ad alzarmi da terra, la mia mano era completamente appiattita; era un tutt’uno col pavimento. Kami mi guardò perplesso e poi spostò il monitor vicino a me.
“Penso sia arrivato il momento decisivo.” Ridacchiò il fantasma.
Lo fissai bene e poi chiesi:
“Ma tu chi sei davvero?”
Kami mi fissò negli occhi come per imprimere la sua immagine nelle mie retine.
Poi cambiò forma, era un tizio incappucciato con un teschio come faccia e con una falce alta e affilata nelle mani. Senza parlare mi aveva risposto; era la morte in persona.
“Cosa ho fatto di male per meritarmi tutto questo?!” Piagnucolai.
Lo spirito tornò con la forma di un bambino e mi guardò, come se fosse in pena per me.
Ero proprio uno straccio, distrutto fisicamente ed emotivamente.
“Issei, pensi davvero di essere il buono della situazione?” mi rispose.
“Non ricordi ciò che hai fatto in vita? Probabilmente ti è divenuta abitudine farlo e quindi non lo sai neanche.” Proseguì pensieroso.
Lo guardai incredulo, io sarei il cattivo?
Tutta questa situazione sovrannaturale mi dava sui nervi, non ne potevo più.
“Sono stanco di rimanere a guardare!” Urlai.
“Ah davvero? Stai arrivando al punto da solo Issei, complimenti!” Kami sembrava felice, questa volta non aveva un ghigno inquietante, ma un vero sorriso.
Ciò che ho detto lo aveva veramente reso felice? Perchè?
“Tornando a ciò che stavo dicendo; Siamo giunti al punto decisivo” Continuò ignorandomi e prendendo il telecomando. Schiacciò un bottone, ma non successe niente.
“ora possiamo continuare a goderci lo show!” Esclamò tutto su di giri.
Kami si precipitò davanti allo schermo sgambettando, come un bambino. Mi ricordava un cane che scodinzolava. Io rimasi immobile a osservarlo, poi lui si girò verso di me.
“Per caso non ti muovi perchè ti fa male la mano?”
Mano? Quale mano?
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La mia mano era in poltiglia, non era più un mio arto ma un ammasso di carne e ossa tritate.
Senza pensarci troppo lo spirito schioccò le dita e la mia mano tornò al suo stato originario.
Perché quanto dannato dio della morte non mi uccideva e basta?!
Non posso nemmeno morire dissanguato in pace?!
Non era ancora giunto il mio momento per morire?!
Starà architettando tutto in maniera che si diverta il più possibile, cambiando la realtà a suo piacimento.
Lo odio! Lo odio! Lo odio!
Sullo schermo vidi il povero Sora camminare tenendosi attaccato al muro. Poi da dietro una figura lo prese e lo trascinò via. Le unghie di Sora graffiavano il muro, le urla soffocate dal non avere una bocca con cui urlare. Il respiro affannoso.
“Come disattivo questa trappola?!” chiesi arrabbiato.
“Questa non è una trappola, non c’è niente che tu possa fare qui.” Mi rispose con calma.
Con gli occhi pieni di rabbia e lacrime guardai lo schermo tenendolo tra le mani, come per stritolarlo per far uscire di lì mio fratello.
Senza il mio permesso il monitor cambiò inquadratura, tornando a mostrare i miei amici.
Loro continuarono a percorrere il corridoio, ignari dei pericoli.
Davanti a loro un muro ricoperto di fori li aspettava.
Dai fori usciranno frecce a non finire a quanto leggo dalla piantina.
Sono troppo stanco per sacrificarmi ancora, devono cavarsela da soli. Mi dissi, ma non volevo vederli morire, ero in una situazione di stallo. Li aiuto oppure no?
Camminarono ancora contro il muro come prima e appena Kaito sentì una fessura nel muro capì istantaneamente che cosa stesse per succedere.
“Abbassatevi subito!” Ordinò.
Gli altri ubbidirono, mettendosi a strisciare per terra come dei serpenti.
Le frecce partirono ma loro ne rimasero illesi; per fortuna i fori non ricoprono tutta la parete.
Senza un graffio proseguirono. Davanti a loro videro il buco di dove era caduta l’ascia, ma di essa non c’era traccia. Qualcuno o qualcosa l’aveva raccolta da terra.
Dopo aver sorpassato varie trappole si trovarono dentro una stanza con davanti un portone chiuso a chiave. La porta dietro di loro si chiuse e bloccandoli dentro la stanza.
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“Ci sarà un puzzle da risolvere per aprire la porta…” Pensò Kaito ad alta voce.
Un rumore di una cascata iniziò a farsi sentire sempre più rumoroso.
La stanza si stava riempiendo d’acqua!
Senza via d’uscita sarebbero morti, cosa potevo fare io però?!
“Kami cosa posso fare?!” Chiesi senza neanche voltarmi verso di lui.
“Non c’è niente che tu possa fare.” ridacchiò.
Non posso fare niente?!
Non c’era nessun pulsante che indicava quella trappola; era inevitabile.
I corpi dei miei amici rimasero immobili, ma dentro di loro il cuore stava battendo forte, potevo vedere la pancia di Isabella espandersi e ritrarsi continuamente.
Il panico era evidente, ma rimasero tutti in silenzio, come se parlare li portasse a morire.
“Ci deve essere qualcosa che posso fare!” Urlai allo spirito.
Lui perplesso scosse la testa.
“Mi spiace ma se la devono cavare da soli. A te cosa importa se muoiono?” Disse con serietà, come se questa situazione avesse una vera importanza per lui.
Tutto il mondo attorno a me sembrò immobile. Guardavo lo spirito intento ad osservare il televisore a tubo catodico dove erano raffigurati i miei amici immobili.
Il rumore dell’acqua che riempiva la stanza si faceva sempre più chiassoso nella mia testa.
“Ok, torniamo al nostro caro Sora.” Disse Kami cambiando l’inquadratura col telecomando.
Vedevo Sora su un letto di legno, legato ai piedi e mani con delle cinture di pelle marroni.
La figura oscura che continuava a girare per la casa ora era nella stanza con mio fratello.
Se non avessi fatto niente qualcosa di indicibile sarebbe successo.
“Qua posso fare qualcosa?!” chiesi insistente allo spirito.
“Sì, qua puoi fare molto, ma a tuo rischio e pericolo.” mi rispose.
Probabilmente c’era qualche tortura da subire per salvarlo, allora esitai.
Fissai il monitor. La figura nel buio continuava a girare attorno al tavolo dove c’era Sora.
Dopo aver fatto qualche giro, si fermò. Tirò fuori un coltello e si avvicinò.
“Sora, figlio caro, tutto bene?” Disse l’ombra con una voce roca ma tenera. Quella voce era una versione spaventosa di una voce che conoscevo già.
Figlio caro? Non può essere?!
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Non avevo dubbi, era mia madre! Cosa ci faceva lì?
Poi qualcosa nella testa mi fece male. Altri ricordi mi riaffioravano.
Quando ero tornato a casa, cos’era successo?
Qualcosa di orribile era successo, ma cosa?
Il ricordo era sul punto di scappare dalla mia testa. Provai ad afferrare quel ricordo con tutte le mie forze, ma non riuscivo a rendere l’immagine nitida.
Un ricordo così importante mi sta sfuggendo.
Devo ricordare!
L’essere nelle tenebre si avvicinò ancora di più alla faccia di Sora, dove la sua faccia si fece chiara alla luce del candelabro appeso.
In quel momento i miei dubbi si tolsero. Vidi la faccia di mia madre, piena di tagli e sangue.
Ora ricordavo; quando sono tornato a casa avevo visto i cadaveri dei miei genitori per terra e Sora con in mano un coltello insanguinato.
In una frazione di secondo i miei ricordi mi riempirono la testa. Mi misi le mani davanti alla bocca, ma il vomito uscì comunque.
Le interiora fuori dalla pancia aperte a coltellate, erano disgustosamente chiare nella mia mente. Tutto quel sangue, l’odore putrido, tutto era così limpido nella mia testa.
Però manca qualcosa. Perché li ha uccisi? Mi mancano dei ricordi.
Sullo schermo poi vidi mia madre prendere il coltello e lo conficcò nel legno vicino alla faccia di Sora.
Lui era completamente ammutolito e poteva solo respirare affannosamente.
Kami con uno schioccò di dita fece riapparire la bocca a Sora, che iniziò a urlare disperato.
Finalmente Sora aveva la sua tenera fessura con cui esprimersi.
“Ti odio! Ti odio! Ti odio!” Continuò a urlare mio fratello.
Insieme alla paura era presente anche il sentimento di odio. Altri ricordi mi tornarono alla mente; ogni volta che tornavo a casa Sora e miei genitori stavano sempre litigando.
È possibile che delle sgridate possano averlo portato a commetere omicidio?
No, non basta questa motivazione per uccidere i propri genitori.
Gli arti del piccolo Sora si muovevano come vermi; si stava dimenando come un matto.
“Kami, cos’è successo tra i miei genitori e mio fratello?!” chiesi disperato.
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“Non sai proprio niente eh? Eppure ti ho ridato tutti i ricordi. Probabilmente ti hanno lasciato da parte. Non eri di loro importanza.” mi rispose.
Che cosa sta dicendo?! Io avrei perso una cosa così importante della mia famiglia?!
Con gli occhi annoiati lo spirito iniziò a spiegarmi..
Negli ultimi anni la mia era una famiglia di criminali. Kami mi spiegò che facevano sparire le persone per denaro. Sora è finito per sbaglio sul posto di una missione e quindi ha iniziato anche lui all’età di 10 anni a uccidere persone per denaro.
Tutto ciò era così assurdo e fuori da ogni mia immaginazione che smisi di ascoltare.
Tutto questo è impossibile. La mia sarebbe una famiglia di assassini?!
“Stai mentendo, ciò che dici è inverosimile!” Urlai sconvolto.
Kami si fermò per un secondo, quasi per scusarsi con me. Poi riprese a spiegare.
Sora dopo aver visto i propri genitori uccidere altre persone, iniziò a uccidere anche lui, non per soldi, ma come proprio piacere personale.
Sora finiva a fare massacri difficili da ripulire e per questo litigava sempre con loro.
Lui voleva solo uccidere e uccidere e uccidere.
La mia vita è stata tutto questo tempo all’oscuro di ciò che faceva la mia famiglia.
Kami poi come se fosse stufo disse che era ora di farlo pentire.
Cosa intende fare?!
Dall’ombra, oltre a mia madre spuntò anche mio padre.
Qualcosa di veramente terribile stava per succedere, ma io cosa potevo fare?
Mio fratello e anche i miei genitori sono dei killer. Dovrei Salvarli?
I miei genitori sono già morti, quindi non penso di poterci fare molto. Infatti le sagome dei miei genitori dentro la stanza sembravano degli zombie, però…
Cosa devo fare?! Qualcuno mi aiuti!
I miei genitori si lanciarono contro il tavolo sbavando. Subito dopo uno dei due iniziò a mordere il corpicino di Sora.
Gridai ma le mie urla venivano sovrastate da quelle di mio fratello dolorante.
Smisi di guardare lo schermo, mi tappai le orecchie e mi misi in un angolo a piangere.
Potevo percepire Kami svolazzare accanto a me quasi dispiaciuto.
Faceva avanti e indietro come per controllare la mia situazione e quella di Sora.
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“Non vuoi salvare tuo fratello?” mi chiese dolcemente come faceva mia madre.
“NO!” urlai straripante di lacrime.
Non avevo idea di cosa fare, volevo essere lasciato da solo.
Volevo che tutto ciò non fosse mai successo.
Vorrei che tutta questa situazione sia solo un brutto sogno, o una bugia.
Quando finalmente smisi di sentire le urla di Sora, pensavo che era tutto finito.
Kami però non aveva ancora finito con lui.
“Non va bene così…” disse rattristato.
“Che cosa non ti va bene?! Vuoi torturarci ancora?!” domandai arrabbiato.
“Il fatto è che non si sta pentendo. Quello è l’obbiettivo.” mi rispose sempre triste.
Mi voltai verso lo schermo e vidi Sora tutto martoriato, pieno di morsi e sangue.
Ero sicuro che fosse morto.
Mi strofinai gli occhi per vedere meglio e vedevo che respirava ancora.
“Posso andare a salvarlo?” chiesi tirando su col naso.
Kami tornò a sorridere e tutto eccitato mi trascinò schioccando le dita.
Davanti a noi apparve una porta che brillava viola. Una porta magica.
Prima di poterci entrare lo spirito si fermò.
“Ora ti porto da Sora, e dovrete fare un mio gioco.” spiegò.
Il gioco consiste in un muro trasparente tra me e Sora. Esso si muoverà a seconda dei tasti premuti che si trovano in entrambe le parti della stanza. Sora dovrà scusarsi o verrà schiacciato dal muro.
Finito di spiegare le regole, aprii la porta e la attraversai.
In un battito di ciglia ero in stanza con Sora, e lo spirito era sparito.
Mi fiondai contro il muro trasparente a salutare Sora.
“Sora, fratello, so venuto a salvarti!” gli dissi.
Sora spalancò gli occhi.
“Fratellone, allora sei vivo. Salvami ti prego.” mi disse tossendo sangue ad ogni parola.
Le cinture che tenevano fermo Sora si slegarono.
Anche se libero, mio fratello non si mosse. Il dolore era tale da non lasciar spazio a movimenti senza soffrire.
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Il muro poi lentamente iniziò a muoversi verso Sora.
“Sora in fondo alla stanza c’è un pulsante per fermare il muro, muoviti!” dissi tagliando parole per dirgli il prima possibile come uscire da qua.
Sora gocciolava sangue, ma poco alla volta si mosse. Si gettò giù dal letto tirando un urletto.
Poi gattonò verso il pulsante e poi si girò verso di me.
“Se lo premo sarai tu quello a morire?” mi chiese.
Non riuscivo a parlare, abbassai lo sguardo e lentamente annuii.
Sora a quel punto ero confuso quanto me su cosa fare.
Poi però come se gli fosse venuta in mente un’idea geniale, sorrise e schiacciò il pulsante.
“Non ho mai visto una persona venire schiacciata, sarà interessante.” disse spuntando del sangue nel mentre.
Ero senza parole, ma poi esse uscirono senza il mio permesso.
“So cosa hai fatto…”
Lo sapevo tramite Kami, ma non ero sicuro che fosse tutto vero.
Sora rimase a bocca aperta ma poi tornò a sorridere.
“Ormai non serve più a niente nascondere questo segreto. Addio fratello.”
Come aveva detto Kami, adesso a lui gli interessa solo vedere le persone morire.
“Sora possiamo ancora essere fratelli e vivere insieme felici.” dissi senza pensarci troppo.
In realtà non sono sicuro di volerlo davvero.
Sora cambiò espressione.
“Quindi tu mi vuoi bene?” chiese quasi in lacrime.
“Sì, ovviamente ti voglio bene! Che fratello maggiore sarei altrimenti?” risposi con un sorriso sincero pieno di lacrime.
Ma in realtà quel sorriso sincero non lo era. Volevo solo che Sora si scusasse.
“fratello premi il pulsante.” disse Sora tappandosi la bocca come se non volesse dirlo veramente.
Sono sicuro che si stia pentendo ma non vuole morire, è normale.
“Sora, anche se premo il pulsante non sono sicuro di sopravvivere a questi giochi mortali.” spiegai.
“Ti voglio bene. Ci vediamo dopo la morte fratello.” conclusi il mio discorso con una lacrima.
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Sora era in lacrime pure lui. Cascate erano quelle appese ai suoi occhi.
“Fratello non mi abbandonare!” gridò Sora piagnucolando.
“Non voglio perderti! Premi il pulsante!” mi disse.
“Ormai ho fatto la mia scelta. Addio Sora.” risposi, dandogli il sorriso più bello che sapevo fare.
Un suono familiare alle mie spalle. Era apparso Kami.
“Kami le sue scuse vanno bene?” chiesi preoccupato.
“Sì, penso che la sue siano scuse sincere.” rispose contento.
Ero sollevato e pronto a morire. Chiusi gli occhi e aspettai che il muro mi schiacciasse.
Poi però sentii un pulsante premuto. Kami aveva schiacciato il pulsante.
“Cosa fai?! Avevo accettato la mia morte” chiesi indispettito.
“Ma io no. Ora è il momento che Sora muoia.” rispose lo spirito sorridendo.
Cosa vuol dire che è il suo momento. Si era stancato di lui? Oppure era così che doveva andare, ci si pente e si muore. Se ciò è vero vuol dire che moriremo tutti indipendentemente da ciò che facciamo. Quindi la scelta migliore sarebbe morire nella maniera meno dolorosa possibile? Però se come ha fatto prima può curare e gestire i giochi, ciò significa che siamo costretti a giocare e morire senza poter effettivamente decidere per noi stessi.
Lasciai cadere le mie braccia, mi voltai verso il suolo e sentii Sora urlare disperato.
“Non voglio morire!”
Provò a premere il pulsante ma Kami spiegò che il pulsante era usabile solo una volta.
Rimasi fermo immobile in piedi a fissare il suolo, Sora continuò a urlare disperato ma non c’era nulla da fare.
Sentii il rumore di mobili che venivano distrutti e poco dopo il rumore di ossa spezzarsi.
Appena sentii quel suono le lacrime iniziarono a scendere di nuovo come fontane.
Non riuscivo a muovermi, non volevo vedere il corpo di Sora schiacciato al muro ma Kami mi prese di forza la testa e mi costrinse a guardare l’ammasso di carne ossa e sangue.
Sora era morto, e io non ho potuto farci niente.
Ero costretto a vedere soltanto.
Stavo per vomitare ancora ma non avevo più niente in corpo, quindi mi ritrovai a tossire disperato.
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Appena mi ripresi, andai verso la porta. Ero deciso, volevo farla finita il prima possibile.
Camminai per i corridoi pieno di rabbia. Non avevo più paura di niente.
Kami per qualche motivo mi proteggeva da ogni trappola e quindi potei andare avanti.
Appena arrivai davanti alla porta dove erano bloccati dentro i miei amici, provai ad aprirla.
L’acqua però era già troppa e non riuscendo a aprire la porta, mi rivolsi verso Kami.
“Che cosa devo fare adesso?” chiesi arrabbiato.
“Dato che Sora si è pentito penso che non ci sia più motivo per lasciarvi qui dentro” disse Kami come se stesse pensando a voce alta.
Schioccando le dita fece sparire la porta e l’acqua uscì come un torrente furioso.
Mi levai in tempo e mi aggrappai al pomello della porta accanto.
I miei amici uscirono per ultimi. Isabella stava litigando perché erano tutti e tre ammatassati, ma io ero felice di vederli.
“Ragazzi siete vivi!” dissi.
“Issei!” dissero all’unisono.
“Dove ti eri cacciato?!” mi chiese Isabella molto arrabbiata.
“Che c’è? eri preoccupata per me?” ridacchiai.
“S-sì. Ovviamente lo sono.” disse ancora arrabbiata, ma arrossendo.
La aiutai a rialzarsi e poi camminammo verso l’uscita.
Il portone era chiuso con un lucchetto enorme.
Kami fece apparire una piccola chiave e ci disse di aprire la porta.
La chiave per aprire il portone era incredibilmente piccola rispetto al lucchetto.
Isabella prese la chiave e disse che avrebbe aperto lei.
Il lucchetto essendo enorme rendeva anche arrivarci impossibile.
Allora ognuno si mise in posizione, Ryu che era palestrato rimase giù, sopra di lui c’ero io e Kaito e infine sopra c’era Isabella che riuscì ad aprire la porta.
Il sangue che scendeva dal suo piede tranciato mi cadeva in faccia.
“Ehi, non guardarmi sotto la gonna!” mi urlò Isabella scalciando.
Stavamo per cadere ma riuscimmo a tenere l’equilibrio.
Appena aperta cademmo tutti uno sopra l’altro. Isabella rimase illesa, avendo attutito la caduta sul mio corpo e quello degli altri.
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“Che bello essere tutti riuniti e con i nostri ricordi!”
“Di cosa stai parlando?” disse Ryu con una voce secca.
Vuol dire che ero l’unico ad aver recuperato la memoria?
“Sapete chi sono io vero?” chiesi.
“Insomma. Ci hai detto che ti chiami Issei però non sappiamo nient’altro di te.” disse Kaito.
“Isabella, non provi niente per me?” chiesi guardando Isabella con le lacrime agli occhi.
“Sei un ragazzo cari- Cioè un normale ragazzo!” rispose arrossendo.
Era innamorata di me, però era timida come se non ci fossimo mai fidanzati.
I loro ricordi erano ancora nelle mani di Kami.
“Kami ridai i loro ricordi indietro!” dissi allo spirito che fluttuava sopra le nostre teste.
“Non è ancora il loro momento.” spiegò.
Non provai a convincerlo. Ormai sapevo che ogni cosa è come la vuole lui.
Non ho alcun potere qui.
“Bene. Il primo gioco è stato superato!” disse Kami tutto contento.
Ciò vuol dire che ci saranno altri giochi.
Non vedo l’ora di poter morire in pace.
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