Capitolo 02 (La stanza)

Non so che giorno sia. Non so che ore sono. Non so dove mi trovo.

L’ultima cosa che ricordo è il peso delle borse della spesa tra le mani, il profumo di pane appena sfornato che usciva dalla panetteria all’angolo.

Poi non so come mi sono ritrovato in questa stanza buia. Non riuscire a vedere dove mi trovo è molto più inquietante di quanto immaginassi. Non riesco a capire quanto sia grande questa stanza, se ha un soffitto o sono in mezzo al nulla cosmico. L’unica cosa che riesco a percepire è il freddo pavimento in cemento sotto i miei piedi.

Ad un certo punto al centro della stanza una candela si accese. Chi l’ha accesa? Mi chiesi, ma accanto alla candela non vi era nessuno.

Finalmente della luce illuminava la stanza, essa era perfettamente circolare, priva di porte o finestre. Il soffitto si perdeva nell’oscurità, come se le pareti si allungassero all’infinito. Un senso di claustrofobia mi strinse la gola. Nessuna via di fuga e un vuoto sopra la testa. Ma soprattutto: in questa stanza non sono solo.

Oltre a me ci sono altri 3 ragazzi e una ragazza piuomeno della mia età. Stanno quasi tutti dormendo, mi chiedo se loro si ricordano come sono finiti qua dentro. Dall’altra parte della stanza l’unico ragazzo sveglio mi stava fissando seduto con le gambe incrociate. Dopo qualche pensiero su come chiedere informazioni al tipo, mi feci forza e chiesi:

“E-ehi…” La mia voce uscì più debole di quanto volessi.

“Sai dove siamo?” La mia voce si sentiva appena ma ero riuscito a parlare. Tuttavia non ricevetti nessuna risposta, solo un lungo sospiro. I suoi occhi mi trapassavano, freddi e immobili. Il cuore mi martellava nelle orecchie, come quel giorno nel bosco. Solo che allora c’erano gli alberi a nascondermi. Qui, invece, non c’era nulla. Solo io e il suo sguardo che mi inchiodava al muro come un insetto. Sono sicuro che se non fossi uscito al più presto lui mi avrebbe sbranato vivo. Cercai però di togliermi questo pensiero dalla testa e cercai una qualsiasi fessura nella stanza qualche indizio, qualsiasi cosa. Ma era tutto inutile, la stanza era perfettamente sigillata. Spero che l’aria non finisca. Forse c’è un sistema di aerazione nascosto lassù, posso raggiungerlo? I muri che ci circondano sono di mattoni, ma non sono abbastanza atletico per scalare la parete. Mi voltai di scatto verso il ragazzo che mi fissava, temendo che si fosse avvicinato di soppiatto. Invece era ancora seduto, immobile, ma ora con lo sguardo rivolto al soffitto, come se anche lui volesse scalare il muro.

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Il suo tatuaggio sulla spalla non prometteva nulla di buono, una creatura alata ricoperta da scaglie nere, un drago con le fauci spalancate che sembrava voler prendere vita per azzannare. Era seduto contro la parete però qualsiasi movimento avesse fatto, io mi sarei allontanato il più possibile in preda al panico. Dopo qualche minuto anche un’altro ragazzo si svegliò, era alto e snello.

Era confuso proprio come me, risvegliarsi dentro una stanza sconosciuta è qualcosa di alquanto spaventoso. Lui si girò di scatto lanciando sguardi minacciosi intorno.

“Qualcuno sa dove siamo? O come ci siamo finiti qui?” La voce del ragazzo alto era tesa, ma controllata. Tipico di chi cerca di razionalizzare l’orrore. Anche questa volta il tipo seduto non rispose, non fece nemmeno un cenno. Allora mi rivolsi verso il ragazzo alto e scossi la testa. Probabilmente nessuno di noi sa come siamo finiti in questa stanza o cosa ci accadrà.

“Aaaah.” Un urlo femminile. Anche la ragazza si era svegliata ed era nel panico più totale. Aveva lunghi capelli biondi che le ricadevano sulle spalle come un mantello. La trovai carina, ma qualcosa nel suo sguardo mi diceva che non era una dolce signorina. Le sue labbra tremavano mentre ci fissava. La sua espressione era di disprezzo più che di paura.

“Cosa mi avete fatto?!” La sua voce era un sibilo, gli occhi che saettavano tra noi come se fossimo bestie in gabbia. “Se questo è uno scherzo, non è divertente.”

“Se pensi che ti abbiamo rapita, ti sbagli. Nessuno sa come siamo finiti qua dentro.” Spiegò il ragazzo alto con calma.

La ragazza rimase senza parole, aggrappata a se stessa come per proteggersi da noi.

“Io mi chiamo Kaito, ho 18 anni, piacere di conoscerti.” Si presentò il ragazzo alto allungando la mano alla ragazza. Lei esitò ma poi si aggrappò alla mano per tirarsi su.

“S-sono Isabella. Piacere.” Disse guardando altrove, quasi imbarazzata.
“Tu invece come ti chiami?” Mi chiese Kaito con sguardo rassicurante. Presi fiato e dissi:
“Mi chiamo Issei.”

“Cosa significa che non sapete come siete finiti qua, mi state mentendo vero?”

Disse incredula Isabella. Però ciò che disse Kaito era tutto vero.

“Mi piacerebbe che fosse così, ma no. Dobbiamo tenere la calma e capire come uscire di qui.” Disse Kaito cercando di placare la ragazza che era ancora traumatizzata.

La candela che era al centro della stanza tremolò, poi si spense con un sibilo.

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L’oscurità tornò a inghiottirci, più densa di prima.

Poi una risata risuonò nella stanza. Urlammo tutti all’unisono tranne il ragazzo tatuato che rimase composto senza muovere un singolo muscolo.

Dalle nostre urla anche l’ultimo tra di noi, che era visivamente il più giovane, si svegliò. Tastò il pavimento con le mani, come se cercasse un appiglio. Quando le sue dita non trovarono altro che cemento freddo, gridò. Un suono strozzato, da animale ferito. Poi si voltò verso di noi e scoppiò in lacrime. La situazione mi stava mettendo molto a disagio. Indietreggiai un po’ per avvicinarmi al muro e qualcuno dietro di me mi toccò.

“Boo.” Qualcuno mi bisbigliò all’orecchio. Ma quando mi girai non c’era niente.

Poi un’altra risata infantile si fece sentire.

Un bagliore arancione si riaccese al centro della stanza: la fiamma divampò, più alta di prima, e rivelò il fantasma di un bambino che fluttuava sopra di essa.

“Finalmente vi siete svegliati tutti, che bello!” Disse lo spirito con un ghigno inquietante. Egli fluttuava a mezz’aria, le gambe penzoloni come se sedesse su una sedia invisibile.

Intanto il pianto di del bambino appena svegliato si fece ancora più forte. Se la stanza fosse di vetro, ora staremmo cadendo nel vuoto, pensai.

Il fantasma si avvicinò al bambino e gli mise le dita in bocca e gli scompose la faccia, le dita trasparenti del fantasma si mossero a destra e sinistra nella faccia del bambino, vidi gli occhi il naso e la bocca spostarsi per tutta la faccia in maniera raccapricciante. Dopo qualche istante sulla faccia del bambino sparì completamente la bocca, le urla finirono ma il terrore crebbe enormemente. Gli occhi del bambino erano straripanti di lacrime e paura, noi tutti rimanemmo in silenzio a bocca aperta a tale vista disgustosa.

“Ora stai buono, Sora.” disse il fantasma con un ghignò inquietante. Le mani di Sora tastarono la faccia alla ricerca della ormai svanita bocca. Il fantasma si girò verso di noi controllandoci uno alla volta, tutti fecero un passo indietro tremando come foglie, me compreso.

Niente di questo è reale mi ripetei nella testa però ogni cosa era così reale: il pavimento di cemento, il muro di mattoni, l’aria gelida, che però non era fastidiosa, le persone accanto a me. Era tutto quanto reale eppure sembra uscito da una storia dell’orrore.

“Benvenuti nella mia stanza dei giochi!” disse il fantasma con una voce acuta e gioiosa.

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Di che giochi sta parlando? mi chiesi.

Il sorriso dello spirito era così grande che gli andava sopra gli occhi, sembrava un bambino che dopo tanto tempo ha qualcuno con cui giocare assieme.

Dopo qualche istante di esitazione Kaito, cercando di rimanere calmo, disse:

“Perché hai scelto proprio noi per questi giochi?” la sua voce per quanto calma cercava di essere, tremava. La domanda era qualcosa di diversa da ciò che si aspetta da una persona normale, forse è una specie di genio che sa come usare le parole per avere risposte. Il fantasma rise come se la domanda avesse una risposta ovvia.

“è semplice, siete qui per pentirvi dei vostri peccati.” lo spirito cambiò espressione da quella di un bambino felice a una di delusione. Pentirsi huh? Cosa intende? Non credo di aver mai peccato nella mia vita, se lo ho fatto sarà stato qualcosa di così irrilevante da scordarmene.

“Issei, non pensare di essere innocente.” disse il fantasma avvicinandosi a me velocemente, dallo spavento caddi per terra e lo spirito si avvicinò ancora di più fissandomi negli occhi.

Spero non abbia intenzione di sfigurarmi come ha fatto prima con il bambino in lacrime.

Per mia fortuna Kaito fece un’altra domanda per distrarre lo spirito.

“In cosa consistono questi giochi?” chiese sempre con le labbra tremolanti. Il fantasma si girò di scatto, piombando in faccia a Kaito.

“Vuoi sapere in che maniera dovrete pentirvi dei vostri peccati?” Rispose con una domanda retorica. Dal soffitto iniziarono a cadere mattoni, come se la struttura stesse cadendo a pezzi, poi il pavimento iniziò a sgretolarsi, in un istante ci ritrovammo a cadere nell’oscurità.

Nel vuoto però iniziò a vedersi una luce rossa, in seguito precipitammo in una landa desolata con vulcani che riscaldavano l’aria e riempivano il cielo di rosso.

Dove diavolo ci troviamo? mi chiesi col cuore in gola e senza poter respirare.

“Questo è l’inferno dove finirete presto se non vi pentirete.” Il fantasma tornò a sorridere, il suo ghigno inquietante mi stava dando sui nervi non potevo più sopportarlo.

“H-ho capito, possiamo iniziare con questi giochi?” chiesi senza respirare correttamente, mi stavo per soffocare però rimasi in piedi a fissare lo spirito demoniaco.

“Bene bene bene! Allora iniziamo con i giochi!” Il fantasma sembrava ancora più felice di prima, se sorrideva ancora la sua bocca si sarebbe ritrovata sopra i suoi stessi occhi.

Con uno schiocco di dita attorno a noi ricomparvero le mura.

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Il terreno si trasformò in cemento, tornò tutto come prima, anche la candela al centro della stanza tornò, accesa e brillante. Senza rendermene conto ero rimasto da solo nella stanza. Il fantasma mi sussurrò nell’orecchio:

“Tu rimani qua a guardare.”

Cosa dovrei guardare, ciò vuol dire che sono salvo? Oppure il gioco è a turni e questo è il momento in cui devo aspettare? Ho troppe domande ma non ho nessuno con cui confrontarmi, sono tutti spariti. Sono rimasto solo, di nuovo.

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