Capitolo 26 (abbandono)

I restanti giorni prima di partire furono molto sereni. Non ci furono altre discussioni tra loro. I mostri non attaccarono il villaggio nemmeno una volta in quei tre giorni.

Issei si rilassò, insegnò a Josuke tecniche più complicate, molte di difesa. Il cavaliere studiò il modo di fare del principe e trovò le tecniche più adatte a lui. Velocità era il punto forte del piccolo Josuke, quindi Issei evitò di insegnare tecniche che necessitavano la forza di un uomo adulto come lui.

<Issei ti va di cavalcare oggi?>

Chiese Shirou al cavaliere. Lui stava mangiando la zuppa preparata da Asia, si immobilizzò.

Josuke rise.

<A lui fanno paura i cavalli. Hahaha.>

Issei mise il broncio, cercando di negare le parole del principe.

<Non ho paura dei cavalli. Ormai.>

<Allora dopo pranzo cavalchiamo.>

Shirou aveva appena fissato un appuntamento con Issei per cavalcare i cavalli. Gli amati destrieri del cocchiere.

Quando Issei fu faccia a faccia con le bestie, ebbe un momento di esitazione. Quasi paralizzato ad ammirare tali bestie muscolose.

<Si chiamano “Slow Dancer” e “Valkyrie”, sono i miei amati cavalli. Li conosco da sempre.>

Shirou si avvicinò al cavallo e gli accarezzò lentamente il collo.

<Vedi? Prima di salirci devi far capire al cavallo che non sei un pericolo. Se ti avvicini urlando o correndo, si innervosisce anche lui.>

Issei allungò una mano verso il cavallo, esso sbuffò spaventando Issei.

<Ha… ha appena ringhiato?>

<Quello era uno sbuffo. Fidati, se volesse morderti te ne accorgeresti.>

Shirou afferrò lentamente le redini, si vedeva che era esperto.

<Prima regola: non tirarle a caso. Le redini servono per parlare col cavallo, non per litigarci.>

<Parlare?>

<Sì. Un leggero tiro a sinistra e gira a sinistra. A destra lo stesso. Se tiri forte gli fai male alla bocca e lui potrebbe arrabbiarsi.>

Poi indicò la staffa.

<Appoggia il piede sinistro qui. Con le mani tieniti alla sella, dai una piccola spinta con la gamba destra e falla passare sopra il dorso. Non cercare di saltargli addosso come se stessi assaltando una fortezza.>

Issei prese fiato.

<Va bene… ci provo.>

Tentò di salire, ma spinse troppo forte. Saltò completamente oltre il cavallo.

Tonf!

Cadde dall’altra parte. Shirou scoppiò a ridere. Dopo vari tentativi Issei riuscì finalmente a sedersi sulla sella.

<Rilassa le gambe. Se ti irrigidisci penserà che hai paura.>

<Ma io ho paura.>

Dopo qualche minuto Issei riuscì a cavalcare il cavallo. Finalmente potevano provare a far partire i cavalli.

<Non serve prenderlo a calci. Stringi leggermente le gambe sui suoi fianchi e dagli un colpetto delicato con i talloni. Se è ben addestrato inizierà a camminare.>

Issei strinse leggermente, ma il cavallo rimase immobile.

<Devi usare un po’ più di forza, il cavallo sta pensando solo che ti stai aggrappando a lui.>

Issei strinse e il cavallo partì al galoppo a massima velocità.

<AAAAH!>

<Come si ferma?!>

<Tirati leggermente indietro con il busto e tira le redini con delicatezza. Non strattonarlo però.>

Dopo vari tentativi finalmente Issei riuscì a cavalcare un cavallo.

<Lo sto cavalcando, guarda!>

Shirou rise, quasi imbarazzato. Per lui era normale cavalcare i cavalli. Non credeva esistessero cavalieri che non sapevano cavalcare, ma Issei gli provò il contrario.

Il tempo volò, il cielo cambiò colore e i cavalli erano stanchi.

<Va bene, per oggi è abbastanza, domani dobbiamo partire.>

Il sorriso di Issei svanì. La pacchia era finita, doveva tornare a fare sul serio. Soprattutto dopo aver scoperto che Zouken era in combutta con dei mostri.

Cosa avrà in mente quel mago? Non riesco ancora a capire perché mi abbia lasciato vivere.

I due tornarono nella locanda, Issei con la testa tra le nuvole.

<Issei va tutto bene?>

Asia chiese gentilmente, un po’ preoccupata.

<Ah sì scusa, non preoccuparti per me.>

Il giorno seguente, tutti si prepararono per partire. Issei uscì dalla locanda per mettere i bagagli sulla carrozza. In quel momento si trovò davanti Sylphiette.

<Quindi non posso venire?>

Issei sospirò. Per tutti e tre i giorni prima della partenza, Sylphiette si presentò continuamente davanti alla porta della locanda, sperando che Issei cambiasse idea. Ma ciò non successe nemmeno una volta.

<Te l’ho già detto mille volte, non puoi venire con noi!>

<Ma non è giusto, perché devi tenere tutti questi segreti? Chi sei tu veramente?!>

L’elfa era in lacrime, voleva andare via con loro a tutti i costi. Non le importava dei pericoli, voleva lasciare casa e vivere con Issei per sempre. Ma Issei non era della stessa idea.

Anche se gli elfi non erano a conoscenza della guerra in corso tra est e ovest, Issei non poteva rivelare a nessuno la sua vera identità, o almeno, non poteva rivelare la sua provenienza.

Il fatto che un serpente in combutta con Zouken fosse a conoscenza di Issei era già un grande problema.

<Sylphiette! No! Non puoi venire con noi!>

Issei urlò in faccia all’elfa. Era stanco delle assillanti richieste della ragazza. Lei si mise a piangere. Degli elfi nelle vicinanze, guardarono con disprezzo il cavaliere.

<Ecco, adesso mi vedono come una cattiva persona.>

<Scusami…>

Issei sospirò, si calmò e si inginocchiò verso Sylphiette.

<Ascolta Sylphiette, se tutti quelli capaci partissero per diventare avventurieri… chi resterebbe qui?>

<Tu sei molto forte, il villaggio ha bisogno di te.>

Issei accarezzò il volto della ragazza, gli asciugò le lacrime e le alzò la testa.

<Non essere triste. Ho capito cosa provi per me, io ti trovo molto carina, ma non ti amo. Non rattristarti però, un giorno troverai la persona giusta per te. Io non sono quella persona però.>

Issei salutò la ragazza e mise i suoi bagagli sulla carrozza. Ad aspettarlo c’erano i suoi amici: Shirou sorrideva con le braccia incrociate appoggiato alla carrozza. Asia era già seduta, pronta a partire. Josuke stava giocando con un modellino di drago fatto di legno.

<Forse è meglio così. Addio amici!>

Sylphiette salutò Issei, il suo sorriso tra le lacrime era qualcosa di cinematografico. Una scena strappalacrime, impossibile da trascrivere a parole.

<Hai fatto ciò che era giusto fare. Non preoccuparti, non avevi altra scelta Issei.>

Il cocchiere rassicurò il cavaliere. Le sue parole avevano raggiunto il cuore della ragazza. Ella finalmente rinunciò a chiedere di essere portata con loro.

Issei si mise davanti a tutti e annunciò la prossima tappa.

<Verso… Non lo so!>

<Eeeh?!>

Tutti rimasero sorpresi dalle parole di Issei. Nemmeno lui sapeva dove stessero andando. Erano diretti verso nord est. La capitale era ancora lontana, prima di essa c’era ancora una tappa, ma Issei non ricordava che cosa ci fosse da quella parte.

Ignari di cosa avrebbero incontrato, partirono.

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