Al suo risveglio, Issei era su una panchina con appoggiata sulle sue gambe una dolce ragazza piena di disegni colorati su braccia e gambe.
Issei accarezzò i capelli della ragazza, per un momento eliminò ogni cosa cattiva nella sua mente. Voleva che quel momento durasse una vita, ma la ragazza si svegliò poco dopo.
<Ehi, buongiorno.>
La ragazza si stiracchiò e salutò ancora con gli occhi chiusi. Successivamente aprì gli occhi e arrossì.
<Da quanto sei sveglio?>
<Da poco non preoccuparti.>
La situazione era molto imbarazzante. Issei rise grattandosi la testa.
<Io devo andare…>
<Va bene. Ciao allora!>
I due si salutarono, entrambi rossi in faccia. Per quanto non voleva ammetterlo, lui provava qualcosa per lei e viceversa.
Adesso devo preoccuparmi per il prossimo viaggio. Non ho tempo di pensare ad altro.
Avevano finalmente accumulato abbastanza soldi per la prossima tappa del viaggio. Prima di arrivare a Wurm, dovevano entrare in un regno che nemmeno Issei conosceva bene.
Il viaggio per il castello del re demone era ancora lungo e ad aspettarli c’era ancora una grande avventura.
Insieme discussero il giorno per la partenza: tre giorni e sarebbero partiti.
<Issei mi insegni qualche altra tecnica per favore!>
Chiese Josuke al cavaliere, che sorrise; non poteva dire di no a quel volto da cane bastonato.
Insieme i due uscirono dalla locanda in cerca di un posticino dove potersi allenare.
<Negli ultimi tempi ti ho sempre insegnato tecniche contro i mostri. Però con un nemico come quel serpente, non saresti in grado di combatterlo.>
<Quindi oggi ti insegno alcuni trucchetti che puoi usare in un combattimento tra umanoidi.>
I due si allenarono sotto il sole cocente, l’estate si faceva già sentire. Josuke era diventato molto più bravo sia con la spada sia ad ascoltare Issei.
<Bene ora prova a togliermi la spada di mano.>
Josuke saltò da una parte all’altra poi si piazzò davanti al cavaliere. Parò ogni singolo colpo, aspettando il momento giusto per disarmare Issei.
Appena l’occasione arrivò, gli occhi di Josuke si illuminarono. Con un giro di polso fece saltare via la spada dalle mani del cavaliere.
AAAH!
La lama arrivò in mezzo ai piedi di una ragazza. Lei cadde per terra impaurita.
Issei e Josuke spalancarono gli occhi, corsero per riprendere la spada e si inchinarono per chiedere scusa all’elfa.
<Non importa. Fate un po’ più di attenzione la prossima volta.>
Sylphiette stava davanti a loro, come un re che si fa acclamare dal popolo. Una sventata di vento alzò la vestaglia della ragazza. Issei che si stava alzando vide le mutande della ragazza, erano molto vicine alla sua faccia. Il vento si fermò e la vestaglia intrappolò la testa di Issei al suo interno.
<E togli la tua faccia da sotto la vestaglia! Pervertito!>
Josuke rise, Sylphiette divenne rossa in faccia per l’imbarazzo. Issei era rosso anche lui, però rise. Anche senza l’aiuto del vento le mutande della ragazza erano visibili attraverso gli abiti bianchi semitrasparenti.
<Come mai quegli abiti? Non rivelano un po’ troppo?>
La ragazza divenne ancora più rossa.
<E smettila di guardare lì!>
Sylphiette si ricompose e spiegò.
<Questi abiti sono tradizione. Sono traspiranti, perfetti per il clima caldo di queste zone. In più sono fatti di un materiale facile da ottenere e lavorare. Tutto qua.>
<Ora che lo so, rispetterò il tuo modo di vestire. Altra domanda: che cosa fai da queste parti?>
L’elfa avvolse la pancia con le braccia e ondeggiò a destra e sinistra.
<Sono venuta a sapere che avete intenzione di andare via tra tre giorni. Quindi sono venuta qui per…>
L’elfa si fermò, il rossore in faccia non si fermò. Era chiaramente in imbarazzo. Voleva chiedere qualcosa di molto imbarazzante al cavaliere.
<Ecco, mi chiedevo se potevo venire con voi.>
Issei rimase sorpreso dalla richiesta. Però non poteva dirgli di sì, la loro missione era qualcosa di segreto e pericoloso.
<Mi spiace, ma non c’è spazio sulla carrozza. In più, il viaggio di un avventuriero è sempre pieno di pericoli.>
<Non importa, troverò una soluzione! In più tu sei fortissimo, quindi non ci saranno problemi!>
L’elfa voleva viaggiare con loro a tutti i costi. Ma ciò non era possibile.
<Cosa dici, è stata tutta fortuna, anzi io non ho proprio fatto niente. Se non erro sei stata tu a salvare il villaggio dal serpente.>
<Mi chiedo ancora come mai gli elfi ci abbiano perdonati.>
<Non dire così, tu sei fortissimo. Se siamo tutti vivi è solo grazie a te.>
Issei si grattò dietro la testa, si sentì in imbarazzo a ricevere tante lodi. Poi però tornò alla realtà dei fatti.
<La ragione per cui noi siamo in viaggio è per salvare il posto in cui siamo nati e vissuti. Questa missione non ha nulla a che vedere con te. Quindi se ti dispiace ora io e Josuke dobbiamo allenarci.>
Fu brutale, Sylphiette era sul punto di piangere. Le parole di Issei non erano piene di rabbia, ma per la ragazza erano una brutta botta.
<Va bene. Allora tolgo il disturbo.>
Issei si accorse di essere stato troppo duro, ma ormai la ragazza se ne stava andando via con le lacrime agli occhi.
<L’hai combinata grossa signor cavaliere spezza cuori.>
<Ehi, non chiamarmi così. Lo sai che non possiamo rivelare a nessuno la nostra provenienza e la nostra missione.>
Josuke sbuffò e continuò a sferrare colpi con la spada.
Nel pomeriggio Issei andò al mercato in cerca di oggetti magici da portare in viaggio. Lì però non trovò molto. Gli elfi non avevano molte cose utili. Era tutta roba rudimentale.
Gli elfi sono davvero così indietro con la tecnologia?
Quello degli elfi è un regno staccato da quello di Wurm. Essendo completamente indipendenti magari li ha convinti che non gli serviva altro.
Oltretutto, le persone più intelligenti si trasferiscono nella capitale del regno di Wurm, dove possono continuare i loro studi con i vantaggi della tecnologia moderna.
Non avendo gente innovativa nel regno, esso è probabilmente rimasto indietro rispetto al resto del mondo.
In più non ho visto nemmeno una persona di un’altra specie. Ci sono solo elfi. E anche se noi quattro siamo gli unici diversi, nessuno ci fa caso. Che cosa bizzarra. Questo posto è proprio strano.
Esso era un posto magico che accettava chiunque entrasse senza fare troppe domande, ma evitava i consigli altrui. Rimasero ignoranti nel loro mondo, ma la vita non era male. Nessuno si lamentava e la criminalità era bassa come lo sviluppo.
La sera calò, ormai un intero giorno era passato. Ancora due giorni e i nostri eroi sarebbero ripartiti per la prossima tappa verso il castello del re demone.
