Capitolo 24 (Festival)

Al loro risveglio c’era ad aspettarli una colazione preparata dalla sola e unica donna lupo cameriera; Asia.

Lei si era cambiata l’abito da maid con i vestiti tipici del regno degli elfi. Voleva provarli e quando ne ebbe l’occasione li indossò e incontrò una freschezza incredibile.

<Wow! Asia come ti sei conciata?!>

Lei arrossì, sapeva che era un vestito un po’ succinto, ma non poteva sopportare le temperature alte.

Il reggiseno di foglie faceva risaltare il prosperoso seno della ragazza. La vestaglia semitrasparente, accarezzava le curve del suo corpo.

Issei rimase a bocca aperta; non aveva mai fatto caso a quanto Asia fosse bella. Dopo i dialoghi di ieri, il cavaliere aveva iniziato a guardare il mondo diversamente.

Shirou invece guardò la ragazza con indifferenza. Era un cocchiere, si occupava di carrozze e cavalli. Quelle due cose gli davano la felicità di cui aveva bisogno. Non era interessato ad avere una vita amorosa.

Josuke, troppo innocente, vide la ragazza solo con vestiti differenti dal solito. Non pensava ancora alle cose sporche come i due cavalieri. Lui pensava solo ai draghi.

Ne voleva veramente vedere uno da vicino per poterlo accarezzare. Quello era il suo più grande sogno.

Issei finì di mangiare la colazione e uscì per fare una passeggiata. Non aveva molta voglia di combattere mostri e fare quests. Voleva godersi quella giornata di pace.

Mise da parte i pensieri sul serpente, su Zouken e su sua moglie.

<Buongiorno Issei.>

Una voce familiare salutò il cavaliere.

<Ah sei tu Sylphiette.>

Issei salutò la dolce elfa che come sempre era vestita col tipico abito da elfa. Issei guardò diversamente quell’abito, dopo averlo visto indosso ad Asia.

<Sei contento di poter camminare di nuovo al villaggio?>

<Sì, beh io ero svenuto quindi non ho idea di come sia andata. Veramente ci hanno perdonato? Non è successo tutto troppo in fretta?>

<Perchè, non sei felice di poter stare qua? Volevi che tutti ti odiassero?>

<No ecco…>

<Piuttosto, tu come stai dopo essere stato azzannato da un gigantesco serpente velenoso che parlava?>

Issei si grattò la testa in imbarazzo.

<Sto bene. Insomma, non è la prima volta che mi trovo in situazioni di vita o di morte.>

Sylphiette si avvicinò a lui come per chiedere di avvincenti storie piene di azione.

<Mi chiedevo…>

<Cosa?>

Sylphiette strisciò un piede per terra come se stesse disegnando qualcosa.

<Come mai siete in viaggio? Non mi sembrate un normale gruppo di avventurieri. Anzi, nessuno di voi sembra un avventuriero.>

<Ugh…>

L’elfa aveva messo alle strette Issei. Lui non poteva dire chi era o da dove proveniva, tantomeno la sua missione.

<È un segreto.>

La ragazza incrociò le braccia mettendo il broncio. Gonfiò le guance e non sembrava voler respirare fino a che qualcuno non le dicesse la verità.

I due si misero a chiacchierare, ogni volta che l’elfa faceva domande private a Issei, lui prontamente divagava.

Camminarono per tutta la città, fino ad arrivare al mercato dove oggetti di ogni tipo venivano venduti. Tra tutte le bancarelle Issei si soffermò su quelle con il cibo, con la bava alla bocca.

<Hai fame? Haha.>

Il cavaliere fece un’espressione triste. Poi la pancia della ragazza brontolò. Issei rise indicando lo stomaco dell’elfa. Lei si offese e mise il broncio. Il karma istantaneo fece morire dalle risate il cavaliere.

<Andiamo a mangiare qualcosa?>

Insieme i due passarono anche il pranzo da soli. Intanto nella locanda, gli altri mangiarono senza di lui. Erano preoccupati, ma dopo tutto quello che era successo, preferirono lasciarlo in pace. Poteva godersi la sua meritata pausa.

<Verrai al festival di fine primavera?>

Issei non ne sapeva niente. Lui sapeva qualche fatto qua e là degli elfi, ma non era a conoscenza di alcuna festività.

<Non ne sapevo niente. Quando lo fanno?>

<Sarà questa sera. Accenderanno un grande fuoco in piazza e tutti balleranno. Ci sarà anche un gran buffet, magari quello sarà di tuo interesse. Haha.>

<Non penso solo al cibo io.>

Mentre camminavano l’elfa sperava nel poter essere tenuta per mano. Guardava il cavaliere, molto più grande di lei, che camminava con lo sguardo fisso verso l’orizzonte. Era perdutamente innamorata di lui, ma lui non voleva ricambiare.

<Che bello quel bracciale. Quanto mi piacerebbe averlo. Peccato che costi così tanto.>

Il cavaliere rise, una risata soffocata di verità. La vita costava.

Dopo qualche ora i due si separarono.

<Devo andare oppure i miei compagni mi rimproveranno. A stasera!>

L’elfa salutò il cavaliere e ognuno continuò sulla propria strada.

<Eccoti Issei, dobbiamo fare almeno qualche quest, oppure non riusciremo mai ad arrivare al castello del re demone! Soprattutto dopo quello che hai comprato.>

<Sì scusa, eccomi.>

Shirou e Issei passarono l’intero pomeriggio a fare quests. Dopo l’attacco del serpente, gli avvistamenti di goblin erano saliti alle stelle. I due cavalieri quindi continuarono a uccidere goblin su goblin. Finchè non ne potevano più.

Di sera Issei parlò agli altri del festival di fine primavera. Tutti accettarono di andare, il principe era su di giri.

Tutti pettinati e agghindati si diressero in piazza.

Un enorme fuoco era stato acceso, attorno ballavano delle elfe con le facce ricoperte di fango e con strisce su tutto il corpo fatte con pigmenti di ogni colore.

<Eccomi! Wow come sei colorata. Haha.>

Issei salutò Sylphiette. Anche lei si era dipinta il corpo. Aveva le braccia incrociate in imbarazzo. Gonfiò le guance e distolse lo sguardo.

<Che c’è? Qualcosa non va?>

Chiese il cavaliere all’elfa. Ella era in imbarazzo a farsi vedere dalle persone che conosceva conciata così.

<Niente. Adesso è arrivato il mio turno di ballare attorno al fuoco. Vado, a dopo.>

Avrò detto qualcosa di male?

Issei confuso, ammirò la ragazza ballare attorno al fuoco. Lei stava cantando qualcosa in una lingua che lui non conosceva.

<L’ultimo petalo è caduto. Ormai l’ora è arrivata. Tu che rimani muto. la primavera è passata.>

<Il sole è più audace. La terra è dorata. Tu sorridi in pace. L’estate è arrivata.>

Le parole della ragazza erano armoniose, sembravano richiamare l’essenza della primavera e lanciarla contro l’arrivo dell’estate.

Issei rimase ad ascoltare attentamente ogni singola parola. Non ne capiva niente, però la voce della ragazza regalò gioia alle orecchie del cavaliere.

L’elfa nel vedere Issei che la guardava, arrossì, però si mise a ridere. Era felice di sapere che qualcuno la stesse ammirando.

<Ti è piaciuta la canzone di fine primavera?>

Chiese Sylphiette a Issei. Lui annuì, era contento di potersi rilassare davanti ad un fuoco. La ragazza si sedette di fianco al cavaliere.

<Questo momento è perfetto. Non ci potrebbe essere di meglio.>

Issei in quel momento sorrise. Dietro la schiena teneva qualcosa.

<Ti ho fatto un regalo per avermi salvato la vita.>

<Ma cosa dici?! Se non fosse stato per te, adesso starei ancora morendo in quella caverna piena di goblin.>

Il cavaliere rise. Poi tirò fuori il regalo; era il bracciale che lei voleva tanto.

<Non ci posso credere! Me lo hai preso davvero?! Ma costava un occhio della testa, come hai fatto a permettertelo?!.>

<Oggi ho lavorato più sodo del solito. Per quanto volevo prendermi un giorno di relax, volevo prenderti questo bracciale a tutti i costi.>

<Non dovevi!>

<Invece sì, adesso indossalo per favore.>

L’elfa aveva le lacrime agli occhi. Fino al giorno prima a nessuno importava di lei.

Nessuno sentì la sua mancanza quando venne rapita dai goblin. Adesso invece, c’era qualcuno che era arrivato a regalarle un bracciale.

<Va bene, puoi mettermelo tu.>

La ragazza allungò la gamba e mise un piede sulle ginocchia di Issei. Lui rimase confuso a fissare il piede.

<Insomma non rimanere a guardare, mettimi il bracciale. Quello vecchio tanto l’ho perso mentre combattevo i goblin di ieri.>

Issei delicatamente poggiò il bracciale alla caviglia della ragazza e lo legò senza stringerlo troppo.

Il metallo prezioso ricoperto di pietruzze, sembrava illuminarsi con la luce del falò.

<Grazie Issei. Lo dico davvero. Se non fosse per te io sarei morta…>

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