Capitolo 23 (Depressione)

Quando Issei riprese i sensi, era in una stanza a lui familiare; si trovava nella capanna della vecchia.

<Ben svegliato Issei.>

Il cocchiere salutò il cavaliere al suo risveglio.

<Il serpente dov’è?!>

<Non siamo riusciti a sconfiggerlo. è scappato via. Però sii felice, il villaggio ci ha perdonati! Ora però riposati.>

<Come?! Davvero?! E come è successo?!>

<Non sono molto svegli gli elfi. Dopo aver cacciato il serpente, io e Josuke abbiamo provato a spiegare la situazione, anche se con scarsi risultati. Dobbiamo ringraziare Sylphiette, è merito suo se siamo stati perdonati.>

Issei passò la giornata ad essere curato dalla vecchia maga del villaggio. Shirou eliminò ogni goblin rimanente con l’aiuto di Sylphiette. Il piccolo Josuke invece continuò ad allenarsi, per poter diventare più forte. Lo scontro che aveva visto gli aveva dato un’enorme carica.

Il sole calò, tante piccole stelle iniziarono ad apparire in cielo. Il vento leggero raffreddò la calda aria del sud est.

Asia non lasciò la sua stanza quel giorno. Sapeva della situazione, ma non fece niente, non perché era egoista, ma sapeva bene che sarebbe stata solo d’intralcio.

Issei ammirava la luna, fermo su una panchina vicino a casa.

<Che fai tutto solo? Sembri un po’ triste.>

Sylphiette stava passando da quella parte. La luna la illuminava. In quell’occasione la ragazza non portava alcun intimo, solo la vestaglia semitrasparente bianca.

<Sylphiette! Ti si vede tutto, copriti!>

Issei in imbarazzo si coprì il viso. L’elfa arrossì e con una mano si coprì il corpo.

<Ho saputo di tua moglie… Mi chiedevo se ti mancasse… Essere amato, dico.>

Issei si guardò attorno come per cercare una risposta. Una lacrima scese dal suo viso. Poi un’altra. Il cavaliere pianse.

L’elfa si avvicinò e gli accarezzò la schiena per consolarlo.

<Ti andrebbe di farlo o…>

Issei la fermò.

<Ma sarebbe giusto?! Io la amavo, non posso tradirla. Non sono nemmeno riuscito a farlo con lei.>

Sylphiette, che voleva premiare il cavaliere, abbandonò la sua idea iniziale. Si sedette accanto a Issei e rimase in silenzio per un po’.

<Com’era tua moglie?>

Issei sospirò. Le sue labbra tremavano.

<Lei non era brava a cucinare. Ma faceva del suo meglio. Io mangiavo ciò che cucinava e mentivo sul sapore.>

L’elfa rise leggermente. Era proprio una relazione buffa.

<Lei era fin troppo gentile, all’inizio mi sentivo quasi in colpa. Pensavo che lei si era messa con me solo perché facevo paura. Poi ho capito che non era così.>

Sylphiette rimase in silenzio ad ascoltare il cavaliere.

<Però per colpa mia adesso non c’è più…>

Sylphiette era già venuta a conoscenza di quel fatto grazie ai compagni d’avventura del cavaliere. Sentirlo dire da Issei però le fece venire un brivido sulla schiena.

L’elfa capì che ciò che stava facendo era sbagliato, anche se aveva buone intenzioni. Lei si coprì le parti intime e si alzò in piedi.

<Forse dovrei vestirmi.>

<Sì, sarà meglio.>

Sylphiette si allontanò controllandosi le spalle ogni tanto per cercare lo sguardo di Issei.

Il cavaliere tornò nella locanda, al bar c’era seduto Shirou.

<Ehilà. Come va?>

Il cocchiere era stranamente sorridente. Quello sguardo fece sorridere Issei.

<Come mai sei così di buon umore?>

<Sarà l’alcol.>

<Dimmi, hai deciso cosa fare? Troverai una nuova ragazza o vuoi rimanere da solo per il resto della tua vita?>

Il cocchiere riportò a galla il discorso che Issei ebbe poco prima con l’elfa.

<Non lo so.>

Shirou sbatté il boccale sul bancone.

<E allora sei proprio un idiota!>

Issei lo guardò sorpreso.

<Hai rischiato di morire oggi! Quel coso ti ha avvelenato, ci siamo fatti in quattro per salvarti e tu continui a fare quella faccia da funerale!>

Il cocchiere indicò il petto del cavaliere.

<Pensi davvero che tua moglie sarebbe felice vedendoti così? Sempre a piangerti addosso? Sempre a guardare il passato?>

Issei abbassò lo sguardo.

<Non la sto dimenticando…> 

<E chi ti ha detto di dimenticarla?!>

Sbottò Shirou.

<Ricordarla non significa smettere di vivere! Una persona che ti ama vuole vederti andare avanti, non marcire ogni giorno pensando a lei.>

Il cocchiere bevve un lungo sorso.

<Hai ancora due gambe, due braccia e un cuore che batte. Hai un bambino che ti ammira, degli amici che rischiano la pelle per te e una ragazza che ti guarda come se fossi un eroe. E tu vuoi buttare via tutto questo?>

Shirou sospirò e abbassò finalmente il tono.

<Vivi, Issei. Vivi anche per lei. Perché tu puoi ancora farlo.>

Issei si fermò a riflettere. Le parole di Shirou gli risuonavano in testa.

Per quanto rozzo, Shirou ha un cervello funzionante. Meglio del mio.

Issei corse fuori, ormai l’elfa se ne era andata via. Il cavaliere tornò dentro la locanda. Guardò Shirou, gli scappò una risata. Poi si unì a lui e bevvero qualche bicchiere insieme.

<Ma come mai sei sempre così severo? Così freddo e distaccato con tutti.>

Il cocchiere non sapeva come rispondere, quello era semplicemente il suo modo di comportarsi normale.

<Io sono io, mi comporto così perché è la mia personalità. Tu invece perché vuoi sempre aiutare tutti?>

Issei si ritrovò nella stessa situazione di Shirou. Nemmeno lui sapeva bene perché si comportava così. Per lui era normale aiutare le persone in difficoltà.

<Tu non aiuteresti una persona in difficoltà, sapendo che la puoi aiutare e non ti costerà niente?>

<Insomma, tu sei quasi morto, quindi qualcosa ti è costato.>

Issei sbuffò. Le frasi del cocchiere gli davano fastidio.

<Fai come vuoi. Però vorrei sconfiggere quel serpente, un giorno, se mai lo rincontrerò.>

Il cocchiere sentendo quelle parole gli venne in mente ciò che aveva detto il mostro.

<Ah già, lui ha detto che in realtà l’immortalità non gli serviva a lui ma ad un’altra persona.>

<Un’altra persona? E chi?>

<Non lo so, parlava di un mago. Ah sì, adesso ricordo: Zouken.>

Issei si soffocò con il drink che stava bevendo.

Cof! Cof!

<Z-Z-Zouken?!>

<Sì, perché? Lo conosci?>

Issei impallidì. Quel nome. Colui che aveva portato via tutto a Issei. Quella persona era in combutta con altri mostri.

<Questo non va bene. Ma non preoccuparti, questa volta non perderò nessuna delle persone a cui tengo!>

<Stai dicendo che è lui che ha ucciso tua moglie?! Non era morta ai lavori forzati?!>

Issei sospirò. Il cocchiere balbettò.

<S-s-scusa, non volevo!>

<Nessun problema. Però non è stato direttamente lui ad ucciderla. Lui ha mentito al re! E con un piano ben ingegnato ha ingannato tutti. Non preoccuparti, ci penserò io a lui!>

Il cocchiere rimase con un sopracciglio alzato. Non aveva idea di cosa fosse successo tra i due, però aveva intuito che Issei era innocente in quella faccenda.

<Non ho capito molto, ma sono dalla tua parte.>

Con una pacca sulla spalla Shirou rassicurò Issei. Poi l’uomo cadde tra le braccia del cavaliere; si era addormentato dal troppo alcol.

Issei lo prese in braccio e lo portò in stanza. Non fu semplice, anche lui aveva bevuto e ad una certa si addormentarono sulle scale.

Asia, dalla sua stanza, sentì due voci sempre più impastate. Poco dopo non sentì più nulla. Incuriosita, aprì lentamente la porta.

Issei e Shirou erano crollati sulle scale. Shirou usava il petto di Issei come cuscino, mentre Issei continuava a stringerlo come se lo stesse ancora trasportando. Le gambe a penzoloni, bastava un una mossa sbagliata e sarebbero volati giù dalle scale.

Li svegliò a fatica e li accompagnò nella sua stanza.

<Così almeno non bloccherete il passaggio agli altri elfi.>

I due annuirono mezzo addormentati. Appena entrarono nella stanza si lasciarono cadere a terra nello stesso identico istante.

Tonf!

Asia li osservò qualche secondo col sorriso.

<Buonanotte.>

Torna in alto