Capitolo 21 (serpenti)

Issei iniziò a camminare in cerchio, come al solito pensava al da farsi. Voleva tornare al villaggio e denunciare il rapitore di elfi, ma senza prove non poteva fare molto.

Davanti al cavaliere, giocherellava il principe, felice di aver performato una tecnica molto avanzata, che neanche Issei riusciva ad usare bene.

<Cerchiamo gli elfi superstiti.>

Se qualche elfo fosse sopravvissuto, avrebbe potuto essere usato come prova. Magari in quella maniera si sarebbero fatti perdonare. Ma dove si potessero trovare era pieno di goblin.

Issei continuò a camminare pensieroso, davanti a lui, il principe che giocherellava, si pietrificò.

<Che succede Josuke?>

Il bambino non parlò, indicò alle spalle di Issei. Quando egli si voltò capì che la battaglia non era ancora finita.

Dietro di loro, dal cadavere del serpente uscirono una miriade di serpenti più piccoli.

Tutti, pieni di rabbia, strisciavano velocemente verso i nostri eroi.

<Merda, scappiamo!>

Issei prese in braccio il piccolo principe e iniziò a correre. Gli altri lo seguirono.

Il sole era ormai alto in cielo, sembrava più luminoso del solito.

Il suono dei serpenti che strisciavano sull’erba fece venire i brividi al piccolo Josuke.

<Ah che paura!>

Anche Sylphiette era spaventata da tutti quei mostriciattoli striscianti, anche se poco prima ne aveva affrontato uno enorme.

I sandali dell’elfa scivolarono sulle foglie. Issei istintivamente lanciò il principe nella direzione del cocchiere, che lo prese.

Issei corse verso Sylphiette, le diede una mano a rialzarsi, poi con sguardo serio prese in braccio la ragazza e corse fino a raggiungere gli altri.

L’elfa era rossa come un pomodoro. Il suo esile corpicino spariva tra i muscoli di Issei. Fumo gli usciva dalle orecchie, e le sue guance si gonfiarono.

<Non dovresti prima chiedere?! Pervertito!>

La ragazza diede qualche debole pugno al petto del cavaliere, lui però ignorò completamente l’elfa.

<Torniamo al villaggio. Se riusciamo a spiegare la situazione potremmo anche farcela.>

L’unica cosa a cui riusciva a pensare Issei in quel momento, era quella di chiedere aiuto al villaggio da cui era stato appena bandito.

Issei e Shirou erano senza fiato, ma raggiunsero il bordo del villaggio di Langlebig. Non ci volle molto prima che una guardia li vide.

<Mani in alto, siete in arresto!>

Due elfi alti e furiosi puntarono le lance contro I cavalieri. Sylphiette scese per terra, strofinandosi i vestiti.

L’elfa poi si mise davanti alle lance e con le mani appoggiate ai fianchi brontolò.

<Fermi! Loro mi hanno salvata!>

<E hanno anche ucciso il capo villaggio!>

Le guardie passarono davanti all’elfa e avvicinarono la punta delle lance alle facce dei cavalieri.

<E se vi mostro della natura? Li lascereste andare?>

Le guardie arrossirono, guardarono dalla testa ai piedi l’elfa e abbassarono le lance.

Cosa vorrà dire “mostrare della natura”?

Issei non aveva idea di cosa stessero dicendo.

<No, non ci facciamo abbindolare per così poco!>

Non dirmi che intendeva mostrare…

L’elfa era completamente rossa.

<Tanto non ve le avrei mostrate comunque! Hmph!>

Issei rimase a bocca aperta. L’elfa cercò di corrompere le guardie, ma fallì miseramente, ammettendo pure la sconfitta.

Issei in quel momento si fermò a guardare l’elfa. Ella aveva luminosi occhi verde acqua che sembravano due gemme. Aveva capelli molto chiari, color celeste, legati in due teneri codini molto corti.

La vestaglia bianca era diversa da quella di tutte le altre donne del villaggio, la gonna era molto più corta, le spalline erano anch’esse più corte. Sotto, erano visibili gli intimi fatti con foglie scure; delle tenere mutandine e una fascia di foglie che copriva il seno piatto.

Ai piedi portava dei, ormai sporchi, sandali. Sulla caviglia destra teneva legato un bracciale e sulla coscia sinistra un tatuaggio dalla forma confusa.

Issei stava diventando tutto rosso. Un sentimento che gli era morto, stava tornando a galla.

<Ehi, smettila di guardarmi!>

<Oh scusa, non volevo! Lo giuro!>

L’elfa sospirò e continuò a guardare le guardie sbuffando.

Il cocchiere, stufo, tirò fuori la spada e con un colpo secco, spezzò le lance. Le guardie si spaventarono e se la diedero a gambe.

<Che guardie smidollate.>

Argh!

Dietro di loro l’esercito di goblin stava arrivando con ferocia insieme ai mille serpenti.

<Sylphiette, conosci bene questo villaggio vero? Puoi avvisare tu le guardie dell’arrivo di mostri. Noi cercheremo di tenerli a bada nel mentre.>

Sylphiette annuì, sapeva dove andare e cosa dire, però rimase un lungo secondo a guardare Issei.

<Muoviti! Non c’è tempo da perdere!>

<Sì, hai ragione!>

L’elfa si diresse verso una capanna di legno e paglia. Sembrava stare cadendo a pezzi, eppure era la loro base militare.

Gli elfi non erano abituati a guerre, erano così rare che non avevano un piano per la difesa del villaggio.

<Grande elfo, abbiamo bisogno di tutte le guardie sulla parte est! Dei serpenti stanno attaccando il villaggio!>

L’elfo con lunghi baffi che era coricato sulla poltrona saltò in piedi facendo cadere il caffè che aveva in mano.

<Oh mannaggia. A tutte le guardie, andate al muro est!>

L’elfo a capo delle guardie urlò dentro un cono attaccato alla scrivania.

Issei e Shirou sentirono l’annuncio. Issei poi si rese conto del grave errore che aveva commesso.

Successivamente tutte le guardie del villaggio di Langlebig accorsero alla chiamata. Quando si avvicinarono videro Issei e Shirou.

<Ecco gli assassini!>

<Prendiamoli!>

Issei cercò di spiegare la situazione a gesti, ma un goblin lo fece cadere per terra. Gli elfi erano ignari di ciò che stava per arrivare.

Gli elfi attaccarono in gruppo Issei e Shirou, immobilizzandoli a terra. Le guardie legarono i due e risero di gusto. Poi dall’alta erba apparvero i serpenti, seguiti dai goblin. Essi iniziarono a combattere, senza fare più caso ai cavalieri. Ci fu il caos totale.

Dannati elfi, ma quanto sono stupidi?!

Issei e Shirou con un po’ di lavoro di squadra riuscirono a rimettersi in piedi. Il cavaliere cercò il piccolo Josuke, che nel mentre si era nascosto dietro una casa.

<Josuke! Non pensavo di dirlo, però mi serve il tuo aiuto!>

Il principe rimase di stucco, tutto si fermò, anche la sua paura. Poi prese in mano la sua spada e tagliò le corde.

<Lasciamo i goblin a loro, noi abbiamo un altro problema da risolvere.>

Per terra striciavano i serpenti, che ignorarono completamente gli elfi. Stavano puntando verso Issei.

I piccoli esseri squamosi iniziarono a riunirsi in un unico punto. Pian piano si stava riformando il corpo del serpente che avevano sconfitto poco prima.

<Ma come è possibile?!>

Dissero tutti e tre all’unisono.

Non potevano credere ai loro occhi. Il nemico era nuovamente davanti a loro, vivo e vegeto.

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