Capitolo 19 (serpente)

Issei e il cocchiere si nascosero dietro ad una collinetta, erano stati banditi dal villaggio degli elfi. Insieme, i due, cercarono di elaborare un piano per tornare nel villaggio e risolvere ogni problema.

<Potremmo travestirci oppure rimanere nell’ombra fino a scoprire chi è il rapitore.>

Il cocchiere aveva buone idee, ma poco dettagliate e difficili da attuare.

Iniziarono a camminare in cerchio, stando a distanza dal villaggio. I loro passi sull’erba facevano un rilassante fruscio continuo. Dopo un po’ decisero di fermarsi, ma il fruscio continuò.

Rustle!

Il rumore era più forte, qualcosa vicino a loro stava strisciando i piedi.

<Cos’è stato? Fai silenzio.>

I due rimasero ad ascoltare. Poco più avanti c’era qualcuno che stava parlando con dei goblin.

<Vi ho portato abbastanza elfi?>

<Argh!>

<Non mi importa se una vostra base è stata distrutta dagli avventurieri. Può succedere.>

<Argh!>

<Vi ho pure portato il capo villaggio. Ora datemi l’oggetto che vi ho chiesto!>

<Argh!>

I goblin usavano strani versi per comunicare; nessuno capiva cosa dissero, tranne quella persona. Una cosa era sicura, stavano parlando di elfi e di un oggetto misterioso.

Ciò mascherò subito il colpevole: la persona al di là della collina stava scambiando gli elfi con i goblin.

I due si guardarono in faccia e poi saltarono fuori. Davanti a loro si trovava un enorme serpente parlante. Esso era bianco candido con striature grigie e occhi rossi cremisi. Era alto tre metri e dalla bocca gli spuntavano delle lunghe zanne ricurve molto affilate. Anche se era un serpente aveva ben 4 braccia.

Issei tirò fuori la spada e si lanciò contro il nemico. Le dure squame del serpente, come se fossero fatte di metallo, respinsero la lama.

<Un patetico avventuriero?>

Il valoroso cavaliere venne paragonato a un misero avventuriero incapace di combattere. Egli si arrabbiò e performò un potente affondo. Con esso gli trafisse la pelle, ma non era una ferita mortale. Il serpente fece un leggero urlo di dolore per poi tirare fuori due spade.

<Ora è il mio turno!>

Il serpente mise le lame una parallela all’altra e colpì con forza Issei. Il cavaliere parò il colpo con la spada, ma la forza del serpente lo spostò di peso.

Nel frattempo Shirou provò a eliminare i goblin, ma la coda del serpente lo fermò.

Sembrava che fosse finita per loro, Issei provò a rimettersi in piedi, ma il serpente lo tenne per terra con le spade, Shirou invece era legato dalla coda.

Sono un guerriero fortissimo, come posso farmi battere così facilmente?!

Issei usò tutte le sue forze, fece cadere una spada al serpente. Il mostro rimase sorpreso per un attimo, ma poi estrasse altre due spade.

La situazione sembrava peggiorata, eppure Issei rimase calmo, sapeva ciò che doveva fare.

<La migliore tecnica è quella di puntare agli occhi!>

Issei fece un enorme balzo e si trovò faccia a faccia col serpente. Il viscido mostro però sorrise, i suoi occhi si illuminarono, sembravano due rubini.

Con estrema velocità il serpente azzannò Issei.

Argh!

Sangue iniziò a sgorgare dal braccio di Issei, un liquido verde oliva sembrava penetrargli nella ferita. Il cavaliere fece cadere la spada.

<È veleno, dannazione!>

<Pensavo che il valoroso Issei sapesse usare meglio la spada. E non sapevo nemmeno che fossi mancino!>

Il cocchiere era arrabbiato ma per qualche motivo se la rideva. Uno strano comportamento, Shirou era sempre freddo e serio. Adesso invece prendeva in giro Issei deridendo le sue capacità.

<Mi hanno spezzato le dita della mano destra in guerra! Non posso farci nulla!>

Il serpente sembrava infastidito dai due avventurieri che ridevano e scherzavano, mentre la loro vita era appesa ad un filo.

<Piantatela di blaterare! Vi sto per uccidere!>

I due ne erano già consapevoli, proprio per questo ridevano. Per non morire tristi.

Poi una freccia scoccata tra le foglie trafisse il corpo del serpente.

<Chi osa colpirmi con una freccia! Questo è sleale!>

Una sagoma si avvicinò saltando da un albero all’altro. Una voce femminile raggiunse le orecchie di tutti.

<Parli di slealtà durante uno scontro mortale. Hahaha, non farmi ridere!>

Un’elfa di piccola statura, con capelli celeste, occhi infuocati e un arco in mano, raggiunse i due avventurieri.

<Grazie di avermi salvata, adesso tocca a me!>

Scoccando una serie di frecce, l’elfa punzecchiò il corpo del serpente trafiggendolo in ogni punto.

<Punta ai suoi occhi!>

Issei consigliò all’elfa di usare la sua tecnica micidiale, perfetta per qualsiasi mostro: accecare il nemico.

La ragazza fece come consigliato, prese due frecce e le appoggiò sull’arco. Con un singolo colpo scoccò entrambe le frecce, dritte agli occhi.

Il serpente però era notevolmente veloce, con un colpo di coda deviò le frecce. Così facendo però, lasciò andare Issei e mollò il cocchiere.

I due, senza perdere un istante, colpirono il mostro. L’essere squamato decise quindi di scappare. Anche nello strisciare era molto veloce.

<Dannazione, ci è scappato!>

Il cocchiere calciò un tronco di albero come sfogo. Issei invece tirò un sospiro di sollievo.

<Grazie di averci salvati… Come ti chiami?>

L’elfa mise a posto l’arco dietro la schiena e si inchinò.

<Mi chiamo Sylphiette! E dovrei essere io a ringraziarvi per avermi salvato! La grotta dei goblin in cui ero intrappolata faceva schifo, era tutto sporco e non si vedeva niente!>

Ella era l’elfa che Issei aveva salvato durante una delle quest. Il ricordo di quella cupa e stretta caverna fece venire i brividi al cavaliere. Egli era abituato a vasti campi di battaglia, anche se da giovane aveva fatto qualche missione da avventuriero, non gli piaceva stare in luoghi stretti.

Come successe nella stanza del principe, lui amava far volteggiare nell’aria la sua spada.

<Quando ho saputo che i miei eroi erano stati banditi dal villaggio mi sono fiondata subito alla vostra ricerca per ringraziarvi.>

L’elfa fece di tutto per poter dire “grazie” alle persone che l’avevano salvata.

Issei spalancò gli occhi, non aveva mai visto una persona farsi in quattro solo per ringraziare qualcuno.

<Non c’è di che. Vedo che ti sei rimessa in forma in fretta.>

L’elfa sorrise.

<Beh, è tutto grazie a mia nonna. Lei sa usare le magie di cura!>

Shirou guardò Issei, poi gli guardò la mano destra.

<Dovresti farti curare le tue dita Issei. Da quanto tempo le hai così?>

Il cavaliere fece una risata, imbarazzato.

<Dopo che mi hanno torturato sul campo di battaglia, ho passato due settimane a scavare minerali nella cava e poi un’altra settimana come babysitter del principe. Più o meno un mese, direi.>

<Un mese con le dita rotte?!>

L’elfa non riuscì a credere alle sue parole.

<Un mese intero con le dita rotte?! Sarà stato duro sopportare il dolore! Dobbiamo farti curare subito, o rischi di perdere le dita per sempre!>

<Beh, ormai non le sento più, quindi mi sa che ormai credo che siano andate. Hehe.>

Issei cercò di alleggerire la cosa ridendoci su, ma non c’era niente di comico nella perdita di ben tre dita su cinque della mano destra.

Senza la sua mano dominante, il suo sogno di continuare a fare il cavaliere e ricevere il titolo di cavaliere reale si era oscurato del tutto.

<Per quanto possa sembrare assurdo, mia nonna potrebbe curarti anche le dita morte.>

L’elfa rassicurò il cavaliere che smise di ridere. Uno spiraglio di speranza si era aperto davanti a lui, magari quel sogno non era del tutto sfumato. Issei sospirò.

<Però non possiamo tornare al villaggio adesso. Come ben sai, siamo stati banditi. Ed è tutta colpa nostra, non siamo riusciti a proteggere il capo villaggio.>

<Non abbattetevi, dobbiamo solo sconfiggere quel grosso serpente no? Facciamolo!>

La ragazza con le orecchie lunghe era piena di speranza, agli occhi di Issei era proprio una giovane ragazza, sia dall’aspetto, sia dal comportamento.

I giovani sono sempre pieni di speranze e ottimismo. Forse dovrei mettermi a pensare così anche io. Magari questo modo di fare mi porterà lontano. Chi lo sa.

I tre quindi andarono a caccia del serpente.

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