Issei prese in mano la quest; con essa avrebbe potuto capire tutto.
Egli andò al bancone, tirò fuori una borsa con diverse dita dentro ad essa. Era la garanzia che aveva sconfitto quei mostri. Per gli slime era anche più semplice; ognuno portava una gemma al centro del corpo, essa era ciò che dava vita allo slime.
Una delle due elfe dietro il bancone, si tappò la bocca come se stesse per vomitare. Il cocchiere che le vedeva ancora come delle bambine, fece un’espressione di disprezzo diretta a Issei.
Poi il cavaliere mostrò la quest per fare la guardia del corpo, le elfe spalancarono gli occhi; erano felici che qualcuno volesse salvarle dalle strane sparizioni.
I due cavalieri, ormai solo avventurieri, tornarono nella locanda. Per terra c’erano le armature a prendere polvere; a sud il caldo si faceva sentire.
Asia lentamente era riuscita a fare le compere; ad aiutarla c’era il piccolo Josuke. Insieme i quattro chiacchieravano aspettando la sera.
<Secondo voi incontreremo un drago?>
Chiese Josuke, sempre voglioso di parlare di draghi.
<Spero di no.>
Al solo pensare che potessero incontrarne uno, fece venire un brivido di freddo ad Asia. Anche Issei la pensava come lei; un drago in quel momento sarebbe stato un intralcio alla loro missione di salvare il regno.
<Uffa, io mi sto annoiando. Mi manca il castello.>
Quella frase fece mancare il respiro a tutti.
<Voi non siete preoccupati di tutta questa situazione?>
Chiese la dolce Asia. Ella era assai preoccupata, non aveva familiari nel regno, però era in pensiero per una persona che le aveva dato la vita.
Quel cavaliere reale era la persona più importante per lei. Asia non sapeva cosa fosse l’amore, o una famiglia. Lei non sapeva nemmeno dove fosse nata né chi fossero i suoi veri genitori.
<Di notte spariscono gli elfi.>
Shirou aprì con brutalità un argomento molto delicato. Issei si grattò la testa, si rese conto che nella locanda, Asia e Josuke, sarebbero rimasti soli.
<Proteggerò io la donna lupo!>
Il principe si fece avanti come protettore di Asia. Issei sospirò.
<Scusate se ve lo abbiamo tenuto nascosto. Non volevamo farvi preoccupare.>
Asia non sapeva cosa dire, la sua vita era in pericolo e le persone di cui si fidava le avevano mentito per poi abbandonarla da sola.
<Stiamo cercando di capire chi o cosa sia a far sparire gli elfi.>
Per quanto Shirou cercasse di rassicurare Asia, ormai il danno era stato fatto.
Calò il silenzio nella stanza, Issei cercava le parole per risolvere la questione, ma Asia ormai si era diretta ai fornelli, sentendosi tradita.
Dopo cena, Issei e Shirou salutarono la donna lupo e il principe, augurando loro il meglio.
I due si diressero alla casa del capo villaggio, essa era sull’albero più alto di tutti.
Con un lungo sospiro iniziarono a salire. Il forte vento complicò l’arrampicata, ma alla fine arrivarono in cima. Il sole calò.
<Capo villaggio, siamo le sue guardie del corpo!>
Il vecchio si grattò la barba e dicendo qualcosa sottovoce li invitò dentro. Sembrava che il tempo non passasse dentro quella casa, però era tutto stranamente pulito.
La sua abitazione era formata da una sola grande stanza, completa di cucina, sala da pranzo e un letto. Il bagno era qualche piano più in basso.
Il vecchio si grattò gli occhi e si buttò sul letto.
<Tu rimani dentro, io sto fuori.>
Ordinò Issei a Shirou. Passarono minuti, poi ore. Ogni tanto facevano cambio, sia perché il vento fuori era piuttosto violento, sia per controllare che fossero entrambi svegli.
Le ore passavano, la stanchezza si faceva sentire.
<Se stiamo qua di guardia probabilmente il colpevole non si farà vedere.>
<Almeno il capo villaggio sarà salvo e riceveremo la ricompensa.>
Issei stava pensando che in quel modo non avrebbero mai scoperto il rapitore di elfi, Shirou invece voleva solo la ricompensa.
Ad un certo punto Issei si accorse che il letto era diverso. Egli mosse le coperte con i ricami del villaggio. Sotto ad esse rimaneva solo la sagoma di dove dormiva il vecchio elfo.
<Shirou! Il capo villaggio! È sparito!>
Il cocchiere tornò immediatamente dentro. Effettivamente il capo villaggio era sparito.
<Cosa facciamo?!>
Chiese Shirou preoccupato.
<La gilda è chiusa a quest’ora, non possiamo fare niente. La missione è fallita.>
I loro sforzi furono vani: non solo non riuscirono a proteggere il capo villaggio, ma non riuscirono nemmeno a scoprire chi fosse stato.
Il cocchiere era stracolmo di rabbia, sbatté la porta e iniziò a scendere l’albero. Issei con calma lo raggiunse.
Cercarono inutilmente il capo villaggio, una qualsiasi traccia, ma niente.
Quando il sole iniziò a spuntare tra le colline, i due avventurieri si arresero.
<Torniamo nella locanda, dormiamo quel poco che possiamo.>
Il cocchiere aveva ragione, era meglio riposarsi prima del doloroso risveglio.
Issei purtroppo non riuscì a dormire, continuò a pensare al capo villaggio.
Cosa gli dirò alla gilda? Mi porteranno nuovamente in tribunale? Mi daranno direttamente la pena di morte?
Stava per trovarsi nella stessa situazione di quando era nel regno di Wohlstand.
Al loro risveglio, molti elfi si recarono davanti alla porta della locanda.
<Siete voi i rapitori di elfi!>
<Siete dei mostri!>
<Andatevene da qui!>
Era tutti arrabbiati con Issei e Shirou. I due avventurieri però sapevano di non essere colpevoli, ma non era possibile farlo capire a dei cittadini arrabbiati.
Gli elfi stavano già sparendo prima del loro arrivo, ma la furia del popolo era impossibile da placare.
Bloccati dentro la locanda, Issei e il cocchiere decisero di scappare attraverso la finestra. Con utensili trovati all’interno dell’abitazione, scalarono verso il basso.
Quando arrivarono per terra, si trovarono circondati. Essi corsero a più non posso verso il bordo del villaggio.
Una missione diversa dal solito li aveva costretti a scappare dal villaggio. E furono etichettati come assassini.
Se non avessero risolto la situazione in fretta, la notizia sarebbe arrivata fino alla capitale. E se ciò accadesse, il loro piano di arrivare fino al castello del re demone fallirebbe miseramente.
I due si nascosero dietro ad una collina fuori dal villaggio.
Il respiro di Issei continuò ad aumentare.
<Issei calmati!>
Il cavaliere guardò in faccia Shirou, era preoccupato. I pensieri di Issei si stavano lanciando da una parte all’altra della sua mente.
Asia e Josuke sono con noi, quindi prenderanno loro al posto nostro?! Succederà la stessa cosa di quando ero in guerra?! Non voglio fare del male ad altre persone! È tutta colpa mia.
Lacrime scesero dagli occhi del cavaliere.
Il cocchiere lo schiaffeggiò.
<Riprenditi! Non deprimerti, non arrenderti ancora!>
Issei tornò alla realtà. Era ancora dubbioso di cosa sarebbe successo. Si asciugò le lacrime e pensarono ad un piano assieme.
