Asia tenne per tutto il tempo la testa del principe contro il suo petto, non voleva mostrare il campo di battaglia pieno di morti ad un bambino.
Il viaggio fu pessimo; oltre ai cadaveri sparsi ovunque, il terreno non era per nulla pianeggiante.
La paura che arrivasse qualche sentinella era tremenda, però ebbero fortuna; non si fece vedere nessuno.
Passato il mal di stomaco, Asia tirò fuori i panini che aveva preparato a Gewalt.
<Qualcuno ha fame?>
Issei che stava guardando fuori, si girò di scatto con la bava alla bocca, il piccolo Josuke annuì, il cocchiere si limitò ad allungare il braccio verso l’interno della carrozza.
Uno alla volta ricevettero un panino farcito di salumi e formaggio fresco. Mangiarono tutti di gusto, Asia era felice che la sua cucina fosse apprezzata.
A castello si limitava solo a pulire, ma lei era capace di fare un po’ di tutto, proprio come una donna di casa.
Il panorama devastato dalla guerra iniziò a riempirsi pian piano di piante e alberi; si stavano avvicinando al regno degli elfi. Nessuno era mai stato in quelle terre, eccetto Issei.
Loro conoscevano l’esistenza degli elfi solo tramite leggende tramandate a voce.
In lontananza alberi altissimi erano ben visibili, alcuni sembravano voler toccare le nuvole. Il legno rossastro sposava le foglie di un gentile verde. Strutture in legno penzolavano da essi, piccole case erano incavate nel tronco.
Quando si avvicinarono, delle guardie con lunghe orecchie li fermarono. I due elfi avevano un intimo fatto di foglie coperto da dei vestiti bianchi molto traspiranti, quasi trasparenti. I loro capelli verdi sembravano muschio che gli cresceva in testa. In mano portavano delle lance rudimentali.
<Chi siete e da dove siete venuti?!>
Issei scese dalla carrozza con le mani in vista.
<Sono un avventuriero venuto dalla città di Wüste, questi sono i miei compagni. Abbiamo bisogno di un posto in cui vivere per qualche giorno.>
Gli elfi abbassarono le lance, aprirono il cancello in legno e fecero passare la carrozza. Issei per fortuna conosceva qualche posto dell’est. In passato era riuscito ad avere una mappa dell’est grazie alle continue guerre.
Gli altri rimasero a guardare Issei in azione, con facce curiose. La carrozza oltrepassò il cancello e davanti si trovarono tanti elfi tutti con lo stesso vestito bianco.
Una vestaglia tipica del posto magari?
Per quanto sapesse come comportarsi non era mai stato nel regno degli elfi. Rispetto ad altre città, quella degli elfi era molto diversa.
Non sapendo dove andare, chiesero informazioni a chiunque incontrassero per strada.
Finalmente trovarono un luogo dove poter parcheggiare la carrozza e un posto in cui poter dormire. Un giovane elfo dirigeva una locanda su un albero.
<Soffrite di vertigini?>
Chiese l’elfo.
Issei, che aveva dovuto combattere in ogni tipo di luogo, come montagne, scosse la testa.
Pure il cocchiere fece segno di no.
Asia invece annuì, aveva una gran paura delle altezze.
Il principe invece non era mai stato tanto in alto; al castello le torri venivano usate solo dalle vedette. Il principe era vissuto tutta la sua vita al primo piano del castello, e non si era mai sporto dalla finestra. Ammirava semplicemente il paesaggio.
<Accipicchia, per vostra sfortuna tutte le stanze in basso sono già state prese. Vi mostro quello che ho disponibile.>
La notizia sconvolse la donna lupo. Ella chiedeva sempre aiuto ad altri servi per poter pulire le zone alte del castello, infatti si occupava principalmente del piano terra.
Essi presero fiato ed entrarono nella locanda. L’albero era colossale, al suo interno c’era un piccolo bar, la reception e le scale.
Esse erano senza corrimano e andavano a spirale dentro l’albero. Asia rimase attaccata al muro, era terrorizzata al solo pensiero di salire quelle scale.
<Come preferite le stanze? Singole? Una comune?>
Issei si girò verso gli altri e iniziarono a discutere, arrivarono con una conclusione: Due stanze doppie, una per Josuke e Asia E l’altra per il cocchiere e Issei.
<Vi mostro le stanze.>
Il giovane elfo iniziò a salire le scale con scioltezza, Asia era pietrificata. Issei porse la mano alla donna lupo, lei timidamente la prese e con calma salirono le scale. Il principe iniziò a salire le scale senza paura.
Arrivati a sei metri di altezza, il passo di Asia si era fatto più lento. A undici metri anche il principe iniziò ad avere paura.
<Quanto manca?!>
Josuke era preoccupato, ancora qualche metro e anche lui avrebbe avuto bisogno di una mano per salire.
<Siamo quasi arrivati.>
Qualche metro più tardi, arrivarono alla stanza doppia più in basso della locanda. L’elfo illustrò un piano di prezzi. Il cavaliere e il cocchiere Shirou dovettero salutare i due e continuare a salire per un’altra decina di metri.
<Sarà difficile, ma dobbiamo farcela. Per il regno!>
Dopo aver ispezionato la stanza, Issei andò dall’elfo a pagare la quota per la locanda. Il cavaliere sospirò e pagò. Shirou spalancò gli occhi.
<Come mai costa così tanto? Non mi sembra di lusso questa locanda, anzi mi sembra per poveri.>
Issei sospirò nuovamente, triste di dire che tutti i loro sforzi di una settimana erano serviti a poco.
<Qua a est il valore della moneta è ben diverso. Quella settimana a Gewalt era solo per prenotare due giorni qua. Ora dobbiamo darci da fare nuovamente per poter vivere in queste zone. Alla capitale i costi sono ancora più alti…>
Anche se entrambi gli emisferi usano la stessa moneta, il suo valore è ben distinto. Un altro motivo per cui la pace tra le due parti è molto complicata.
Il cocchiere sbuffò, non poteva credere che i suoi sforzi di una settimana servissero solo per potersi permettere due giorni nella locanda più povera del regno degli elfi.
Asia rimase inchiodata nella sua stanza a preparare la cena con l’aiutante Josuke. Issei andò a chiedere gli ingredienti e la donna lupo cucinò un’ottima zuppa.
A cena si trovarono tutti nella stanza di Asia a mangiare. Insieme discussero sul continente est, dei prezzi e di cosa fare successivamente.
Di notte sentirono molti rumori molesti, non capivano con esattezza cosa fosse, ma c’era un continuo fruscio.
Pensando che fossero le foglie mosse dal vento essi continuarono a dormire, ignorando il suono.
