Capitolo 15 (partenza)

Passò una settimana, la gilda si era tranquillizzata e il gruppo di Issei aveva racimolato abbastanza denaro per il viaggio verso la prossima città.

Quando erano andati sotto commissione del re per sconfiggere qualche mostro, erano andati a sud del regno. Poi si diressero verso est, dove hanno trascorso una settimana nella città di Gewalt.

Ora sono diretti verso nord, per poi svoltare ad est nel passaggio ormai non più segreto.

Il castello del re demone si trovava nel continente di Nordost, il punto più a nord est che esistesse.

I nostri eroi si prepararono pronti a dire addio a quel luogo dove avevano passato lunghi pomeriggi a combattere mostri o altro.

Issei in quel posto non era giudicato come un prigioniero, ma era visto come un forte avventuriero. Per la ragazza della gilda era persino visto come un eroe.

<Issei, non possiamo partire con questa carrozza.>

La carrozza era quella reale del regno di Wohlstand; con essa non potevano recarsi dall’altra parte della montagna senza dare nell’occhio.

Il cavaliere aveva già pensato a cosa fare per questo problema.

Venderla era fuori questione, nessuno poteva permettersela, e nessuno doveva essere in possesso di essa o poteva recare danni alla famiglia reale.

L’unica opzione era quella di smantellarla e renderla il più normale possibile.

Senza dire una parola, Issei tirò fuori un’ascia e guardò in faccia il cocchiere.

<No, non mi dire…>

Shirou, che si era affezionato alla carrozza, sbuffò. Il cavaliere sospirò e appoggiò l’utensile per terra davanti a sé.

<Non abbiamo alternative. Dobbiamo salvare il regno.>

Il cocchiere si girò, bisbigliò qualcosa e se ne andò.

Gli ornamenti vennero falciati via. Le bandiere del regno, strappate. Il legno intagliato, fatto a pezzi. I cuscini sulla seduta, rimossi. La carrozza venne spogliata di ogni onore, non rimaneva altro che l’essenziale.

Asia preparò dei panini per il lungo viaggio, il principe salutò gli amici che si era fatto durante la settimana, Issei allestì la carrozza e il cocchiere preparò i cavalli.

Tutti insieme sospirarono in contemporanea per poi salire sulla ormai “normale” carrozza.

Come per il viaggio di prima, Issei rimase in guardia per eventuali mostri.

<Come mai la carrozza non è più bella come prima.>

Josuke chiese confuso. Issei non sapeva come rispondere, per quanto la risposta era semplice, come dirla non era facile. Josuke era solo un bambino, non conosceva bene la situazione tra est e ovest. Il cavaliere si schiarì la voce.

<Vedi… Dall’altra parte, non è benvenuto questo tipo di carrozze.>

<No, è meglio dirgli la verità fin da subito!>

Shirou fermò il discorso di Issei, non gli piaceva tenere il segreto con il bambino per sempre.

Prima o poi l’avrebbe capito da solo.

<Tra est e ovest c’è una guerra continua. Issei ha reso la carrozza il più normale  possibile, ma non basterà solo questo; dovremmo anche noi comportarci come se fossimo sempre vissuti a est.>

Shirou mise ben in chiaro la situazione. Come sempre, lui non aveva peli sulla lingua.

Il bambino era confuso; nel suo mondo era tutto rose e fiori. Non era a conoscenza della guerra o dello stato economico del regno. Il cocchiere non sapeva nemmeno lui i dettagli, ma aveva un’infarinatura della questione.

Asia non era nemmeno lei a conoscenza della situazione e rimase muta. Le sue orecchie da lupo si abbassarono. Josuke però rimase impassibile, accettò la situazione con facilità, forse la ignorò, forse cercava di imitare il cavaliere, sempre serio.

Il viaggio continuò in silenzio. Ogni tanto Asia avvisava dell’arrivo di nemici e Issei li  sconfiggeva prontamente. Il principe voleva anche lui entrare in azione, ma Issei glielo impedì. Non c’era tempo per insegnare a un bambino come combattere.

Dopo ore arrivarono al villaggio distrutto vicino alla catena montuosa. Issei distolse lo sguardo da esso, lui era responsabile di quella distruzione. Asia distrasse il piccolo principe da ciò che li circondava.

Poco dopo arrivarono al maledetto foro nella montagna.

<Dovete scendere, il terreno roccioso spezzerà le ruote se rimanete su.>

Disse il cocchiere Shirou.

La carrozza si fermò e tutti scesero, poi per fare salire la carrozza nel foro, Issei prese tutte le sue forze e la alzò.

Lentamente attraversarono la grotta oscura. Il tanfo di morte faceva rizzare i peli del naso.

Issei guardò la scena davanti a lui: Asia stava tenendo per mano Josuke. La scena fece molta tenerezza a Issei, che sperava in un futuro del genere con Sofia.

Il principe non riusciva bene a distinguere i cadaveri, ma li poteva immaginare data la puzza.

Poi si intravide una luce da lontano, la fine del tunnel era vicina. Dopo un ultimo sforzo essi uscirono dalla grotta. La luce che illuminava i corpi morti fece venire il vomito a Josuke, Asia d’istinto coprì gli occhi al piccolo principe. Anche lei non si sentiva bene però.

<Salite sulla carrozza.>

Il cocchiere era schifato, non per i cadaveri, ma per la guerra.

<Seguiamo la catena montuosa, andando verso sud.>

<Non possiamo andare dritti verso la capitale.>

<Perché verso sud? Non è a nord est il castello del re demone?>

Issei sospirò.

<Sì, il castello si trova dove dici te. Però è meglio fare una deviazione a sud. Ne varrà la pena. Non è niente di personale.>

I nostri quattro eroi, quindi, presero la strada più lunga per arrivare a Wurm, il regno dell’est. Come ormai sempre, la decisione venne presa da Issei, però il cocchiere Shirou non era scocciato, egli aveva imparato a fidarsi del cavaliere.

Nessuno aveva idea di dove stessero andando, tranne per Issei che era già stato in quel posto.

La divisione tra est e ovest era stranamente perfetta. Il mondo in cui vivevano era un gigantesco continente diviso a metà, il resto era tutto oceano.

La prossima tappa prima della capitale era il regno degli Elfi, un piccolo pezzo di mondo in cui crescevano alberi enormi dove gli elfi avevano scavato case all’interno.

<Siamo diretti nel regno degli elfi!>

Issei annunciò la prossima tappa del loro viaggio con euforia.

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