Sulla carrozza calò il silenzio, nessuno osava parlare della situazione in cui si trovavano. Ad avvolgerli c’era il trotto dei cavalli, gli zoccoli battevano sul terreno uno dopo l’altro in sintonia. Gli uccelli cinguettavano allegri.
Era una splendida giornata di primavera.
<Allora…>
Issei provò ad iniziare un discorso senza successo. Il tempo passò lentamente, Asia si addormentò, il principe guardava il cielo.
<Speri di vedere un drago?>
Chiese il cavaliere al piccolo Josuke con un sorriso. Il principe annuì lentamente senza distogliere lo sguardo dal cielo azzurro. C’era giusto qualche nuvola e il sole che brillava in alto, la giornata era l’opposto dell’umore in quella carrozza.
Poi il cinguettio di uccelli smise, Issei estrasse la spada leggermente.
<Fermi il carro.>
Il cavaliere scese dalla carrozza e rimase allerta; chiuse gli occhi e si concentrò sull’udito.
Asia si svegliò e rimase a guardare preoccupata.
<Che succede?>
In quel momento da dietro la carrozza un enorme lupo color grigio-blu, saltò sul tetto della carrozza.
Issei abbassò la spada, il suo sguardo non era di paura. Anzi, era quasi deluso.
Il cavaliere cercò fuori dal percorso tra gli alberi qualcosa. Poi tirò fuori un ramo spezzato.
L’enorme lupo sbavò scodinzolando energicamente la folta coda.
Issei lanciò il ramo con tutta la sua forza e il lupo si buttò giù dalla carrozza e rincorse il ramo.
<Via via via!>
Il cavaliere diede il via al cocchiere, che fece ripartire la carrozza a tutta velocità. Issei si aggrappò al lato e controllò che la belva non li seguisse.
<Giri dentro la foresta!>
Il cocchiere diede un’occhiataccia a Issei, però fece come richiesto. Il cavaliere tese l’orecchio e aspettò di non sentire più il lupo. Le orecchie di Asia scattarono in alto.
<Si è allontanato.>
Con un gesto Issei diede il via al cocchiere per ripartire nuovamente. Le orecchie da lupo della serva erano molto utili.
Anche se era una donna lupo però, non sapeva come comunicare con i lupi veri, però aveva alcune delle loro capacità, come olfatto e udito più sviluppati.
Issei ringraziò la serva e rimise a posto la spada.
<È meglio evitare inutili battaglie.>
Dichiarò il cavaliere, esperto di queste faccende, ricordando quando era sul campo di battaglia durante le guerre. Era più importante risparmiare le energie che sprecarle per ogni ostacolo.
Ad un certo punto la carrozza si fermò, tutti guardarono fuori dal finestrino. Erano arrivati alle mura della città di Gewalt.
Ai cancelli c’erano delle guardie con pesanti armature scure, armati di grosse alabarde.
Il cocchiere, con l’aiuto di Issei, spiegò la loro situazione. I due soldati si guardarono tra loro ed entrarono dentro le mura. Dopo qualche minuto tornarono, con un foglio in mano.
<Avete il permesso di entrare. Questa è la quota per entrare.>
Il cocchiere tirò fuori dalla borsa delle monete sbuffando. Aveva lo sguardo infastidito, ma non poteva farci niente.
Lentamente entrarono nella piccola cittadina di Gewalt, era luminosa e piena di vita. Issei non era visto come un criminale e fu ben accolto.
<Ci fermeremo qua per una settimana, non di più.>
Issei sapeva che non poteva fermarsi troppo, però avevano bisogno di soldi e provviste per il viaggio. Il castello del re demone si trovava nel continente di Nordost, molto lontano e situato a nord, e soprattutto, era nel continente dell’est.
Quando gli umani decisero di sconfiggere il re demone, i due continenti unirono le forze, ma ora le due parti erano ancora più separate di prima. Non avendo più un obiettivo comune, le due parti si distanziarono sempre di più. Un odio nato chissà quando e per chissà quale motivazione annebbiava la mente di tutti.
La carrozza si fermò in una locanda e scesero tutti. Il cavaliere tese una mano per aiutare Asia a scendere, la sua delicata mano fece venire un brivido a Issei. Il ricordo della moglie gli attraversò la mente. Era doloroso anche solo vedere una donna per lui, anche vedere un carro gli faceva venire in mente la cava. Però cercò di resistere e soffocare le lacrime.
Insieme entrarono nella locanda e pagarono il parcheggio della carrozza e le camere da letto.
<Io vado nella gilda per procurarmi dei soldi.>
Il cocchiere lo fermò.
<Vengo anch’io. Sono pure io un guerriero.>
Issei sorrise leggermente e insieme andarono alla gilda. Essa era affollata e un po’ malridotta, uno dei maggiori problemi lì non erano i mostri nelle vicinanze, ma gli avventurieri. Essi venivano a fare baldoria mettendo tutto a soqquadro.
Issei aprì la porta, che scricchiolò sonoramente.
<C’è qualcuno?>
In fondo al salone c’era una ragazza adulta che piangeva dietro ad un bancone. Ella aveva i capelli biondi raccolti in una coda di cavallo, gli occhi giallastri e un seno prosperoso. Aveva un vestito molto scollato e portava graffi sulle braccia.
<Tutto bene signorina?!>
Lei continuò a piangere. Quando Issei si avvicinò, lei cercò di asciugarsi le lacrime.
<Benvenuti…>
<Per favore, non fatemi del male.>
I due cavalieri si guardarono in faccia.
<Che succede in questa gilda? State bene, dei banditi vi hanno aggredita?>
La ragazza scosse la testa, prese fiato e spiegò la situazione.
<Gli avventurieri mi trattano sempre male. Non mi hanno mai derubata, però…>
<Se la prendono con me per un incarico che non gli va a genio e mi palpano sempre il seno.>
I guerrieri si sedettero ad un tavolo a discutere la situazione. Poi entrò un avventuriero, egli aveva un ghigno inquietante sul viso. Sulla schiena portava una sacca con qualche pietra dentro.
<Ho finito la mia quest!>
Il tipo appoggiò il sacchetto sul bancone e fissò come un pervertito il seno della ragazza della gilda. Lei si coprì con una mano il seno e con l’altra raggiunse il sacchetto. Controllò il contenuto e si voltò.
<Vado a prenderle la ricompensa.>
Lui però la prese per i vestiti.
<Perché non mi fai assaggiare quello che porti con te come ricompensa?>
Lui strattonò i vestiti della ragazza, cercando di denudarla. A quel punto Issei e il cocchiere Shirou si alzarono e camminarono lentamente verso il bancone.
Issei prese per il colletto il ragazzo e lo alzò di peso. Il malintenzionato si agitò.
<Ehi ragazzi lasciatemi andare. Non sto facendo niente di male!>
<Ne sei sicuro? Non mi sembra che a lei piaccia quando le togli i vestiti!>
Issei era furibondo, tenne fermo il tipo e Shirou con lo sguardo annerito dalla rabbia gli diede un pugno in faccia.
<Ahia che male! Bastardi cosa volete da me?!>
Issei appoggiò a terra il tipo per poi dargli un altro pugno. Il suo pugno lo stese a terra. Dopo averlo spostato con un piede, i due si misero al centro della gilda. Nella sala calò il silenzio.
<Qualcun altro?!>
Vari avventurieri si alzarono, pronti a fare rissa. Issei tirò fuori la spada e iniziò a combattere. Non uccise nessuno però, si limitò a mettere fuori combattimento gli avventurieri, colpendoli con il manico della spada.
Le abilità dei due cavalieri misero a tacere tutti gli avventurieri nella gilda.
<Se le succederà altro, ci penseremo noi due.>
La ragazza della gilda gioì, nessuno era mai stato gentile con lei.
Successivamente i due cercarono delle quest ben retribuite, e dove serviva solo la loro forza.
Insieme i due iniziarono a racimolare soldi per il viaggio.
