Issei mentre correva pensava alla grande guerra contro il re demone. Ricordava vivamente le barriere erette dai demoni di alto rango. Non riusciva a immaginare quanti demoni potevano esserci a invadere il regno di Wohlstand.
Una barriera di quella portata era assurda.
I due arrivarono al bordo della foresta, il cocchiere era già pronto a partire.
<Parti parti parti!>
Il cocchiere scosse le briglie e i cavalli partirono a tutta velocità verso il regno.
Asia rimase un po’ sconvolta.
<Che succede?!>
Issei sospirò; non sapeva nemmeno lui cosa stesse succedendo. Egli quindi non rispose; si mise a girarsi i pollici come se stesse per parlare, ma non trovò le parole adatte.
Il viaggio fu rumoroso, i passi assordanti dei cavalli e il rumore delle ruote creavano una sensazione di paura. Senza accorgersene Issei stava tenendo in braccio il piccolo principe come se fosse suo figlio.
La serva guardava la scena con un sorriso, aveva visto la crescita del loro rapporto. Dal non sopportarsi all’essere diventati inseparabili.
La carrozza sfrecciò nel sentiero ghiaioso, il vento soffiava come se urlasse. Issei controllava puntualmente l’arrivo di nemici.
Stranamente, il cavaliere non vide o sentì alcun demone. Era tutto completamente desolato e silenzioso.
Dove sono i demoni che stanno erigendo la barriera?
Issei non riusciva a spiegarsi che cosa stesse succedendo. Poi la carrozza arrivò al bordo della barriera.
Non c’era nessun demone.
I maghi del regno impegnarono tutte le loro forze per placare la crescita della barriera ma era tutto inutile. La barriera continuò ad alzarsi senza rallentare.
<Dove sono i demoni?!>
La ragazza lupo, mosse le orecchie in cerca di demoni, ma non trovò nulla.
Issei guardò attentamente la barriera viola. Non capiva come facesse una barriera a formarsi dal nulla. Essa emanava uno strano fumo verdastro all’interno del regno.
<Veleno…>
Issei osservò preoccupato la barriera toccandola con una mano. Mancava ancora poco e il regno sarebbe stato completamente sommerso dalla barriera.
<Veleno?!>
Asia era preoccupata, anche il principe lo era. Il cocchiere invece ignorò il fatto e spazzolò i suoi cavalli.
Issei conosceva quel tipo di barriera, non era il tipo che proteggeva, anzi intrappolava la preda per poi soffocarla col veleno. Poteva anche trattarsi di una magia a distanza.
Issei controllò per bene la barriera, da ogni parte era inciso un sigillo, esso doveva essere riportato anche da qualche altra parte dove scorresse del mana per attivarla.
Sul corpo di Issei spuntò lo stesso sigillo luminoso presente sulla barriera.
Poi dei cavalieri all’interno del regno e quindi della barriera si avvicinarono al bordo. Essi erano a cavallo e la loro figura era confusa nella nebbia verde.
Erano i cavalieri reali.
Anche loro avevano un sigillo luminoso sul braccio.
Con loro c’era anche una carrozza, forse quella del re.
<Mio figlio come sta?!>
Il re uscì dalla carrozza di corsa per vedere il figlio. Mise le mani contro la barriera come se volesse accarezzare il piccolo principe Josuke, ovvero suo figlio di sangue.
Issei continuò a guardare da vicino la barriera. Quel sigillo lo aveva già visto da qualche parte.
Oltre ad essere una barriera a lunga durata per intrappolare e avvelenare la preda, era anche una di quelle con attivazione a distanza. Il disegno gemello della barriera poteva trovarsi ovunque.
Il cavaliere poi si ricordò dove aveva visto quel sigillo. Al castello del re demone.
In più, tutti i cavalieri che erano stati al castello del re demone avevano lo stesso sigillo che si illuminava sul loro corpo. Quindi Issei capì che magia fosse, quella più forte conosciuta: una maledizione.
Il cavaliere si intromise e spiegò la situazione.
<Questa barriera ucciderà tutte le persone all’interno. Dobbiamo andare al castello del re demone e rimuovere il sigillo. Non ho idea di come fare, ma troverò il modo.>
Issei parlò senza peli sulla lingua, tutti lo guardarono a bocca aperta. La situazione era delicata e Issei non usò mezzi termini.
Il principe iniziò a piangere, non voleva abbandonare suo padre, ma non aveva opzioni. Issei invece non aveva nessuno. Niente da perdere, se non il regno in cui era nato.
<Stai dicendo il vero?! Tutti gli abitanti del regno moriranno?!>
Il re non riusciva a credere alle parole del cavaliere. Issei sospirò, non voleva trovarsi in quella situazione, doveva tornare nel luogo in cui aveva abbandonato i propri compagni. Il posto in cui aveva abbandonato completamente il sogno di diventare cavaliere reale.
<Questa barriera è una maledizione lanciata dal re demone. Probabilmente era la sua ultima arma segreta, che lo avrebbe fatto vincere anche se fosse morto. Non ci sono altre opzioni, dobbiamo partire il prima possibile.>
Il re si guardò attorno, cercando le parole giuste.
<Issei, io mi fido di te. Io sono impotente qua dentro. Ti affido mio figlio. La sopravvivenza del regno è nelle tue mani!>
Issei gonfiò il petto, si mise dritto, gambe incrociate e con le mani formò un diamante. Era il saluto militare del regno di Wohlstand.
Il cavaliere si girò, con una mano accarezzò la schiena del piccolo principe. I due si guardarono negli occhi, bruciava un fuoco dentro di loro.
Salirono sulla carrozza.
Asia li guardava sconvolta, guardò un cavaliere salutandolo e poi partirono.
Il cocchiere fece partire la carrozza, ma non di corsa, il viaggio sarebbe durato molto e non poteva far stancare troppo i cavalli.
Direzione: il villaggio più vicino, per rifornimenti.
Issei fece un finto sorriso a Josuke, per rincuorarlo. Non era sicuro se avrebbero salvato il regno o se sarebbero arrivati vivi al castello del re demone, ma non voleva buttare via neanche un briciolo di speranza.
Asia continuò a fissare il regno alle spalle, invece Issei puntò lo sguardo dritto davanti a sé.
Il cocchiere rimase serio, lo sguardo fulminante ed esperto non si piegò alla situazione in cui si trovarono.
<Salveremo il regno!>
Proclamò Issei cercando di smuovere l’aria, che però non cambiò minimamente. Erano tutti preoccupati, il principe più di tutti.
Il loro lungo viaggio verso il castello del re demone iniziò quel soleggiato giorno di primavera.
