Capitolo 11 (caccia)

Il guerriero Issei preparò tutto l’occorrente per la caccia, il piccolo principe Josuke invece rimase a guardare.

Il cavaliere sorrise nel vedere il principe che guardava gli oggetti con stupore.

<Sei emozionato per la caccia?>

Il principe rise un po’ in imbarazzo. Per quanto ammirava Issei e voleva diventare come lui, ci teneva agli animali.

<Aspettatemi!>

Insieme a loro si unì la serva Asia, tutta agghindata.

I tre salirono su una carrozza reale, fatta di legno pregiato proveniente dal continente dei nani, decorata con ottone e con una forma ben specifica, impossibile da ricreare. Era anche attrezzata per ogni evenienza, fornita di asce, coltelli, spade e ogni utensile per la sopravvivenza di base.

Issei, con gli occhi persi, si ricordò di quando salì sulla carrozza diretta alla cava, non era un bel ricordo e lo fece esitare a salire sulla carrozza.

I cavalli con le briglie, legati alla carrozza, nitrirono, Issei tornò alla realtà e salì sulla carrozza.

Il veicolo attraversò i cancelli del castello e una parte del regno per poi trovarsi in un bosco. In esso erano stati fatti molti avvistamenti di bestie. Per quanto era normale trovare delle bestie selvatiche, il numero di avvistamenti era sopra la norma.

La quest di eliminare le belve magiche sarebbe giunta alle gilde, però il re decise di prendere le redini della situazione e fare svolgere il lavoro a Issei, per insegnare al principe come si caccia.

Issei scese, senza mai voltare lo sguardo alla boscaglia. Con una mano aiutò il piccolo principe a scendere.

Qualcosa si mosse tra i cespugli, Issei scattò lasciando cadere per terra il principe. Il cavaliere sfondò il cespuglio e dietro vide un normale slime. Senza pensarci, con un fendente diede fine alla vita del mostro.

<Era una sentinella, se non ci muoviamo saremo circondati.>

Poi Issei posò lo sguardo sul principe: una faccia completamente marrone, i vestiti sporchi di erba e terra, e il sedere per aria.

<Josuke! Tutto bene?>

Il principe si tirò su da solo e scosse i vestiti sporchi. Come se nulla fosse successo, egli prese in mano una spada e si avvicinò ad Issei.

<Sono pronto!>

Issei sorrise leggermente, il principe non era più solo un bambino. La posa che assunse era corretta, l’impugnatura era sicura e lo sguardo serio.

I due si addentrarono con calma nella foresta, il sole sparì tra le foglie degli alberi. Asia rimase nella carrozza difesa dal cocchiere, che era un guerriero anche lui come Issei, quindi la carrozza rimase al sicuro. Oltretutto un mago aveva lanciato una barriera contro i mostri sulla vettura.

Le carrozze reali erano proprio pronte a tutto.

<Andiamo!>

Non fecero nemmeno due passi che una decina di slime li circondarono.

<Non farti toccare da loro.>

Il principe parò gli slime con la spada, ma il colpo non fu abbastanza deciso, e i mostri si attaccarono alla spada.

Il principe spaventato mollò la spada, e gli slime ne presero possesso. Inglobarono la spada per poi renderla parte del loro corpo.

Slime armati?!

Issei affettò gli slime davanti a sé e si lanciò verso il principe. Con un colpo deciso tagliò in due lo slime. Al suo interno c’era una pietruzza.

<Questo è un ottimo momento per imparare qualcosa. Per prima cosa devi essere più deciso. E non mollare mai la tua spada, liberati!>

Issei lasciò che uno slime si attaccasse alla spada, poi la ondeggiò e colpì un albero. Il mostro si staccò dalla spada di Issei e lui sorrise guardando il principe.

Josuke rimase un secondo ad ammirare le capacità di Issei, poi corse a prendere la spada che era caduta più in là.

Sconfitti gli slime, Issei e Josuke si addentrarono di più nella fitta foresta.

<Adesso inizia il difficile.>

Issei mise in guardia il principe dell’arrivo di un nemico più forte. Gli slime erano solo l’inizio, i veri mostri pericolosi erano nascosti dentro la foresta.

Issei camminò con calma, facendo meno rumore possibile e stando attento a ogni movimento. Issei poi si fermò.

<C’è un cinghiale rosso lì avanti.>

Issei indicò a Josuke di andare alla sua destra verso un albero, mentre lui camminò verso il cinghiale. Il cinghiale sbuffò ignaro dell’agguato del cavaliere. Con uno scatto Issei si fiondò contro la creatura enorme, con una mano si attaccò a una zanna, e con l’altra trafisse la gola della bestia.

Essa si dimenò sofferente emettendo strani versi profondi e scaraventò Issei a terra. Il cavaliere evitò prontamente le zampe della belva che lo stavano per calpestare. La spada rimase incastrata nel collo della bestia e Issei tentò una fuga.

Con un gesto segnalò al principe di farsi avanti. Josuke si lanciò contro la bestia e gli trafisse l’occhio, poi si buttò sulla schiena della creatura.

<Woooh!>

Il bambino stava cavalcando il cinghiale che era fuori controllo. Issei lo rincorse.

<Spingi la spada in fondo Josuke!>

Il principe fece come ordinato, spinse la spada ancora più in fondo nell’occhio. Il suono melmoso fece venire il vomito a Josuke, che cercò di trattenersi. Poi la bestia si fermò, gli occhi privi di vita e il sangue che scorreva fece quasi svenire il principe.

<Perché deve sempre finire con una spada negli occhi?>

Issei rise, conosceva bene quella tecnica perché, quando al campo di addestramento spiegavano varie tecniche per difendersi dalle bestie selvatiche. E accecare l’avversario era l’opzione preferita di Issei.

<Dopo ti faccio vedere un altro metodo. Anche se tu non sei abbastanza forte per quel metodo. Ohohoh!>

Issei recuperò la spada e con Josuke al suo fianco, proseguirono la loro esplorazione nel bosco.

Successivamente i due incontrarono tanti altri slime e piccoli mostri. Questa volta il principe non si fece indietro, ammazzò vari mostriciattoli di piccole dimensioni, e senza farsi nemmeno un graffio.

Roar!

Un insieme di ruggiti colsero l’attenzione del principe e del cavaliere. Issei fece segno al bambino di stare dietro di lui, tirò fuori la spada che fece un leggero suono metallico e avanzò lentamente verso i mostri.

Dietro a delle piante c’era un piccolo spiazzo vuoto in cui due tigri verdi cornute stavano lottando tra loro. Issei rimase ad osservare, invece il principe cadde rumorosamente per terra; il suo piede si incastrò in una radice.

Le tigri si fermarono e iniziarono a ringhiare in direzione di Josuke. Il principe vide le bestie avvicinarsi e si impanicò.

<Stai calmo o ti romperai una caviglia.>

Issei accorse verso il piccolo, era inspiegabile come si fosse incastrato il piede. Issei provò a estirpare le radici, ma una tigre lo aggredì da dietro. Il cavaliere girò la spada dietro la schiena bloccando le fauci della belva prima di essere azzannato. Poi si girò e con una ginocchiata si levò di dosso la tigre.

Alla sua sinistra, con un fendente mozzò la testa dell’altra creatura che si stava avvicinando. Poi si girò, la tigre di prima si riprese e saltò addosso al cavaliere. Lui mozzò di netto le gambe anteriori del mostro e lo guardò per un attimo prima di dargli il colpo di grazia.

<Eccomi Josuke!>

Issei tirò fuori tutta la sua forza e strappò la radice della pianta. Josuke aveva la caviglia lussata e camminò zoppicando.

<Questa non è una normale pianta.>

Issei prese di peso Josuke e si allontanò. Quello davanti a lui era un albero magico che intrappola con le radici le creature che gli si avvicinano, portandole sotto terra per poi mangiarle.

Issei impotente diede le spalle alla creatura e continuò il viaggio nella foresta.

Dopo aver ucciso altre creature, lo stomaco di Josuke brontolò.

<Forse è meglio tornare indietro, si sta facendo ora di pranzo.>

I due tornarono sui loro passi, in agguato c’erano altre creature che vennero facilmente sconfitte da Issei. Anche Josuke nel suo piccolo stava aiutando e migliorando.

Durante il ritorno però qualcosa di inspiegabile fece venire un brivido al cavaliere. Verso il regno si stava alzando una barriera. Non era la classica barriera eretta da dei maghi per salvaguardare il regno, ma una enorme barriera viola. Ciò indicava che nelle vicinanze c’erano molti demoni di alto livello.

Issei non ci poteva credere, quel tipo di barriere lo aveva visto soltanto una volta nei suoi trent’anni di vita. Quando il re demone era ancora vivo.

<Questo non promette nulla di buono, dobbiamo muoverci!>

Issei prese in spalla il piccolo principe e corse verso la carrozza.

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