Capitolo 10 (drago)

Issei iniziò ad abituarsi alla nuova vita. Il buon cibo gli faceva scendere delle lacrime.

Per anni aveva dimenticato il sapore di un pasto caldo, ogni boccone gli faceva venire in mente una sola cosa.

Avrei voluto che anche loro potessero assaggiarlo.

Ma ormai era troppo tardi.

Sua madre era ormai morta di vecchiaia, suo padre di una malattia senza cura e, come ciliegina su una torta fatta di terrore, sua moglie perì nella cava.

Nella sua vita però era entrato un nuovo personaggio; fastidioso, irrequieto, insopportabile, in poche parole un demonio: il principe Josuke.

Perà ogni mattina sperava di trovare il principe ancora addormentato. Ogni mattina, puntualmente, Josuke lo stava già aspettando nel corridoio con mille domande.

Issei sospirava sempre.

Eppure, quando un giorno il corridoio rimase insolitamente silenzioso, fu proprio quel silenzio a metterlo a disagio.

Le risate delle cameriere erano sparite; quando entrava in cucina veniva calorosamente salutato dal capo cuoco.

<Al principe è piaciuto molto lo stufato di ieri sera. E lo vuole mangiare anche oggi.>

Il cuoco sorrise, era fiero della propria cucina. Non disse niente però, continuò col suo lavoro con un sorriso stampato in faccia.

Issei portò in lavanderia la biancheria sporca del principe, ad aspettarlo era la serva Asia. La più gentile tra tutte.

Anche quando Issei era un prigioniero vero e proprio, Asia non provava disgusto. Per sua natura da lupo, preferisce giudicare le persone per come si comportano con lei, piuttosto che farsi influenzare dagli altri.

I suoi capelli biondi, gli occhi azzurri e il carattere gentile la rendevano un’irresistibile ragazza sulla ventina. Non era la migliore serva del regno, eppure lasciava sempre un sorriso a chiunque incontrava.

La cosa più assurda di quella ragazza erano le orecchie da lupo che spuntavano sopra la testa. Non aveva una coda, forse persa in guerra o altro. Ciò la rendeva molto tenera.

Il continente degli uomini bestia era spesso attaccato da altri regni. Tutti volevano una fetta di quel posto.

Come una donna lupo fosse arrivata fin qui rimase un mistero, però una cosa era certa: nel regno di Wohlstand, venne trattata come una normale persona e non un mostro.

<C’è qualcun altro che ti sta dando fastidio?>

Chiese Issei alla serva che spesso veniva corteggiata da molti uomini. La sua bellezza rubava i cuori di tutti, tranne quello del cavaliere Issei.

Il suo cuore era in frantumi.

<Non preoccuparti, è tutto a posto.>

Il falso sorriso della cameriera non smosse l’animo di Issei. Lui aveva capito che in realtà c’era ancora chi la infastidiva, però decise di lasciar perdere.

Sospirò, appoggiò la cesta di vestiti e continuò il suo viaggio per il castello.

Dopo aver preso il permesso dal re, Issei tornò a casa per prendere i suoi effetti personali da portare sotto il suo nuovo tetto.

La casa, infine, non servendo più a niente, venne venduta ad una giovane coppia di nani. Per loro l’abitazione era molto grande rispetto ai normali abitanti del regno, quindi Issei riuscì a ricavarci più del previsto.

Oltretutto la capanna, per quanto fosse vecchia, era stata mantenuta molto bene.

Tornato al castello, Issei posò tutto nella sua stanza, osservandola con nostalgia.

<A che ti serve tutta questa robaccia?>

Issei si girò aggrottando le sopracciglia, il principe era spuntato dal nulla, solo per infastidire il cavaliere che si stava rilassando.

<Questa non è robaccia! Sono tutto ciò che rimane della mia vecchia vita.>

Il principe non capiva questo modo di fare. Per lui bastava chiedere per avere tutto e non si affezionava a nessun oggetto. Se qualcosa si rompeva gli bastava chiedere al padre di comprarne uno nuovo.

Egli non capiva cosa fosse il valore affettivo.

Poi Issei uscì in giardino, degli uomini stavano portando delle travi di legno.

<Posso aiutare?>

Il cavaliere aiutò i servi a portare la legna per la creazione di un nuovo magazzino.

Il castello teneva al suo interno le provviste del villaggio. Con le continue guerre e conquiste, il regno aveva bisogno di magazzini provvisori in legno. Il castello si estendeva sotto terra, dove venivano tenute tutte le provviste.

<Grazie Issei, sei sempre molto utile qui a castello.>

Il servo, capo cantiere, ringraziò il cavaliere che cercava di fare del suo meglio a castello.

Al castello stava andando tutto liscio, finché un’ombra oscurò il cielo.

Un forte vento si riversò sul castello, Issei tenne un occhio vigile. In alto migliaia di scaglie rosse brillavano in controluce. Degli enormi artigli affilati si stagliavano nel cielo, due occhi dorati si gettarono sulle persone a terra e un potente boato scosse la terra.

Un drago stava volando sopra il castello come in cerca di cibo.

Issei impotente cercò di tenere la calma e fece rientrare a castello tutti i servi.

Poi sbucarono fuori i cavalieri reali, pronti a risolvere la situazione. Essi presero con loro dei grossi bastoni di legno con attaccata della carne di Grifone.

<Dobbiamo attirare il drago da quella parte, muovetevi!>

I cavalieri si coordinarono tra loro, come se fossero una cosa sola. Salirono a cavallo e corsero verso una vasta zona vuota. Come previsto il drago scese nella prateria.

Vedendolo da più vicino Issei provò una strana sensazione, la creatura appariva molto più grande di quanto pensasse.

Dal castello uscì di corsa un bambino. Era il principe. Però non era felice di vedere un drago, anzi, stava piangendo.

<Non fategli del male!>

I cavalieri reali ignorarono le richieste del principe e partirono all’attacco. Le lance dei cavalieri trafissero il corpo della creatura che cercava disperatamente di assaggiare la carne appesa ai bastoni.

Issei vide il principe in lacrime, però non poteva farci niente. Non avrebbe mai avuto il coraggio di fermare i suoi idoli durante il loro lavoro. Eppure qualcosa lo smosse.

Corse verso i cavalieri reali e gesticolava disperatamente.

<Fermatevi!>

I cavalieri reali si voltarono, gli sguardi fulminanti dei cavalieri trafissero Issei sul posto.

<Dategli ciò che vuole! Poi lo allontaneremo dal castello!>

I cavalieri guardarono male Issei e tornarono a infilzare con le lance il drago, che sembrava non sentire niente. La creatura si fermò e prese il respiro, poi dalla sua bocca uscì un’imponente fiammata.

I cavalieri lasciarono per terra la carne e si spostarono velocemente per evitare il respiro di fuoco del drago.

La creatura squamata si gustò la carne di Grifone, le enormi fauci spezzarono i bastoni di legno e strapparono la carne con facilità.

Dopo essersi saziato, il drago si guardò intorno e poi riprese il suo volo. Il suo pasto fu gustoso e semplice da cacciare.

Issei rimase a guardare la creatura volare in cielo. Essa era stupenda e non aveva creato problemi.

Il principe fu molto felice di vedere la creatura difendersi e andare via illesa. Josuke quindi smise di piangere e si fiondò su Issei per ringraziarlo.

Il cavaliere era in imbarazzo, però era contento di poter vedere il sorriso del principe, che portò di conseguenza il sorriso del re.

<Anche se hai interferito con la caccia al drago, hai fatto felice mio figlio. Per questo non ti punirò. D’altronde l’importante è che non ci siano stati danni.>

Disse così il re, anche se il suo giardino stava ancora bruciando.

Il principe ebbe il suo lieto fine e Issei fu graziato anche se la sua insolenza lo aveva portato a fermare il lavoro dei cavalieri reali.

Poi gli occhi del re Kazuma si illuminarono.

<A proposito di caccia, perché voi due non andate a caccia un giorno. Magari gli puoi insegnare qualcosa di utile.>

Issei, che era rimasto inchinato tutto il tempo sudando freddo, alzò il capo e annuì.

<Sarà un onore mio re.>

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