Capitolo 09 (allenamento)

Il re sgridò il piccolo Josuke per tutta la durata del pranzo. Issei, imbarazzato, non osò intromettersi nella discussione per nessun motivo.

Terminato il pasto, il principe e il cavaliere uscirono a fare una passeggiata insieme ai cani reali, così da smaltire il pranzo.

A Issei piaceva camminare all’aria aperta, ma l’irrequietezza del principe riusciva a rovinare anche quel momento di tranquillità. Per tutto il tragitto non fece altro che parlare di draghi, senza concedere un solo istante di silenzio al cavaliere. Saltellava da una parte all’altra del sentiero, a confronto i cani erano più disciplinati.

Sulla via del ritorno, Josuke si fermò a osservare alcuni cavalieri intenti ad allenarsi nel cortile del castello.

<Wow… Ci alleniamo anche noi?!>

Quelle parole fecero tornare in mente a Issei la stanza devastata di quella mattina.

<Sì, farlo qua fuori è molto meglio. Torniamo a castello e prendiamo le spade.>

L’idea entusiasmò il principe, che iniziò subito a trascinarlo verso il castello. Issei, al contrario, alzò lo sguardo al cielo come se stesse implorando il proprio dio di dargli la forza di affrontare la lunga giornata.

Una volta rientrati, chiesero al re il permesso di allenarsi.

<Dopotutto sei un cavaliere. Perché no? Magari riesci perfino a tenerlo sotto controllo.>

Issei sorrise amaramente. Gestire quel bambino era una vera impresa.

Poco dopo si ritrovarono nel campo d’addestramento con una spada da allenamento ciascuno. Josuke impugnò subito la sua, iniziando a muoverla con aria sicura.

<Fammi vedere cosa sai fare.>

Issei assunse una corretta posizione di guardia. Il principe, invece, rimase semplicemente fermo con la spada puntata verso di lui. La sua postura era completamente sbagliata, tanto da sembrare quella di un bambino che non aveva mai impugnato un’arma.

Trattenendo una risata, Issei partì all’attacco. Voleva mostrargli la differenza di esperienza prima di passare alle basi.

Tud!

Issei sentì chiaramente il rumore del colpo… ma non era quello che si aspettava. Si voltò di scatto. Josuke era già alle sue spalle e faceva roteare la spada con un sorriso soddisfatto.

<Non sei molto forte. Ahahah!>

Il grosso cavaliere rimase sorpreso. Il bambino aveva schivato il suo attacco con una velocità impressionante e lo aveva colpito alle spalle con assoluta precisione. Issei sorrise. Non accettava di essere stato colpito da un bambino.

<Vediamo se riesci a rifarlo.>

Questa volta aumentò la velocità. Il principe stava ancora giocherellando con la spada. Issei cercò di approfittarne, ma il risultato fu identico.

Tud!

La velocità di Josuke era incredibile.

Con un movimento rapido, Josuke deviò il colpo con estrema facilità e gli assestò un altro colpetto sulla testa. Per quanto non fosse molto forte, usava al meglio il suo corpo agile e leggero.

<Siamo a due colpi alla testa. Sul campo di battaglia saresti morto, lo sai?>

Issei iniziò a innervosirsi. Continuò ad attaccare con una raffica di fendenti, ma il principe li evitava tutti ridacchiando e saltellando a destra e a sinistra, quasi fosse un gioco.

Alla fine Issei cambiò strategia. Si avvicinò fino quasi a sfiorarlo, intrecciò le gambe con le sue e, con un rapido movimento, gli fece lo sgambetto. Josuke cadde a terra e Issei gli puntò immediatamente la spada contro il petto.

<Per quanto tu sia veloce, l’esperienza ha la meglio. Ahahah!>

<Non vale! Hai imbrogliato!>

Issei scoppiò a ridere, imitando perfino la risata del bambino e proclamandosi vincitore dello scontro. Solo allora si accorse del silenzio attorno a sé. I cavalieri presenti avevano interrotto l’allenamento e lo stavano fissando.

Dal loro punto di vista, avevano appena assistito a un uomo adulto che esultava dopo aver steso un bambino.

La risata gli morì immediatamente in gola.

<Ehm… direi che possiamo fermarci qui con gli scontri. Passiamo alle basi.>

Tornata la calma, Issei iniziò a correggere la postura del principe. Gli sistemò i piedi, l’impugnatura e la posizione delle braccia, spiegandogli i vantaggi e gli svantaggi di ogni guardia.

Dopo appena qualche minuto, però, Josuke lasciò cadere la spada a terra con uno sbuffo.

<Che noia… è pure faticoso.>

Issei sospirò. Quel bambino era probabilmente la persona più impaziente che avesse mai conosciuto. Non riusciva a concentrarsi su nulla per più di dieci minuti… a meno che l’argomento non fossero i draghi.

<Parli sempre di draghi. Non ti piacerebbe sconfiggerne uno, un giorno?>

Josuke lo guardò quasi scandalizzato.

<Stai scherzando?! Io adoro i draghi! Non gli farei mai del male!>

Issei lasciò ricadere le braccia lungo i fianchi. Non aveva davvero idea di come riuscire ad addestrare quel principe.

Il disperato tentativo di Issei di insegnare a Josuke le basi fu un vero fallimento. Per quanto talentuoso fosse, non ascoltava mezza parola.

<Vuoi imparare una tecnica fortissima?>

Josuke, che fino a poco prima stava facendo l’equilibrista con la spada appoggiata sul piede, incrociò lo sguardo di Issei con aria di interesse. Nei suoi occhi ardeva una fiamma.

Issei impugnò la spada, si mise in posa e poi, con un movimento quasi ipnotico, sferrò un tornado di colpi.

<Tornado dei cento colpi!>

Josuke ammirò la tecnica incredibile con la bocca aperta. Un cavaliere lì vicino cadde per terra impaurito.

<Quella tecnica… Dove l’hai imparata?! Demone!>

Issei guardò confuso alla sua destra l’uomo terrorizzato. Per lui era una complessa tecnica di sua conoscenza. Ma in realtà era una tecnica famosa dei cavalieri di Nordost.

Quando Issei ripensò alla tecnica usata e la sua provenienza, si coprì la faccia con le mani e sospirò.

<Sono uno dei sopravvissuti della guerra contro il re demone. L’ho imparata mentre ero in quella zona.>

Tutti i cavalieri attorno che avevano ormai smesso di allenarsi fissarono Issei sbalorditi. Issei invece non sembrava così felice.

<Tu hai combattuto contro il re demone?!>

Il principe guardò Issei con stupefazione e scosse il sedere come un cane che viene coccolato. Ai suoi occhi la persona davanti a sé, aveva completamente cambiato aspetto.

<Insomma, non è che l’abbia affrontato di persona, però…>

<Formidabile! Sei incredibile!>

Issei si grattò la testa e ripensò a quei giorni. Lui non aveva combattuto contro il re demone, ma nemmeno contro altri nemici. Aveva ritenuto la guerra contro il re demone impossibile e si ritirò subito dopo aver scoperto l’obiettivo della spedizione.

Era stato un codardo, non ebbe il coraggio di scendere in battaglia. E quando lo fece era ormai troppo tardi.

La vittoria era stata assicurata, i soldati festeggiarono la sconfitta del re demone. Issei però entrò nel castello demoniaco, non per eroismo, ma per avidità. Cercò qualcosa di valore per sopperire la povertà della famiglia. Attraversò innumerevoli stanze ma non trovò mai il tesoro.

Issei, con lo sguardo perso, tornò alla realtà, con Josuke che lo ammirava, Però lui lo sentiva. L’amaro in bocca.

Da quel momento il principe sembrò prendere più seriamente gli insegnamenti. Issei riuscì ad insegnare al bambino le basi e alcune tecniche semplici.

Senza che se ne accorgessero, la luce diminuì e il cielo si colorò di rosso. Le mani di Josuke erano piene di vesciche.

<Sono a pezzi, torniamo dentro.>

Issei, abituato a dover combattere per giorni, sorrise leggermente. Il piccolo principe invece non aveva mai passato così tanto tempo ad allenarsi.

<Hai ragione, si è fatto tardi, rientriamo.>

I giorni successivi furono simili tra loro. Josuke ammirava Issei come il guerriero che aveva combattuto contro il re demone. Issei però sapeva l’amara verità che tenne nascosta. Sia per paura di perdere la sua autorità nei confronti del principe, sia perché aveva paura.

Anche con tutta quella ammirazione, il principe non cambiò il proprio caratteraccio. Quando poteva, cercava in ogni maniera di far impazzire Issei. E il cavaliere, per quanto volesse porre fine al piccolo umano, si tratteneva il più possibile.

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