Capitolo 08 (libro)

Issei e il principe tornarono al castello con le pozioni necessarie, molte delle quali servivano ad aumentare la resistenza. Issei si domandò a cosa gli servissero quelle pozioni, però non osò domandare e aspettò nuovi ordini dal re.

<Bentornati, grazie Issei. Josuke, hai fatto il bravo?>

Il principe inclinò la testa e roteò gli occhi, scocciato di essere trattato come un bambino.

<C’è da pulire la biblioteca. Di norma avrei dei servi per farlo, ma al momento sono tutti occupati. E tra qualche ora arriveranno delle persone importanti in cerca di alcuni libri.>

Issei, che si era chinato appena arrivato, alzò il capo e accettò l’incarico. I due si diressero nella grande biblioteca del castello, con Josuke che sbuffava.

Issei si mise subito all’opera: toglieva i libri, puliva gli scaffali e rimetteva i libri al loro posto.

<Quel libro non va lì. Ma sai leggere?>

Anche se Issei era un cavaliere, non era stupido. Finché la sua famiglia aveva avuto i soldi erano riusciti ad insegnargli a leggere e scrivere. Quindi non aveva nessuna scusa.

Effettivamente io so leggere, a differenza di molti cavalieri.

<Quel libro di cucina non dovrebbe stare qua.>

Issei controllò il contenuto del libro e vide che era proprio un normale libro di cucina, niente di speciale. Lo mise da parte e continuò il lavoro.

<Principe, non vorrei fare il guastafeste, però potresti anche aiutarmi un po’. Magari con gli scaffali in basso.>

Josuke sbuffò, prese dei libri e iniziò a leggerli anziché sistemarli. Issei rinunciò all’idea di essere aiutato e continuò da solo il lavoro di pulizia.

Josuke, però, per la prima volta sembrava molto attento a fare qualcosa. Issei, curioso di sapere cosa stava leggendo, smise momentaneamente di pulire.

<Che cosa stai leggendo di bello?>

<Un libro sui draghi.>

Non era la prima volta che il principe si impegnava su qualcosa che riguardava i draghi.

<Ti piacciono davvero tanto i draghi, non è vero?>

Il principe annuì e continuò a leggere. Issei si sentì ignorato e proseguì da solo il lavoro di pulizia.

Una volta finito, il cavaliere riprese il libro di cucina e lo riportò in cucina, sullo scaffale delle ricette. Tutto contento, Issei tornò dal re.

<Vostra Maestà, abbiamo ripulito la biblioteca del castello.>

Il re sorrise e mise una mano sulla spalla a Issei. Lui sudò freddo. Era da poco a castello e non si era ancora abituato al fatto che il re fosse una persona molto colloquiale.

Il re gli disse poi che, per il momento, poteva riposarsi mentre veniva preparato il pranzo.

Issei quindi si diresse verso la sua stanza, pronto a rilassarsi. Però il principe Josuke si aggrappò ai suoi vestiti, come per ricordargli della sua esistenza. Lo sguardo contento di Issei si trasformò in un’espressione di sofferenza.

Anche se poteva “riposare”, doveva farlo con al suo fianco il pestifero principe.

Nella stanza del principe i due giocarono a carte. Issei non aveva mai giocato, quindi il principe provò a spiegare le regole del gioco. Ma dopo vari tentativi ci rinunciò. Il principe non aveva la pazienza necessaria per insegnare.

In quel momento a Issei gli venne un’idea.

Perchè non gli insegno io qualcosa? Magari gli posso mostrare qualche tecnica.

Issei chiese se poteva vedere la spada di legno attaccata al muro, e il principe annuì. Il cavaliere la prese in mano ed esclamò nomi di alcune tecniche, per poi sfoggiarle.

Tud!

Bang!

Crash!

Issei, agitando la spada, sfondò l’armadio dietro di sé, colpì un vaso facendolo cadere e ruppe persino la spada.

Calò il silenzio nella stanza. Il lampadario sul soffitto ondeggiava leggermente.

<Ops. Era importante questa spada?>

Issei chiese con un’amara risata. Sapeva di essere nei guai. Il principe, tuttavia, rimase calmo, come se non fosse successo nulla di importante.

<Tranquillo, quella spada di legno è lì solo per bellezza. Era fatta con un pessimo legno e non aveva alcun valore affettivo.>

Issei si rilassò, poi sentì delle urla provenire da fuori dalla stanza. Il cavaliere si mise sull’attenti, strinse la spada mezza rotta e uscì lentamente dalla stanza. Le urla provenivano dalla biblioteca.

Issei corse giù e trovò tutti gli scaffali a soqquadro. Tutto il suo duro lavoro era stato fatto a pezzi. Rimase a bocca aperta.

<Che cosa sta succedendo.>

Il re era con degli individui molto arrabbiati. Quando vide Issei, gli corse incontro.

<È  sparito il libro che serve ai miei clienti. Tu che hai ripulito la biblioteca lo hai visto? Era un libro per la produzione di antidoti speciali.>

Antidoti speciali?

Issei pensò a cosa potrebbe trattarsi, ma non gli veniva niente in mente. Non aveva letto da nessuna parte di antidoti speciali, solo di normalissimi antidoti. Poi gli occhi di Issei si illuminarono.

<Per caso, questi antidoti speciali sono da mettere nel cibo?>

Il re annuì.

<Sai dove potrebbe essere?>

Issei sapeva benissimo dove si trovava quel libro. Nel mentre, però, gli individui stavano ancora smantellando gli scaffali. Issei li fermò.

<Aspettate, il libro che cercate si trova in cucina!>

<In cucina?!>

Dissero tutti all’unisono e si girarono verso di lui.

Issei era un po’ imbarazzato: aveva messo un libro di antidoti in cucina, inconsapevole del suo vero contenuto.

Quando arrivarono in cucina, gli interessati si fiondarono verso gli scaffali di libri di cucina. I cuochi, che nel mentre stavano preparando il pranzo, si ritrovarono sotto assalto.

<Eccolo! Perché mai avete messo un libro tanto importante in cucina?! Incompetenti!>

Il re, per quanto importante fosse, non disse niente. Quelli non erano persone comuni, bensì individui che potevano togliere tutto perfino al re.

Erano figure molto importanti nel settore dell’economia. Dei politici dell’economia, capaci di trovare qualsiasi minuscolo motivo per togliere la casa e altri beni alla gente, se avevano la luna storta.

Il re, quindi, per evitare problemi, decise di starsene zitto e lasciarli fare.

Quando le acque si calmarono, i politici se ne andarono e Issei rimase da solo insieme al re.

<Accidenti, come mai hai messo quel libro in cucina.>

<Vostra maestà sono enormemente dispiaciuto dell’incidente. Non cercherò scuse, però per favore risparmiatemi!>

Il re sospirò.

<No no no… Ti ho già detto che ti avrei risparmiato. Non preoccuparti, sono cose che succedono. Però mi puoi dire come mai quel libro è finito lì?>

Issei, che si era completamente accasciato a terra tenendo stretti i piedi del re, alzò la testa.

<Stavo pulendo quando mi sono imbattuto in quel libro e il principe mi ha fatto notare che era un libro di cucina. Non sapevo fosse un libro di antidoti speciali. Sono estremamente dispiaciuto. >

Il re sospirò nuovamente.

<Quindi è solo colpa di quella peste di mio figlio. Dovrò sgridarlo a dovere. Ora sistemati, che tra poco sarà pronto il pranzo.>

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