Capitolo 07 (commissioni)

Issei rimase incantato dal posto e soprattutto impressionato dal trattamento ricevuto: nuovi vestiti di alta qualità, una stanza tutta sua, cibo gratuito e, in poche parole, una vita di lusso. Questo, se si ignora il fatto che deve badare alla piccola peste del re. Il principe Josuke era il bambino più viziato e rompiscatole dell’intero regno.

Issei scese in sala ristoro per mangiare la colazione. Il principe non c’era. Anche il re guardò il posto di Josuke con aria perplessa.

<Potresti andare a svegliare mio figlio?>

<Con piacere, Vostra Maestà.>

Issei andò verso la stanza del principe. Egli era ancora a letto, con il sedere rivolto verso l’alto e la testa tra i cuscini. Le sue mutandine decorate con dei draghi fecero venire il disgusto a Issei, che prontamente distolse lo sguardo.

<Ehi principe, ti piacciono proprio i draghi, non è vero?>

Josuke mosse leggermente la testa, come per ascoltare.

<Scendi a fare colazione, il re è in pensiero per te.>

Issei si grattò la testa. Non sapeva come si dovesse gestire un bambino. Egli non era nemmeno riuscito a mettere incinta sua moglie; all’amara età di trentadue anni, Issei era ancora vergine.

Poi a Issei gli venne in mente un’idea. Sentiva nel profondo che qualcuno aveva già provato con lui questa strategia, ma non ricordava bene quando.

<Josuke, c’è la cioccolata per colazione, sbrigati o la finisco tutta io.>

Issei rise leggermente. Il principe saltò giù dal letto e corse verso la sala da pranzo.

<Adoro la cioccolata, grazie padre.>

Il re guardò il principe alzando un sopracciglio.

<Ehm… Non c’è la cioccolata.>

Il volto del principe si rabbuiò; era stato preso in giro dal cavaliere. Con un ghigno, Issei gli si avvicinò da dietro e, appoggiandogli una mano sulla spalla, si rivolse verso il re.

<Vostra Maestà, vi ho portato vostro figlio come richiesto.>

Il principe era sul punto di piangere. L’inganno di Issei ebbe successo. Aveva portato a termine il suo compito in un modo o nell’altro.

Josuke mise il broncio, però, essendo affamato, egli divorò la colazione come se non mangiasse da giorni.

Il re Kazuma poi diede vari incarichi da portare a termine: dare da mangiare ai cavalli, comprare delle pozioni al mercato…

Issei guardò dubbioso la lista di cose da fare, ma, con un lungo respiro, ingoiò il rospo e iniziò con i lavori, ovviamente accompagnato dal principe Josuke.

<Come prima cosa dobbiamo dar da mangiare ai cavalli. Sai dove si trovano?>

Il principe sorrise, chiese a Issei di fare da cavallino. Inizialmente il cavaliere rifiutò, ma dopo una tremenda montagna di richieste, cedette. Il cavaliere si mise su quattro zampe e il principe lo cavalcò.

Insieme i due arrivarono alla stalla. Tra le varie bestie c’erano cavalli da gara, altri di razza dal valore elevato e, infine, quelli dei cavalieri reali.

Issei fece qualche passo indietro. Conosceva i cavalli, ma quelli reali erano così grandi e feroci da far paura anche ad un uomo adulto come lui.

<Forse non sono ancora pronto per fare il cavaliere reale.>

Il principe rise, prendendo in giro le paure del cavaliere. Issei allora provò a mantenere la calma, si avvicinò ai cavalli e allungò la mano verso la loro bocca. Un cavallo sbuffò e Issei emise un urletto di paura.

<Come fai ad avere paura dei cavalli? Hahaha!>

Issei si sentì in imbarazzo, socchiuse gli occhi e diede da mangiare ai cavalli. Il principe poi indicò la mangiatoia.

<Non devi per forza dargli da mangiare a mano.>

Issei rise, una risata amara di chi, inconsapevole, aveva commesso un errore. Non aveva mai dato da mangiare ai cavalli in tutta la sua vita ed era completamente ignorante in quell’ambito.

Una volta finito con il cibo, passarono a spazzolare i cavalli per bene. Nel frattempo, un servo addestrato nel mantenimento dei cavalli, stava cambiando i ferri agli zoccoli.

Mentre li spazzolava, Issei si stava abituando alla loro spaventosa stazza. Il principe guardava il cavaliere con sguardo divertito; per lui quella routine era normale, mentre per Issei era tutto nuovo.

Quando finirono con i cavalli, cambiarono abbigliamento per uscire in città.

<Ti raccomando, non fare niente di avventato.>

Issei raccomandò il principe, che alzò gli occhi al cielo, come se sapesse già tutto e avesse intenzione di ignorarlo comunque.

I vestiti nuovi erano molto comodi ed eleganti. Issei si guardò allo specchio tutto eccitato: quei vestiti avrebbe potuto solo sognarseli.

Insieme, Issei e Josuke presero una carrozza e uscirono dal castello per andare al mercato in città. Lì dovevano comprare delle pozioni e altro.

Quando arrivarono in città, il passaggio era stretto e la carrozza dovette fermarsi. Lo sguardo serio di Issei, che controllava minuziosamente la lista, si tramutò lentamente in disagio. Tutti guardavano il principe sorridendo e salutando, per poi cambiare espressione non appena vedevano Issei.

Sforzando un sorriso, Issei provò a salutare, ma tutti si voltarono come per ignorarlo. Issei si rattristò un po’, però continuò a camminare senza mai rallentare il passo.

Arrivati al negozio di pozioni, il cavaliere si diresse verso la cassa per esporre le proprie richieste, ma il cassiere decise di ignorarlo.

<Non vendo merce ai prigionieri.>

In quel momento da dietro spuntò il principe che, schiarendosi la gola, annunciò al cassiere le sue esigenze.

<Dove posso trovare il bagno?>

Issei era spiazzato. Sperava in un aiuto e invece il principe aveva solo bisogno di fare i suoi bisogni.

<Pensavo mi volessi aiutare…>

Il cavaliere rimase a bocca aperta mentre osservava Josuke dirigersi verso i bagni del negozio.

<Per favore, sono stato mandato qua dal re in persona. Lui è il principe Josuke!>

A quelle parole il cassiere non seppe come rispondere.

<Intendete dire che quel ragazzino là è il figlio del re Kazuma?!>

Issei annuì fieramente. Finalmente il cassiere lo ascoltò e gli diede le pozioni che gli servivano.

Anche se non credo alle sue parole, è meglio dargli ciò che vuole, così se ne andrà via da qua. Mi sta facendo scappare i clienti!

Pensò il commesso.

Successivamente Issei e Josuke andarono di negozio in negozio. Riempirono la carrozza con cui erano venuti e, una volta finite le commissioni, tornarono al castello.

Per quanto fosse stata dura quella mattinata, la giornata era ancora lunga. Issei doveva stringere i denti e continuare.

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