Capitolo 05 (backstory)

In quel tempo i genitori di Issei erano ancora riconosciuti dall’impero come dei nobili, essi erano gli Ende, una famiglia di valorosi cavalieri.

I soldi non erano un problema: dovevano solo mantenere il loro status nobiliare.

La famiglia Ende aveva degli accordi con la famiglia reale. Il bisnonno di Issei era il fratellastro del bisnonno di Kazuma.

Nelle vene degli Ende non scorreva sangue reale, ma proprio grazie a quel legame si erano conquistati un posto tra i nobili del regno di Wohlstand.

Mentre il padre di Issei svolgeva i propri doveri da nobile al castello, il piccolo Issei, di appena sei anni, giocava con il piccolo principe Kazuma, che di anni ne aveva nove. 

<Kazuma!>

Issei salutò il principe. I due andarono in giardino per giocare insieme. Passarono il tempo facendo sparring: Issei, pur essendo più piccolo, riusciva a tenere testa al principe e, anzi, spesso lo batteva.

Andavano molto d’accordo e Issei non era affatto superbo. Ogni volta che vinceva, tendeva la mano verso il principe per aiutarlo a rialzarsi. 

Un giorno il principe, un po’ più ribelle rispetto a Issei, che invece seguiva rigidamente le regole della famiglia, decise di addentrarsi nel bosco.

Issei lo seguì. Il bosco vicino al castello era l’unica parte della tenuta lasciata completamente al naturale. Anche se si trovava all’interno delle mura, quella zona non veniva mai toccata dai giardinieri. 

Dietro al castello, oltre il giardino, si trovava un fosso che trasportava l’acqua ai campi e, al di là di esso, si estendeva il bosco.

Con un salto il principe oltrepassò il fosso. Issei rimase a guardarlo per qualche istante, poi si lanciò anche lui dall’altra parte.

<E se ci scoprono?>

Il principe rise. Era intelligente. Sapeva che le regole gli vietavano di uscire dalle mura del castello. Il bosco, essendo ancora all’interno delle mura, rendeva possibile la sua esplorazione.

<Non preoccuparti Issei, ci ho già pensato. Non stiamo infrangendo nessuna regola.>

Il principe, spensierato, saltellava qua e là nel bosco come se stesse ballando. Issei strinse la spada di legno e lo seguì.

Si soffermò a osservare la vegetazione attorno a loro. Era stupenda. Gli insetti colorati svolazzavano da una foglia all’altra, mentre gli uccelli cinguettavano tra i rami.

Ovunque Issei posasse lo sguardo c’era una diversa sfumatura di verde, una pianta diversa, un insetto diverso.

All’improvviso il principe sparì dalla sua vista. 

<Kazuma dove sei?>

Ma il principe non rispose.

Issei sentì un fruscio tra le foglie, poi un urlo. Scattò immediatamente e corse verso le grida del principe Kazuma.

Lo trovò davanti a una bestia con lunghe zanne che sporgevano dalla bocca. La creatura sbavava sul corpo del principe. Kazuma era inciampato ed era caduto a terra.

Con una mano raccolse un bastone e provò a tenere lontana la bestia, ma le sue affilate zanne spezzarono il bastone con facilità.

Issei fece un lungo respiro e si lanciò all’attacco. Con una spallata riuscì a spostare di peso la bestia. Questa scosse la testa, un po’ stordita, ma non aveva ancora finito: la sua caccia era appena iniziata.

Con un ruggito si scagliò contro Issei. Lui cadde all’indietro e cercò di parare le fauci della bestia con la spada di legno, ma, proprio come era successo al principe, anche la sua spada si spezzò.

Issei, in preda al panico, morse la zampa del lupo, riuscendo così a liberarsi da quella posizione scomoda. Poi afferrò ciò che restava della spada e gliela conficcò in un occhio. La bestia emise un verso di dolore e si allontanò.

Da quel giorno Issei decise che sarebbe diventato un cavaliere reale.

Con il passare del tempo Issei dimenticò la promessa fatta quel giorno, ma il re Kazuma non dimenticò mai il bambino che gli aveva salvato la vita.

Successivamente il padre di Issei si ammalò di una malattia che sembrava non avere cura. Non riuscì più a svolgere i propri compiti da nobile.

All’inizio mandò altre persone al castello al suo posto per adempiere ai suoi doveri, poi non fu più in grado nemmeno di lavorare da casa.

In seguito gli venne revocato il titolo nobiliare.

Il padre, però, non si arrese subito. Cercò di andare avanti, anche se sempre più lentamente, mantenendo il proprio stile di vita vendendo gli oggetti di valore della villa.

Poi arrivò il momento di vendere la spada che gli era stata donata dal suo maestro. Fu in quel momento che il padre di Issei capì di aver davvero toccato il fondo.

A causa di quella malattia la famiglia Ende perse la propria importanza, le proprie ricchezze e una persona cara, che aveva insegnato tutto ciò che sapeva al figlio.

Issei smise di visitare il castello e finì per dimenticare il principe Kazuma. Il principe, invece, non dimenticò mai il gesto di Issei e nemmeno il fato lo dimenticò.

Davanti a Issei si era aperta un’opportunità che lo avrebbe riportato sulla strada della gloria.

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