Capitolo 04 (cava)

Un odore di carbone investì il naso di Issei. Poco più avanti si intravedeva una cava.

Centinaia di prigionieri rompevano la roccia dall’alba al tramonto, sorvegliati da guardie armate di frusta. Il rumore dei picconi rieccheggiò nella testa di Issei.

Come fanno tutti questi individui gracili a lavorare qui?

Issei era alto e grosso, forte e resistente. Per lui sarebbe stato niente lavorare in miniera. Ma per gli altri era la punizione peggiore, persino peggio della morte. La sofferenza di dover continuare a minare anche con le mani ricoperte di calli faceva venire i brividi agli stessi soldati senza cuore che controllavano gli schiavi lavorare.

E così ogni giorno Issei si svegliò in un fienile abbandonato insieme ad altri criminali pronto a lavorare tutto il giorno per il resto dei suoi giorni.

Alla mattina si svegliava presto per potersi godere l’alba prima di iniziare i lavori. Fissava in lontananza la capanna dove dormivano le donne, nella speranza di vedere sua moglie.

I giorni passavano inesorabili, i picconi picchiavano la pietra, alcuni uomini cadevano a terra inerti. Altri provavano a ribellarsi. Issei iniziava a sentire la stanchezza, anche il corpo resistente di Issei ne stava risentendo.

<Ehi, tu grande e grosso.>

Un uomo della sua età lo stava chiamando. Lui era molto gracile, magro e sul punto di non stare in piedi. Le sue gambe tremavano, non di paura, ma di malattia senile.

<Quella è tua moglie vero? Ho una voglia pazza di ucciderla. Hahaha>

Issei si innervosì, diede un colpo di piccone abbastanza forte da farlo rimanere incastrato nella roccia. Poi si voltò verso il tipo che lo aveva provocato e con un solo sguardo lo azzittì. Quel tipo però non smise di ridere, lasciò cadere il suo piccone e corse verso  Sofia, con una camminata contorta.

Qualcosa in quell’uomo lo aveva portato alla pazzia. Issei lo seguì immediatamente e lo atterrò con un pugno.

Il pazzo cadde a terra e non si mosse più. Cinque guardie corsero verso Issei e lo bloccarono a terra.

<Non opporre resistenza! Adesso vieni con noi!>

Issei impotente si lasciò schiacciare dai soldati. Poi venne portato in una caverna distante dalle altre. Ora era ancora più distante da sua moglie.

Col tempo le guardie che controllavano Issei aumentarono. Era diventato un prigioniero speciale e conosciuto da tutti.

Poi un giorno accadde l’inevitabile: sua moglie, mentre trasportava un carretto pieno di carbone appena scavato, cadde a terra.

Issei istintivamente corse verso sua moglie, ma le guardie lo fermarono.

<Lasciatemi andare, mia moglie ha bisogno di aiuto! AIUTO!>

Le richieste di Issei vennero ignorate.

Ogni giorno continuava a chiedere notizie di Sofia. Ogni mattina sperava di vederla tra i prigionieri. Ogni sera tornava nella sua stanza senza aver ricevuto una risposta.

Per svariati giorni Issei si recava alla cava a lavorare, con l’obiettivo di scoprire qualche notizia su sua moglie, ma le guardie non si degnarono di rispondere nemmeno una volta. Egli provò a chiedere anche ai detenuti, ma era tutto inutile.

Poi, un giorno, smise semplicemente di cercarla. Nessuno glielo disse mai apertamente. Non era stata portata a farsi curare, era deceduta.

Issei era arrivato al punto più basso della sua vita.

Con le mani sporche e piene di calli, nessuno al suo fianco. Obbligato ai lavori forzati ingiustamente. Tutto per colpa di una bugia di un losco mago.

<Dannazione!>

Sua moglie era la persona più bella al mondo ai suoi occhi. Lunghi capelli marroni come il legno di noce, sciolti. Conferendole un’aria di confortezza. Il suo viso luminoso non era sincero, cercava sempre di trovare il buono in tutto. Ogni suo gesto era gentile. Sarebbe stata un’ottima madre. Ma il regno di Wohlstand glielo impedì.

Issei cadde in depressione, non aveva motivo di continuare a vivere. La sua defunta moglie gli sorrideva dal cielo, e il suo titolo di cavaliere era stato spezzato da una bugia.

Issei si svegliò presto per un’ultima volta, fissando il sole crescere tra le montagne. Egli fece cadere una lacrima per terra. Il terreno assorbì la goccia come assetato. Poi Issei tornò dentro il fienile, aspettando l’inizio di una vita di lavori forzati.

In quel momento Issei divenne un oggetto inanimato, un attrezzo da lavoro senza vita. Issei pensò che per anni la sua vita sarebbe rimasta quella, eppure, appena dopo una settimana la perdita della moglie, dei soldati andarono a prendere Issei.

<è giunta la mia ora?>

Disse Issei senza esprimere una singola emozione. La sua voce era appena udibile, i suoi movimenti lenti e meccanici.

<Il re Kazuma ti vuole parlare. Faresti meglio ad atteggiarti come si deve, femminuccia.>

In quel momento Issei riaprì gli occhi come si deve. Uno spiraglio di speranza gli si aprì davanti a lui. Anche la morte gli avrebbe portato un briciolo di felicità. Il viaggio sembrò più veloce rispetto a quando era arrivato alla cava.

Una volta tornato al castello, tutti lo guardavano ridendo ancora più forte di quando era stato portato via. Issei si coprì la faccia come per scappare da quei volti sbeffeggiatori.

Finalmente arrivati alla grande sala, Issei si trovò nuovamente davanti al re Kazuma. Egli si inginocchiò tenendo lo sguardo verso il basso. Il re rimase in silenzio per qualche momento prima di rivelare cosa aveva in mente.

<Issei, ho saputo della tua perdita. Sono sinceramente dispiaciuto dell’accaduto.>

Issei cercò con tutte le forze di trattenere le lacrime. Il ricordo della moglie gli ronzava in testa. Egli non era stato capace di salvarla.

<Dunque, ho deciso che la tua pena finisce oggi. Però i saggi non vogliono saperne, quindi ho trovato un lavoretto migliore.>

Per lui gli sarebbe andato bene qualsiasi lavoro, ormai non aveva più niente per cui vivere, gli sarebbe andata bene anche la pena di morte. Eppure il re ci teneva ad Issei.

<Devi prenderti cura di mio figlio.>

La guardia del corpo? Ma io sono un traditore, come può il re affidarmi un compito del genere?

Issei era sorpreso, non avrebbe mai pensato ad un lavoro del genere.

Il re sorrideva con le braccia incrociate e guardava Issei pieno di speranze. Egli non poteva avercela con la persona che gli aveva salvato la vita. Un atto di cui nessuno si ricorda, ma che il re portò nel cuore fino ad oggi.

Era successo molto tempo prima che Issei si unisse all’esercito, prima ancora che il re salisse al trono.

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