Issei venne portato in un’altra stanza, grande e che sembrava volergli crollare addosso. Lui si trovava al centro ed era molto più in basso rispetto agli altri posti a sedere.
Issei passò molti minuti ad aspettare in silenzio. Poi arrivarono uno in fila all’altro gli anziani del regno. Erano stati denominati i grandi saggi data la loro eccellente saggezza e intelligenza.
Tra questi c’erano veterani di guerra, strateghi e anche maghi. Infine dietro di loro arrivò anche il re, tutto ordinato agghindato con la vestaglia da esecuzione, usata per queste faccende.
Essi sedettero ognuno al proprio posto, con il re al centro e i saggi ai lati. Poi con un gesto il re Kazuma annunciò l’inizio della sentenza.
<Zouken, ripeti davanti a tutti ciò che hai visto.>
<Con piacere sua maestà.>
il vecchio mago con vestaglia bianca fece venire la pelle d’oca a Issei.
Quell’uomo io l’ho già visto.
<Nella mia sfera di cristallo ho visto il cavaliere Issei debole davanti al nemico. Egli ha rivelato il segreto della montagna, solo per salvare la sua famiglia.>
Issei era stato incastrato, quel mago era il vero traditore. Egli non faceva parte di questo regno, infatti si era unito al consiglio dei saggi non molto tempo prima.
<Issei sei consapevole dei danni che hai arrecato al regno?>
chiese il re tenendo la calma. Issei si schiarì la voce.
<Questa azione ha provocato la distruzione di due villaggi.>
La risposta di Issei non era quella di una persona colpevole che si pentiva, ma quella di un innocente che illustrava i fatti.
<Quello è solo uno dei problemi che hai causato!>
Disse un saggio molto arrabbiato. Uno di quei villaggi era il villaggio natale del saggio della guerra Kira. Il re lo zittì con un gesto, cercando di far mantenere la calma nella stanza.
<Il problema di aver rivelato la posizione del passaggio segreto ha creato problemi ben peggiori.>
<Il nemico, sapendo la posizione del passaggio, potrebbe tornare in qualunque momento.>
Spiegò con calma il re.
<Ma la cosa peggiore è che la nostra missione di unificare l’est e l’ovest è completamente saltata.>
Aggiunse un saggio, che dai suoi occhi fuori dalle orbite, si poteva intuire la sua preoccupazione. Issei si stava innervosendo, ma aspettò paziente il suo turno per parlare.
<Issei le tue azioni hanno portato gravi danni e una serie di problemi irrimediabili. hai qualcosa da dire in tua discolpa?>
Il re fece pressione su Issei, per quanto fosse calmo il re Kazuma, egli faceva paura. Quello che voleva dire Issei doveva tenerselo per sè, se non voleva rischiare di più di quello che stava giù rischiando.
<Io… ho già visto quel mago. Lui sta dalla parte del nemico. Io non ho rivelato nessun segreto.>
Il re aggrottò le sopracciglia.
<Non osare rivolgerti così a uno dei grandi saggi.>
Il re stava per perdere la sua calma, però dopo essersi passato la mano sulla faccia, tornò calmo. Per il bene del regno doveva sempre rimanere composto.
Poi un saggio si alzò con un foglio in mano. Era la lista dei crimini commessi di recente. Una lista di persone che dovevano andare a processo, come Issei.
<Abbiamo anche trovato tua moglie a rubare del pane.>
Mia moglie…
La famiglia di Issei era già molto povera, e i pochi soldi che portava a casa Issei spesso venivano rubati dai criminali. E la moglie Sofia, essendo tutta sola, non aveva le forza per difendersi dai malintenzionati. Senza cibo la giovane donna sarebbe morta di fame. Non aveva molte scelte. Però ciò peggiorò la situazione in cui si trova già Issei.
<Una famiglia di criminali.>
Disse un saggio accarezzandosi la barba.
Se il regno mi pagasse come si deve. Sono uno dei migliori cavalieri eppure…
Per quanto fosse vasto il regno, stava soffrendo di grandi perdite di denaro, il mantenimento del regno costava più dei guadagni che facevano con gli scambi di merci. In più il regno continuò a fare guerra con altri regni limitrofi. L’economia del regno stava andando pian piano in frantumi.
<Sono profondamente deluso.>
Disse il re, che lo riteneva un promettente cavaliere, un giorno destinato ad entrare nella cerchia dei cavalieri reali.
<Il suo modo di combattere è persino un problema. I costi per gli armamenti sono limitati, però lui vuole sempre le migliori armature per lui e il suo squadrone.>
Disse il saggio a capo dell’economia del regno. Poi si alzò nuovamente il saggio della guerra Kira.
<E anche con questi armamenti pregiati è riuscito a farsi catturare avanzando da solo contro il nemico. E lui dirige uno squadrone?!>
Issei aveva commesso un grave errore che aggravò maggiormente la sua situazione. Aveva peccato di arroganza, pensava di poter procedere da solo, ma non era così. Il suo squadrone venne sconfitto non avendo un capo che dava ordini, e Issei stesso finì catturato, interrogato e torturato.
<Calmatevi, ora voglio sentire il vostro giudizio con calma.>
I saggi scesero dalle loro poltrone per andare a sussurrare al re il loro giudizio. Il re rimase impassibile. I loro giudizi dovevano rimanere segreti a tutti tranne che al re Kazuma.
Una volta che tutti i saggi finirono di dire il loro giudizio, il re si alzò in piedi.
<Condanna a morte per te e la tua famiglia.>
Quelle parole fecero mancare il respiro a Issei. Non aveva paura di morire, quella paura gli era passata quando si unì alle forze militari. Lui era preoccupato per sua moglie.
<O almeno questo è ciò che i saggi hanno deciso. Io però non sono daccordo. Mi dispiacerebbe troppo. Tu sei un uomo di parola, non voglio perderti. Quindi ho deciso di mettervi ai lavori forzati.>
Issei non era ancora calmo però. Sua moglie era debole, non sarebbe durata molto. Era noto che per le donne finire ai lavori forzati era come una pena di morte.
<Per favore, risparmiate mia moglie.>
Il re sospirò. Non voleva farlo veramente, infatti prima di questa situazione, il re stava considerando l’idea di promuoverlo a cavaliere reale. Però ormai era fuori questione. Lui era un traditore.
<Questo non posso concedertelo. Ti ho già risparmiato la vita, non posso fare di più.>
Il re Kazuma era una persona buona, ma non poteva permettersi di essere troppo buono o il suo status di re sarebbe diventato solo una barzelletta.
Issei voleva coprirsi il viso con le mani, ma essendo legato poteva solo fissare il vuoto affranto. Stava immaginando le peggiori situazioni possibili.
I due cavalieri di prima lo fecero alzare e lo portarono via. Nei corridoi del castello Issei vide le pareti che erano decorate con gli arazzi che raccontavano le imprese dei grandi cavalieri del regno. Fino a pochi giorni prima Issei sperava che, un giorno, anche il suo nome sarebbe stato ricamato su una di quelle stoffe.
Ora camminava davanti a esse con le mani legate.
Le domestiche quando lo videro si girarono dall’altra parte, altre bisbigliavano qualcosa ridendo. Le occhiatacce dei cavalieri gli arrivavano come frecce.
Quando raggiunsero il cortile interno, Issei vide una fila di carri coperti da gabbie di ferro.
Dentro c’erano decine di uomini e donne incatenati e tra loro vide sua moglie. Essa cercò di sorridergli ma le labbra gli tremavano troppo
<Sofia, amore mio, come stai?!>
Issei provò a parlarle ma i soldati gli diedero un colpo per zittirlo. Poi aprirono lo sportello di una carrozza e fecero entrare Issei.
Per la prima volta nella sua vita non era più un cavaliere, ma un prigioniero.
Il viaggio durò varie ore. Più si allontanavano dal castello, più la strada diventava fangosa. Le mura del regno sparirono dietro le colline e lasciarono il posto a montagne spoglie.
