Capitolo 02 (accusazione)

Issei si risvegliò infreddolito con la faccia in mezzo al fango. Denudato di armatura e informazioni. Accanto a lui giaceva senza vita in un mare di sangue il compagno di guerra Fukō. Issei era confuso.

Perchè mi hanno risparmiato?

<Dannazione, adesso cosa faccio?>

<Ragazzo ti hanno ucciso eh? Mi spiace, volevi solo salvare la tua famiglia.>

<Ti devo abbandonare, scusami. Devo avvisare il comandante al più presto, riposa in pace.>

Il cavaliere senza armatura si guardò attorno: il campo di battaglia era vuoto. Poi egli si gettò in una pazza corsa verso la montagna, con l’obiettivo di avvisare l’arrivo dei nemici al passaggio segreto.

Mentre correva, il cavaliere sbirciava il terreno dove vide molti cadaveri. C’erano nemici e compagni di battaglia tutti in un unico posto, costretti a morire uno accanto all’altro. Tutti abbandonati dal mondo.

Quando arrivò alla montagna venne investito da un fiume d’aria. Il flusso derivava da un enorme buco nella montagna, dove prima era presente il muschio blu che copriva l’entrata segreta.

Issei rimase immobile con gli occhi spalancati, incredulo del panorama che si trovava davanti a sé.

Dentro al foro nella montagna, la caverna che collegava il regno di Wohlstand al mondo esterno, era piena di cadaveri. I cadaveri dei suoi compagni di battaglia.

Era arrivato troppo tardi. L’attacco a sorpresa del nemico nel passaggio segreto aveva avuto un impatto devastante.

Wohlstand era enorme eppure una gigantesca catena montuosa, tagliava l’est dall’ovest sulla cartina geografica. Questa discrepanza nel mondo divise i continenti come se fossero due mondi separati. Infatti ogni lato aveva la propria cartina geografica con tagliato via il continente opposto.

Issei era preoccupato di vedere al di là della caverna, però non aveva altra scelta. Prese il suo enorme coraggio e si incamminò nella caverna oscura. Il buio dava i brividi all’impavido guerriero. L’odore del sangue, quello di cadaveri e il ronzio di mosche moltiplicavano esponenzialmente la paura che emanava la cupa grotta.

Dopo un quarto d’ora passato a camminare in mezzo ai morti Issei arrivò dall’altra parte della montagna. Il villaggio, prima usato come base operativa militare, era stato completamente raso al suolo. Per fortuna non vi erano civili, essi erano emigrati altrove prima dell’inizio della guerra.

<Il villaggio… Devo muovermi!>

Issei entrò in una casa calciando la porta, quel posto era stato rimpinzato di armamenti. Il cavaliere prese dei vestiti, maglie di ferro e una leggera armatura, ottima per la corsa che dovrà fare per arrivare in città. Cercò una spada ma non ne trovò. Erano state prese tutte le armi. Erano presenti solo armature.

Senza sprecare tempo il grosso cavaliere Issei tornò a correre, non poteva lasciare che i nemici arrivassero in città.

Prima della città di Leistung però c’era ancora un piccolo villaggio da attraversare, esso era tagliato in due da un fiumiciattolo con cui la gente si abbeverava. Quel fiume partiva dalle montagne e passava per tutta Wohlstand.

Spero non abbiano avvelenato il fiume, non gli converrebbe per loro. Per prima cosa se vogliono impossessarsi del regno non possono togliergli l’acqua o sarebbe un luogo privo di vita e quindi inutile e secondo motivo: Mi arrabbierei molto!

Issei attraversò una lunga distesa di grano e iniziò a sentire del metallo battuto.

<Si trovano qua!>

Issei però anche senza spada, non era disarmato. La sua forza era un’arma micidiale.

Corse verso i civili per proteggerli, i nemici però erano troppi. Si piazzò davanti ai civili spalancando le braccia. Davanti a sé c’era un arciere pronto a scoccare una freccia diretta verso di lui. Issei chiuse gli occhi inconsciamente. Poi davanti ai suoi occhi una freccia trapassò la testa del villico che voleva proteggere.

Il sangue schizzò in faccia ad Issei. Egli era abituato alla guerra però quella scena gli fece mancare il respiro. Non era riuscito a proteggere una persona.

Issei smise di soffermarsi su ciò che aveva davanti, si girò attorno e vide il caos che stava succedendo. Urla disperate, guerrieri che venivano scaraventati da tutte le parti, piogge di frecce, massi di pietra che volavano in cielo. Issei si sentì una formica.

Il nemico però stava venendo lentamente sconfitto. I cavalieri reali erano sul posto. Loro erano il meglio del meglio del regno di Wohlstand. Issei tirò un sospiro di sollievo.

Il suo sguardo era quello di ammirazione. Vedere un regno che si muoveva così era qualcosa di spettacolare.

Distratto Issei venne preso alla sprovvista da un nemico che si avvicinò di soppiatto. Issei con una mano lo prese per il collo e lo sollevò da terra per poi gettarlo via come un sacco di patate. Poi si girò verso dei villici per controllare il loro stato.

<Tutto bene?>

Chiese ai civili in preda al panico. Essi però non riuscirono a parlare, non avevano mai visto una guerra svolgersi. Issei quindi non insistette, prese di peso i due villici e li portò via.

Una carrozza corazzata fece segno a Issei di far salire a bordo i civili.

Issei fece come ordinato, portò i villici sulla carrozza e poi si ricompose pronto allo scontro.

Due soldati reali a cavallo lo puntarono. Avevano sguardi seri, quasi disgustati.

<Ti chiami Issei?>

<Sì signore!>

Issei rispose senza esitare mettendosi sugli attenti. I due cavalieri reali si guardarono tra di loro, poi scesero dai loro cavalli. Le bestie erano cavalli bianchi di razza alti e muscolosi: delle veloci montagne su zampe. I cavalieri presero di peso Issei e lo portarono su una carrozza. Un cavaliere lo tenne fermo mentre l’altro gli legò le mani.

<Ehi, che fate?>

I cavalieri non risposero e strinsero il nodo per bene.

Issei era confuso e si domandò il perché di questo trattamento?

Che cosa vogliono da me?

Però non si azzardò a parlare. I soldati reali non gli avrebbero risposto comunque.

Successe tutto così in fretta. Issei ripensò a quando arrivò al villaggio, pronto a difenderlo con la vita. Invece venne portato via con la forza, per una motivazione ancora sconosciuta.

La carrozza si diresse verso la città di Leistung.

Il viaggio fu lungo e movimentato. Per fortuna Issei aveva lo stomaco forte.

Dopo aver passato decine di boschi e pianure arrivarono a Leistung. La vitalità di quel luogo fece gioire Issei, inconsapevole di ciò che stava per succedergli.

Infine arrivarono al castello. Con un sonoro stridore metallico, il gigantesco portone scese tramite un semplice meccanismo di catene e pulegge. La carrozza passò sul portone ed entrò nel giardino del castello.

Esso era tenuto in perfetto stato da molteplici giardinieri esperti. Un addestratore, stava mettendo in riga dei cani di razza e molte altre persone stavano facendo diligentemente il loro lavoro. C’era molto movimento, l’intero castello era in moto.

Issei fu accompagnato come un prigioniero fino alla sala del trono, dove sedeva il re di Wohlstand.

<Mio re, ho portato il traditore.>

Issei si voltò verso il cavaliere che aveva parlato.

Io un traditore? Hanno preso la persona sbagliata. Il traditore…

Issei sapeva tutto, ma davanti al re non c’era molto da fare. Le armature ai lati della stanza sembravano puntare verso di lui. Si sentiva messo all’angolo.

<Posso dire una cosa…>

<Non fiatare traditore.>

Il cavaliere lo ammutolì immediatamente. Issei sapeva che davanti al re non aveva la possibilità di parlare, però ci provò comunque, anche se con pessimi risultati.

<Portatelo in sala consultazioni e fate venire i saggi.>

Ordinò il giovane re. Egli dettava legge, Issei non poteva fare niente in quel momento.
In quel momento lui era un traditore agli occhi altrui.

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