Il terreno trema al passaggio dei cavalieri. Le armature pesanti lasciano enormi solchi nel terreno bagnato. In alto il sole nascosto tra le nuvole chiude gli occhi alla guerra in arrivo. Il cielo grigio mette in chiaro l’umore.
In lontananza si vede una boscaglia. In agguato nascosti si trovano dei cavalieri nemici, pronti a partire all’attacco.
In alto sventolano gli stendardi colorati con la bandiera del regno di Wohlstand. Un maiale dorato ricamato su uno stendardo di stoffa rossa, sorretto da bastoni di legno con punte dorate alle estremità.
Un chiassoso gruppo musicale ispira i cavalieri, che corrono all’impazzata verso l’orizzonte.
Con un suono profondo di tromba, i guerrieri nemici nascosti tra gli alberi segnalano la loro ascesa. Ogni passo schizza fango, ogni urlo si disperde nell’aria, ogni soldato un insignificante puntino sul campo di battaglia.
Tra tutti questi punti, uno spicca tra tutti. Alto e imponente, con armatura scintillante e decorata. Con sguardo serio, Issei, uno dei più rinomati cavalieri del regno di Wohlstand, danza tra i nemici maneggiando la gigantesca lama con una naturalezza inquietante.
Ogni suo scontro sembra uscito da un teatro.
Con lo scudo parava il nemico dietro mentre con la spada si faceva largo tra i nemici. Dopo aver parato l’ennesima spada puntata verso la parte scoperta dell’armatura, Issei, con un colpo secco, disarmò l’avversario.
Lo sguardo vuoto del cavaliere avversario, consapevole di aver perso il duello, si fece pieno di paure. Egli non poté fare altro che subire la spada di Issei. Una spada pesante, lunga e affilata, forgiata dai maestri forgiatori del regno dei nani a sud est.
Cadavere dopo cadavere, Issei continuava ad avanzare. La sua armatura era ormai coperta di fango e sangue, ma il suo respiro era ancora regolare.
<Hohoho!>
Lo sguardo serio lasciò spazio a grasse risate. Non stava sottovalutando il nemico, era semplicemente un guerriero degno di nota.
Issei stava aspettando questo giorno da un mese, non vedeva l’ora di poter sfoggiare la sua forza sul campo di battaglia. Aveva perfezionato la sua tecnica nell’attesa della guerra, la sua forza gli faceva spostare la spada in cielo con facilità, ogni movimento gli veniva naturale.
Ormai il cavaliere Issei aveva avanzato molto sul campo di battaglia, tanto da non sentire più le trombette e i suoi compagni.
Poi un colpo da dietro lo prese di sorpresa, senza accorgersene era circondato da uomini armati da tutti i lati.
Smise di ridere, la situazione si era fatta seria, e lui sapeva quando doveva essere serio e quando poteva rilassarsi.
Riposizionò la spada davanti a sé, pronto ad attaccare e sfoggiare ogni sua tecnica. Si gettò con un urlo contro il primo nemico che si trovò davanti. Lo disarmò con facilità, nel mentre con un colpo di scudo fece cadere al suolo un altro guerriero che gli era accanto.
Gli occhi di Issei schizzarono a destra e sinistra, pronto a qualunque attacco.
I nemici però erano troppi. Subì innumerevoli colpi alla schiena, che egli non riuscì a parare.
La sua resistenza, per quanto fosse incredibile, stava finendo. Issei non sapeva su chi concentrarsi, non riusciva più a muovere la spada. I nemici avevano rinchiuso Issei in una gabbia umana.
Impotente Issei cercò di proteggere ogni parte debole dell’armatura.
Uno dei nemici alzò in cielo la spada. Però, invece di dargli un colpo mortale, il nemico decise di stordire Issei.
<Ugh!>
Issei perse i sensi e venne portato via.
Al suo risveglio si ritrovò in una capanna di legno mezza rotta, stava persino piovendo all’interno dell’abitazione. I nemici lo avevano legato ad una sedia con spesse corde con cui normalmente si legherebbe una barca al molo. Accanto a lui era seduto un suo compagno di guerra, più piccolo di Issei, in altezza ed età.
Poi un guerriero grande quanto Issei si avvicinò, in mano portava un cristallo magico. Dopo averlo appoggiato sul tavolo davanti a loro, rimase immobile a fissarlo. Issei era confuso: non aveva molta dimestichezza con quei congegni magici.
<Iniziamo dal bestione…>
Il guerriero tirò fuori la sua spada e la appoggiò alla seduta della sedia. Avvicinò la lama alla gola di Issei. La pelle spessa del guerriero non fece la minima piega: poiché la lama di una spada non è molto affilata.
<Vediamo un po’, come si faceva? Ah giusto. Dicci tutto quello che sai o morirai!>
Il cavaliere era alle strette, non aveva modo di evitare di tagliarsi muovendosi. Issei non sapeva cosa fare. Si controllò attorno, il suo commilitone lo guardava terrorizzato.
Il guerriero nemico si voltò e fece spazio ad un altro uomo armato. Egli era vecchio e minuto di corporatura, con il coltello alla mano e delle espressioni da pazzo.
Issei venne torturato duramente: gli staccarono le unghie delle mani, gli spezzarono qualche dito, lo fecero quasi annegare più volte senza lasciarlo morire, gli calciarono i testicoli e rischiò di perdere un occhio. Eppure lui rimase zitto.
<Fate attenzione a non ucciderlo, barbari schifosi.>
Disse una voce nell’angolo della stanza, roca e confusa.
Infine il guerriero alto spostò di peso il vecchio sgangherato e si rivolse verso il compagno di battaglia di Issei. Egli si chiamava Fukō ed era sul punto di piangere. Aveva sempre pensato che l’addestramento fosse troppo duro e che molte cose che gli venivano dette erano tutte menzogne, però adesso stava vivendo il suo peggior incubo. Era troppo giovane, infatti era la sua prima volta sul campo di battaglia. Era molto probabile che rivelasse il segreto in un batter d’occhio.
Il nemico a vedere il giovane spaventato rise fino a farsi cadere una lacrima.
<Hahaha, sei così patetico hahaha. Tu sei molto piccolo, magari canti meglio del tuo amico qua di fianco?>
Il giovane stava cercando di liberarsi ma non gli era possibile. Il nemico fissò il ragazzo negli occhi. Il giovane era completamente terrorizzato. Il nemico rise.
Anche il giovane venne torturato brutalmente. Egli però non parlò, non perché gli era stato detto in campo di addestramento, ma perché era troppo terrorizzato per parlare.
Con passi lenti, un uomo con lunga barba bianca e una vestaglia lunga e anch’essa bianca si avvicinò al tavolo. Un mago. Il vecchio mago Zouken, non era molto famoso, ma era molto abile.
Con una strofinata, la sfera di cristallo iniziò ad illuminarsi. Al suo interno c’era rappresentata la famiglia del giovane: sua madre, i suoi due fratelli e anche la sua fidanzata.
<No! Non toccate la mamma!>
Fukō si dimenò sulla sedia. Con un grido di battaglia cercò di spezzare le corde, ma era tutto inutile. Una scena patetica, pure Issei distolse lo sguardo.
Poi il guerriero nemico prese in mano il cristallo magico e lo avvicinò alla sua faccia. Le mani unte e sporche emanavano una puzza tremenda, e Fukō non era abituato a quell’odore. Quello della guerra.
Sul cristallo si vedeva la madre di Fukō che piangeva mentre teneva tra le braccia i figli che anch’essi piangevano disperati.
<Dicci immediatamente come avete fatto ad arrivare fino a qua! ALTRIMENTI AMMAZZO LA TUA FAMIGLIA!>
L’aumentare del tono di voce del guerriero fece piangere nuovamente il gracile cavaliere. Gli schizzi di saliva addosso facevano ribollire il sangue a Issei che si trovava lì accanto.
Fukō cercò di tornare calmo.
<Non… Non… Non vi dirò niente!>
Fukō non riuscendo ad essere sincero con se stesso si lasciò prendere dai sentimenti. Il guerriero sentendolo, si mise a ridere.
<Non non non, hahaha. Mi fai pena.>
Il giovane abbassò lo sguardo, era arrabbiato, non con i nemici ma con se stesso. Era debole sia di fisicità che di mente.
<Vicino alla… No, non posso!>
Fukō strinse i denti, stava per spifferare il segreto più importante del regno di Wohlstand. Un segreto che avrebbe deciso le sorti della guerra.
<così non andremo da nessuna parte. AVANTI PARLA!>
il guerriero nemico tirò un pungo con tutta la forza in faccia al ragazzo. Egli si dimenò urlando di dolore. Il naso iniziò a sanguinare, sembrava essersi persino storto.
<Tu sei bravo a sopportare le torture eh? Interessante>
Il guerriero inclinò leggermente il cristallo, improvvisamente si intravide una lama avvicinarsi alla famiglia di Fukō.
<Loro però no.>
Gli occhi del giovane si spalancarono, quasi uscendo fuori dalle orbite. Digrignò i denti. Le vene gli pulsavano quasi a voler uscire fuori. Era impotente. Si dimenò nuovamente.
<Bastardi!>
Il guerriero nemico sorrise. Il suo piano stava funzionando, l’attacco indiretto a Fukō risultò più efficace di quanto poteva immaginare.
Fukō vide nella sfera sua madre ricevere svariati calci e pugni. Poi vide un soldato puntare la lama ai suoi fratelli.
<I miei fratelli…>
Il debole cavaliere pianse affranto. tra tutte le torture, quella era la peggiore che poteva ricevere. Non poté resistere di più.
<Vicino al muschio…>
Il guerriero nemico rise.
<Adesso parli?>
Fukō chiudendo gli occhi come per fuggire rivelò il segreto.
<Ai piedi della montagna vicino al muschio blu si trova un passaggio segreto!>
Issei spalancò gli occhi. Non poteva credere alle sue orecchie. Il suo compagno di battaglia aveva appena rivelato il segreto della montagna.
<Ora lasciate andare la mia famiglia!>
Con uno schiocco di dita il guerriero ordinò al mago Zouken di portar via la sfera di cristallo. Poi il respiro di Issei divenne sempre più affannoso. Infine svenne. Il mago, nel riprendersi il cristallo, lanciò una magia di sonnolenza di alto livello a Issei.
