Arrivati nel deserto il cielo pian piano si schiarì. L’aria si era fatta pesante. Ogni passo affondava nella sabbia e il sole sembrava voler schiacciare il mondo sotto il suo peso.
Avevo affrontato una foresta senza gravità, una palude di uomini bestia, un mare di colpe, montagne luminose. Qualche giorno nel deserto non sarà la fine del mondo.
Però arrivò… Avevo sete. Ma l’acqua era finita il giorno prima. Poi arrivò la fame, ma l’ultima pagnotta serviva all’androide per mostrarmi la sua casa. Io potevo farne a meno per ancora un po’ di tempo.
Mi fermai, l’androide si girò di scatto verso di me. Lo fissavo negli occhi. Ero stanco. Una piccola oasi era nelle vicinanze, ma l’androide sembrava ignorarla. Mi avvicinai ma dopo qualche passo sparì.
Un’allucinazione?
Continuammo a camminare, le ventate d’aria calda erano come proiettili sulla pelle. Poi persi le forze di camminare, non riuscivo a muovermi. Vidi il cielo, poi sentii un tonfo.
L’androide iniziò a scavare una buca per poi mettermi dentro. Si era stancato di me, del mio corpo umano. Mi addormentai.
Quando mi svegliai il sole era ancora alto in cielo, non si era minimamente mosso.
Sentivo il mio stomaco ripiegarsi. La terra fresca appena scavata mi diede un leggero sollievo.
Proseguimmo il cammino, mi aggrappai alla spalla dell’androide. Sentivo la gola secca che mi grattava come se avessi dentro degli insetti che camminano.
Vidi un villaggio, allora con le poche forze rimaste esultai.
-Un villaggio!
Cof cof. Tossii. Il mio corpo si stava contorcendo. Mi allontanai dall’androide e andai verso il villaggio. Finalmente eravamo arrivati alla sua casa.
Ma lui mi tirò indietro.
Tirai un calcio. Ero diventato più aggressivo.
-Che fai. Lasciami andare.
cof cof. La tosse stava peggiorando.
Quando mi girai per guardare nuovamente il villaggio vidi uno strapiombo.
Un’altra allucinazione?
Il viaggio continuò. Non riuscivo a guardare in faccia l’androide, non mi ero scusato e ormai era passato troppo tempo per scusarsi.
Da lontano vidi qualcosa di bianco. È un’altra allucinazione? Mi chiesi. Poi però quando arrivammo vicini riuscii a palpare la struttura. Era vera.
L’androide stava sorridendo, però sembrava forzato. Come se qualcosa non fosse apposto. Controllai la borraccia di acqua vuota. Il mio corpo mi stava abbandonando. Caddi.
Quando mi svegliai ero al fresco, dentro il laboratorio. Era molto buio, con qualche spiraglio di luce visibile dalle porte metalliche accartocciate. Che cosa sarà mai successo in questo laboratorio. Chissà quanto è vecchio questo posto.
L’androide stava rovistando tra varie scatole, trovò delle luci e se le attaccò alle braccia. Esse illuminarono la stanza, ampia e polverosa. Poi tornò a rovistare tra altre scatole, si aprì la gola e vidi scintille schizzare.
Mi mancava il fiato. La mia vista si faceva sempre più sfocata.
-Amico!
Una voce squillante che non avevo mai sentito mi stava chiamando. Allucinazione? Mi voltai e vidi l’androide con uno strano oggetto attaccato alla gola. Da quell’oggetto stava parlando.
-Finalmente posso parlare.
-Mi spiace averti fatto arrivare fin qui.
-Il mio creatore non c’è più.
-Non c’è più nessuno.
Lui abbassò la testa.
-E adesso sto per perdere pure te.
Volevo parlare ma la voce mi mancava. Non riuscivo nemmeno a muovermi. Ogni movimento mi costava ogni centesimo della mia forza.
-Che viaggio assurdo…
cof cof. L’androide venne in mio soccorso, mi tenne tra le sue braccia. Il suo corpo metallico stando al sole era diventato ustionante.
-Ahia! Scotta!
L’androide mi mise su una sedia e si inginocchiò davanti a me con le lacrime agli occhi.
-Sai…
Sospirai lentamente.
-Ho finalmente capito
L’androide però mi interruppe.
-Non sforzarti, troverò qualcosa da darti.
-Magari c’è ancora qualche scorta nel magazzino.
Corse da una parte all’altra della stanza, per poi tornare a mani vuote.
Poi uscì fuori dal laboratorio di corsa, ma tornò dentro subito dopo.
-Non ci sono provviste e fuori non ci sono piante da cui estrarre acqua. Scusami!
Io sorrisi anche se stavo soffrendo.
-Ho finalmente capito che cos’è il mondo.
Lui si avvicinò a me. Lo accarezzai spostandogli i capelli. Lui mi fissò dritto negli occhi piangendo.
-I tuoi occhi…
-Sono stupendi.
Presi aria nei polmoni e continuai.
-Se tu sei un’anomalia, sei la più bella che esiste.
Poi mi ricordai di una domanda che mi feci tempo prima. E ci trovai una risposta.
-L’ho capito sai…
-Cos’è il mondo…
cof cof. La vista mi era sparita, però continuai.
-Per me…
-Tu sei il mondo.
-Tu sei il mio mondo!
cof cof. Il suo pianto fece piangere anche me, ma non riuscivo a produrre lacrime. Il mio respiro si faceva sempre più rarefatto. Poco alla volta stavo perdendo conoscenza.
-Hai un nome?
-Io mi chiamo Issei.
L’androide spalancò gli occhi.
-Shamrock.
Il suo nome era bizzarro. L’opposto del suo tenero aspetto. Iniziai una risata che finì in tosse. Lo guardai con gli occhi socchiusi sorridendo.
-Ti voglio bene Shamrock.
