Capitolo 03 (Una pagnotta di pane per un androide)

Poco alla volta l’androide disegnò qualcosa sul terreno, aveva una forma familiare. Ma certo del pane! Stava morendo di fame.

Cercai una panetteria o qualcosa di simile, ma sfortunatamente non avevo soldi.

      -Per favore mi serve una pagnotta, il mio amico sta morendo!

      -Non posso farci niente.

Provai ad insistere, ma il panettiere uomo lucertola, che era indaffarato, mi sbatté fuori dal negozio. Tornai indietro con le tasche vuote. Non riuscivo a guardare in faccia l’androide. Non sono riuscito a salvarlo, e ora giaceva immobile, senza vita. Una lacrima mi scese seguita da un altra. Non sapevo che fare, mi trovavo in un posto a me estraneo tutto solo.

In quel momento un carro a tutta velocità se ne stava andando da solo. Stavo per essere colpito in pieno, ma l’androide tremante mi spostò di peso e si mise con le braccia aperte per fermare il carretto pieno di pane. L’impatto fece schizzare via un pezzo di metallo dal suo corpo, ma lui non mollò… dopo qualche metro il carretto si fermò.

      -Grazie al cielo qualcuno ha salvato il mio pane!

L’androide cadde a terra nuovamente privo di vita.

      -Ragazzino, è lui il tuo amico che ha bisogno di cibo?

      -S-sì. Mi serve aiuto, sta morendo!

Ero pieno di lacrime mentre tenevo tra le braccia il corpo sofferente del mio amico. Il panettiere si avvicinò lentamente al carretto e prese una pagnotta.

      -Tieni, te ne regalo qualcuna per aver salvato il pane e il carretto.

Presi una pagnotta e mi chinai verso l’androide. La luce rossa si affievoliva sempre di più. Aprii lo sportello sulla sua pancia e misi il pane dentro. Le mani mi tremavano. Mi inginocchiai accanto a lui, con il cuore in gola. Non potevo perderlo. Poi, all’improvviso, quel tocco freddo sulle mie spalle, lui si alzò di scatto e mi abbracciò. Mi stava stringendo con forza, ma non mi dispiaceva. Anzi, mi sentivo meglio a sapere che stava bene.

      -Se fossi in te starei attento a quell’androide.

      -Perchè?

      -Perché è colpa loro se il mondo è finito così.

Guardai l’androide che a sua volta si voltò verso di me.

      -Lui non farebbe mai una cosa del genere. 

      -Anche mio nonno diceva la stessa cosa.

      -Conosci la storia della grande crepa?

Scossi la testa.

      -Nessuno lo sa davvero. Ogni popolo racconta una storia diversa. Venite nella mia panetteria vi spiego cosa so.

Appena arrivati il panettiere sistemò il carretto ed entrò, si mise su una sedia e si schiarì la voce.

      -Alcuni dicono che gli androidi abbiano cercato di collegare i mondi.

      -Altri dicono che stessero cercando qualcosa che avevano perso.

      -Qualunque sia la verità, dopo quel giorno la terra si spezzò.

Rimasi in silenzio ad ascoltare.

      -Mio nonno diceva che una volta qui c’erano solo umani. Poi arrivarono gli androidi. Più intelligenti, più forti. E quando qualcuno diventa troppo potente, prima o poi combina un disastro.

Il panettiere si fermò per un momento a guardarmi negli occhi.

      -Ragazzino, tu non sei mai andato al di fuori del tuo villaggio vero?

      -Sì, mi hanno sempre detto che era vietato e che non avrei trovato nulla.

      -Gli androidi avevano collegato questo mondo con altri, ma come puoi ben vedere non è andato secondo i loro piani.

      -E che fine hanno fatto gli androidi adesso?

      -Dicono che ci fu una grande guerra in cui le specie estranee come noi vinsero. Anche se ancora qualche androide si aggira tra le anomalie.

      -Però lui è gentile, mi ha aiutato, non è cattivo come dici tu.

      -Dicono che quelli rimasti non siano più gli stessi.

      -Come sarebbe?

      -Che qualcuno gli abbia messo le mani nella testa.

      -Tolto qualcosa. Cambiato qualcosa.

      -Nessuno lo sa davvero.

L’androide si toccò inconsciamente la testa, smuovendo i suoi capelli rosa.

      -Quindi c’è una possibilità che in passato anche lui fosse una cattiva persona?

      -Questo non lo posso sapere, se mi dici che ti ha protetto penso che non serve pensare a come era una volta. Anche se da queste parti non sono ben visti.

L’androide abbassò la testa come se fosse in colpa, ma lui di colpe non ne aveva. Lo consolai accarezzandogli la testa.

      -Dunque, mi sembrate di passaggio, dove siete diretti?

In quel momento l’androide scattò in piedi, uscì dal negozio e iniziò a scrivere per terra. Disegnò nuovamente una casa, ma questa volta, intorno, tracciò onde increspate, profonde, quasi minacciose.

      -Quindi siete diretti verso il mare delle anime huh?

      -Da quel che mi hai detto prima, voi non avete soldi giusto?

      -Si dà il caso che un mio amico mi deve un favore.

L’uomo lucertola ci fece rimanere nel suo negozio per tutto il giorno. Per tutto il giorno trasportammo sacchi di farina e pulimmo il negozio. L’androide lavorava senza fermarsi un secondo. Io invece ero fiacco dopo poche ore.

Come ricompensa il giorno dopo ci portò al porto. Il panettiere parlò con un anziano uomo con la testa di lama che dopo un po’ si diresse verso una barca.

      -Salite prima che cambi idea.

Presi spontaneamente per mano l’androide e arrivammo davanti al peschereccio. Era tutto sporco e puzzava tremendamente di pesce. L’androide mi lasciò la mano e fece qualche passo indietro. Stava tremando, stringendosi le braccia al petto e aveva la bocca semiaperta in un respiro affannoso.

      -Hai paura del mare?

L’androide annuì lentamente. Mi avvicinai a lui e con calma salimmo sull’imbarcazione. una volta saliti, la sua mano rimase attaccata alla mia e io gli accarezzai la testa come per consolarlo. Il capitano annunciò lo sbarco e con un bastone fece partire il peschereccio verso il mare.

Mi è capitato di vedere il mare da piccolo però non ero mai salito su una barca, non avevo paura, ero molto curioso.

Il panettiere lucertola ci salutò sorridendo, lui oltre ad averci trovato un modo per oltrepassare il mare, ci diede anche molte pagnotte, della frutta e dell’acqua per il viaggio.

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