Non sapevo che fare. Mi aveva abbandonato? L’hanno rapita?
La cercai, senza allontanarmi troppo dall’albero in cui mi aveva lasciato. Ma non la trovai da nessuna parte, nemmeno una traccia.
Solo una distesa di alberi mai visti: alcuni pulsavano, altri marcivano rapidamente, e tutti sembravano fissarmi.
-Ehi ragazzino, è pericoloso stare qua!
Una voce di un adulto, seria e composta, alle mie spalle mi stava mettendo in guardia.
-Scusa, sto cercando una perso—
Mi voltai e vidi un uomo con la testa da coccodrillo. Caddi all’indietro spaventato. Il mostro con le braccia incrociate rimase a guardarmi. Non riuscivo più a parlare, la paura mi aveva completamente pietrificato.
-Non ti faccio niente, stai tranquillo. Sono solo di guardia, ieri abbiamo trovato un androide da queste parti.
-Un androide? L’avete trovata!
-Ti ha fatto qualcosa quella lattina vuota?
-No, è una mia amica! sai dove si trova adesso?
-Forse è già stato venduto.
Venduto? Hanno veramente venduto una persona?! Che crudeltà!
Chiesi nuovamente dove fosse l’androide ma l’uomo coccodrillo continuò a divagare, senza mai dare una risposta. Allora me ne andai. Per quanto non volesse farmi del male, emanava un’aura malvagia.
Seguii la stessa direzione di ieri, quella che avevo percorso insieme all’androide.
Finalmente la foresta finì e mi ritrovai davanti un villaggio dentro una palude. Sentii suoni metallici e varie lamentele. Mi stavo preoccupando troppo per una persona che a malapena conoscevo. A casa non c’era nessuno che mi aspettasse, nessuno che mi volesse davvero. L’androide invece mi diede del pane e mi curò senza sapere chi fossi.
Mi addentrai nel villaggio: era pieno di persone con teste di animali. Tremavo di paura, tutti mi fissavano male proprio perché ero estraneo a quel villaggio, allora tirai su il cappuccio e cercai di farmi notare il meno possibile.
Arrivato in una piazza, vidi l’androide dentro una gabbia di ferro, aveva catene a tenerla ferma, ed era in ginocchio in un angolino della gabbia con la testa tra le gambe. Anche se non emetteva suoni né mostrava movimenti, ero sicuro che stesse piangendo.
-Fermi!
Riuscii a trovare il coraggio per parlare, ma successivamente, gli sguardi della gente mi resero incapace di continuare.
-Che c’è ragazzino? Pensi di avere i soldi per comprarla?
-Ecco… Non potete venderla! Perché è una mia amica!
Mi ero espresso con sincerità e serietà, eppure tutti iniziarono a ridere.
-Tu e un androide amici? Non farmi ridere grazie.
In quel momento portarono la gabbia in cima ad una scalinata e iniziò la vendita.
-Offro 25!
-Io 40!
-Alzo a 60!
-Offro 65!
-80!
-Venduto!
La mia amica era stata appena venduta davanti ai miei occhi. Ero impotente, potevo solo osservare lo sguardo fiero dell’acquirente che scambiava delle monete con il venditore.
-Visto ragazzino, basta avere i soldi e si risolve tutto!
Rimasi solo e immobile mentre la folla di gente si dissolveva. Camminai senza direzione, triste e fissando il terreno. Vidi il carro con la gabbia allontanarsi sempre di più. Non potevo restare a guardare. Senza pensarci, iniziai a seguirli. Per fortuna si muoveva lentamente, così potevo stare a distanza e seguirla senza dare troppi sospetti.
Vedevo l’uomo con la testa da gallo che aveva comprato la mia amica che la maltrattava. Per lui, era solo un nuovo giocattolo da sperimentare.
Dopo un po’ la carrozza si fermò a scaricare la gabbia. Quella era la casa del mio nemico!
Aspettai il momento giusto ed entrai nella sua casa senza farmi vedere. L’interno aveva qualcosa di familiare con quello che conoscevo al mio villaggio. Mi nascosi dentro ad un armadio e osservai l’uomo che teneva il polso dell’androide e la spintonava dentro casa.
-Cos’hai stupido androide? Non sai più camminare?!
L’androide si muoveva a scatti e tremava, forse era paura, ma qualcosa non quadrava. Appena l’uomo la mollò, lei cadde per terra come se tutte le forze che aveva ieri fossero sparite. Il giorno prima era riuscita a mettere KO un gatto enorme e adesso stava collassando a terra.
Appena l’uomo se ne andò in un altra stanza, ne approfittai per uscire dall’armadio. Lei fu sorpresa di vedermi, però iniziò a gesticolare qualcosa. L’uomo era già di ritorno.
-Che cosa ci fai tu qui? Vuoi morire?!
-No io… Ecco…
Girai la testa, guardando prima l’androide e poi l’uomo gallo. Non sapevo cosa dire, la vendita di persone era inaccettabile, ma qui poteva essere all’ordine del giorno. No! Anche se qua fosse una cosa normale, non si può vendere le persone come se fossero oggetti!
-Androide attacca!
L’uomo ordinò di attaccare, e lei si alzò in piedi. Il gallo rideva ma poi l’androide corse verso l’uomo per dargli un pugno in pancia. Quel pugno però sembrava privo di forza, infatti l’uomo non si mosse di un millimetro.
-Tutto qua quello che sai fare? Per essere un androide maschio sei piuttosto debole. Sei proprio inutile, vattene via! Mi sono preso un androide difettoso, dannazione!
Detta quella frase, ne approfittai per prendere per mano l’androide e scappare via.
Una volta scappati ci fermammo per prendere fiato.
Le parole dell’uomo con la testa di gallo mi colpirono: “Androide maschio”.
-Tu sei un maschio?
La frase mi uscì per sbaglio dalla bocca, l’androide abbassò lo sguardo e iniziò a girarsi i pollici e poi annuì lentamente. Era molto imbarazzante, ho pensato per tutto questo tempo che fosse una ragazza e invece non lo era.
I movimenti dell’androide divennero sempre più traballanti, poi come se si fosse ricordato qualcosa cadde per terra. Potevo scorgere l’immagine del suo occhio che andava e veniva. Con un dito cercò di disegnare qualcosa, poi smise di muoversi.
Che cosa gli è successo?! Non può essere… Non voglio crederci.
